Tratti del personaggio

Come caratterizzare a fondo un personaggio? Solo con la descrizione fisica o psicologica? No, anzi! Spesso un simile approccio è da evitare.

La descrizione potrebbe essere l’ultima delle cose, la meno presente, in un buon romanzo, soprattutto in un buon racconto, che essendo breve deve utilizzare al meglio i suoi strumenti. Più importanti sono linguaggio e azioni.

Si veda per l’esempio The Shining di Stephen King. Il cuoco Dick Halloran viene descritto fisicamente in non più di tre righe. Tuttavia, si tratta di un personaggio che si staglia nell’intero romanzo grazie a due fattori fondamentali per ogni narrazione: il suo linguaggi (nella fattispecie, Halloran parla uno slang) e per il suo modo di fare con Danny (singole azioni e modo di trattarlo, che a loro volta suscitano delle reazioni di un certo tipo in Jack, suo padre, e in Wendy, la madre).

Ecco, ciò che caratterizza a fondo i personaggi è questo: linguaggio e azioni che compiono.


4 risposte a "Tratti del personaggio"

  1. l’incipit di Via col Vento, una grande descrizione della protagonista:
    Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino.
    Nel suo volto si fondevano in modo troppo evidente i lineamenti delicati della madre – un’aristocratica della Costa, oriunda francese – con quelli rudi del padre, un florido irlandese. Ma era un viso che, col suo mento aguzzo e le mascelle quadrate, non passava inosservato. Gli occhi verde chiaro, senza sfumature nocciola, ombreggiati da ciglia nere e folte, avevano gli angoli volti leggermente all’insù’. Le sopracciglia nere e folte piegavano anch’esse verso l’alto, tracciando una strana linea obliqua sulla sua candida pelle di magnolia -quella pelle così apprezzata dalle donne del Mezzogiorno, che la riparano con infinita cura dai raggi ardenti del sole della Georgia mediante cuffie, veli e mezzi guanti.

  2. Ciao Antonia. Questa è una tipica descrizione ottocentesca, protrattasi fino a metà Novecento, specialmente in Italia, ma anche altrove.
    Dagli anni Sessanta (e all’estero ben prima) si è diffusa una tipologia di descrizione differente, basata soprattutto sull’immaginazione del lettore, stimolata dai dialoghi e dalle azioni.
    Certo, anche io adoro certe descrizioni classiche, come le prime quaranta pagine dei Miserabili…

  3. Sono d’accordo con te Fabri. Non amo particolarmente quando ti presentano un personaggio e subito arriva la descrizione da capo a piedi.Trovo che al lettore debba essere dato qualche appiglio per costruire nella sua mente una visione. Per fare questo però è importante che il protagonista sia già ben delineato nella mente dell’autore e quindi nel libro. Dialoghi credibili e un atteggiamento fedele a se stesso.

    1. Yes! In poche parole, il personaggio deve esistere già 🙂 nella mente dell’autore. Le descrizioni eccessive nei romanzi contemporanei mi danno spesso l’idea che lo stesso autore non conosca fino in fondo il proprio personaggio. Un buon modo di approcciarsi alla creazione di un protagonista è facendosi delle schede descrittive dell’aspetto fisico, mentale e sociale, ma che vanno rigorosamente tenute nascoste. Le azioni e i dialoghi del personaggio dovrebbero – poco alla volta – aprire degli squarci di veduta sui segreti contenuti in queste schede.

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