Se avrete la possibilità di pubblicare con un editore, farete bene a ricordare alcune cose che un editore è. Meglio, che un editore non è. Sono suggerimenti nati da un’esperienza non del tutto insignificante. Se volete, ascoltateli.
1 – Un editore non è un amico. È innanzitutto qualcuno che ha deciso di pubblicare ciò che scrivete. Può darsi che vi sia la possibilità che al contratto editoriale si aggiunga un’amicizia, ma proviamo a ragionare in senso contrario: vi mettereste in affari con un vostro amico di vecchia data? Personalmente no, il rischio di rovinare tutto sarebbe troppo alto e il primo fattore di rischio è dato dalla fiducia che si ripone naturalmente negli amici. Ma si sa, in ambito lavorativo è decisamente meglio usare altri parametri.
2 – Un editore non è un benefattore. Non pubblica il vostro libro perché vi fa un piacere, ma solo perché crede di averne un tornaconto, o culturale o economico (ma soprattutto il secondo). Il che vuol dire che voi siete tenuti a fare al meglio il vostro lavoro, anche di promozione, se fosse necessario (ma non sempre lo è), ma vuol dire anche che non è tenuto a pubblicare il libro di nessuno.
3 – Un editore non è il vostro capo. Solo perché avete firmato un contratto, non vuol dire che il vostro editore possa dettar legge sulle vostre scelte o vi si possa imporre in altro modo che non sia quello previsto dalle clausole del contratto. Rimanete e continuerete a rimanere padroni della vostra libertà. Certo, la libertà dipende poi dai propri obiettivi, e se perciò uno scrittore ritiene che la propria libertà vada a scapito del buon rapporto con l’editore e che questo sia motivo più che sufficiente per renderlo uno dei vostri capi… beh, forse è il caso di domandarsi perché si scrive. Non riesco a concepire la scrittura come assenza di libertà, in alcun modo! La scrittura è innanzitutto libertà.
4 – Un editore non è Dio sceso in terra. È facile che un giovane scrittore (giovane nel senso che è alla sua prima pubblicazione) prenda per oro colato tutto ciò che arriva dall’editore sotto forma di consigli, sia letterari che esperienziali. Mi permetto di dire che anche gli editori sono nati in una certa data (solitamente successiva a quella della creazione del mondo e dell’editoria) e che non accumulano esperienza per osmosi dalle altre persone con le quali sono entrate in contatto, fossero anche eccellenti personalità del mondo editoriale internazionale. Un editore ha dei limiti e si dà il caso che lo scrittore che pubblica con lui possa superarli, situazione che lascia presagire che – a un certo momento della propria carriera – quello scrittore possa decidere di non pubblicare più con lo stesso editore ma di cercare qualcosa di più adatto alla propria produzione. Una delle conseguenze (per me molto significativa) di questo punto, è che la propria produzione letteraria ha un percorso tutto suo, che è fatto sì anche dalla pubblicazione, ma che non è strettamente dipendente da questa. Qui però ripieghiamo sul punto 3 relativo alla libertà, perciò rileggetevelo, se volete.

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