Il campo del vasaio, di A. Camilleri (2008)

ilcampodelvasaioSono divenuto un appassionato di Camilleri da quando vidi per la prima volta la trasposizione televisiva del suo Montalbano. Zingaretti ha le phisique du rôle per interpretare e sostenere al meglio la parte, la simpatia necessaria a renderne le caratteristiche e la capacità di cadenzare bene i suoi tempi, sebbene sia piuttosto diverso da come lo si immagina leggendo direttamente i romanzi e nelle ultime puntate si sia fatto piuttosto stanco.

Il campo del vasaio, pubblicato nel 2008, è uno dei capitoli più divertenti letti finora. Camilleri doveva essere di buzzo buono, come si dice, quando si è seduto al suo tavolo di quella piccola stanzetta in cui scrive, perché soprattutto per le prime cento pagine ho riso di gusto. Il modo in cui è capace di congegnare le scene e i differenti caratteri fino a suscitare la risata (di personaggi conosciuti e personaggi nuovi) è preciso e a colpo sicuro. Le svariate incapacità di Catarella, la simpatica antipatia di Pasquano, la stupida ossequiosità del Dottor Lattes (per il quale anche noi ringraziamo la Madonna), l’impossibile servitù domestica – sempre straniera – di Ingrid, le sfigate situazioni nelle quali Montalbano viene sempre tirato, le incazzature di Mimì Augello (e la sua grande umanità) sono le parti più belle di un romanzo che – ancora una volta, com’è sempre più nell’abitudine di Camilleri – conferma le capacità dell’autore di utilizzare anche il linguaggio simbolico e di giocare con rimandi multipli.

Come quello del campo del vasaio, per esempio, ‘u critaru, rimando al campo in cui Giuda si impiccò. Come la lettura di Montalbano durante la malattia, che è proprio un romanzo di un certo Camilleri, inserendosi nel novero di quegli autori che si autoriferiscono ma che possono farlo perché non sono come tutti gli altri.

Ma quel che è più bello su tutto, in questo romanzo, è il modo in cui Montalbano inizia a metabolizzare e accettare il corpo che invecchia, le necessità che cambiano, il riconoscimento di ciò che di bello ha e da cui è spesso fuggito. Ora che si avvicina ai sessanta, la sua prospettiva cambia, com’è giusto che sia. E ne viene fuori uno dei romanzi più belli della serie.


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