Ecco cosa diceva Gustav Mahler circa il concetto di banalità. Mahler è il compositore più grande del Novecento, erede del sinfonismo beethoveniano, ma in vita (e anche dopo) molto osteggiato e criticato per aver “osato” unire la banalità del mondo contemporaneo alla musica più sublime che si possa concepire (suo il famoso adagietto della Quinta Sinfonia utilizzato da Visconti in “Morte a Venezia“).
Mahler ammise poi di non avere il senso di ciò che i musicisti chiamano “banale”. “Che cos’è banale?”, domandava, senza attendere una risposta. “Si deve solo scrivere senza preoccupazioni, come uno sente”.
E se lo diceva lui… (trasportiamo il concetto alla letteratura, e ci rendiamo conto di quanto poco valgano le critiche mosse alla scrittura di Stephen King per quasi tutta la sua vita, e solo oggi avvicinato come uno dei più grandi scrittori degli ultimi decenni. In fondo è stato più fortunato di Mahler, che in vita diceva: “Il mio tempo verrà”)
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