Quale reazione di fronte all’orrore?

Brandende_Grote_MarktNon sono bravo a fare riflessioni di tipo sociologico, soprattutto quando si è ancora nel pieno dell’orrore. Gli attentati di oggi a Bruxelles ci richiamano ancora una volta ad avere reazioni mature, adulte, equilibrate. Ci chiedono di capire cosa non funziona nei nostri meccanismi occidentali. Ci interrogano su ciò che vogliamo mettere in campo della nostra umanità, ammesso e non concesso che sia ovvio che si debba rispondere con l’utilizzo dell’umanità che siamo stati in grado di sviluppare (con alti e bassi) in questi ultimi 2500 anni, noi Europei.

Sono uno scrittore, perciò l’unica reazione che mi viene, spontanea, è quella di una lettura dei fatti, o – meglio – dell’orrore stesso. E non voglio fare una lettura da intellettualoide, ma segnalarvi l’unico paragone che, in quanto narratore, mi viene spontaneo.

Zombie. Per l’Europa e il mondo occidentale (ma in realtà – e, forse, soprattutto – nel mondo musulmano) si aggirano degli zombie. Si nutrono di morte, gli zombie, e non rispondono se non a un istinto, che parrebbe semplicemente quello della fame, ma che in realtà è ben più “raffinato”: fame di ciò che è vitale. Gli zombie non si mangiano tra di loro; mangiano i viventi. E qual è l’unico modo per bloccare gli zombie?

Ecco, di fronte a questo crescendo di attentati, una simile lettura narrativa è l’unica che mi è venuta alla mente e al cuore. Poi, ci sarà tempo per fare altre riflessioni.

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