Arrendersi resettando

Infine la decisione è giunta. Dopo lunghe meditazioni, considerazioni sulla realtà dei fatti e interrogativi se valesse la pena oppure no, mi arrendo. Cosa vuol dire?

Il sottoscritto smette di scrivere e di pubblicare (tranne che per rispettare i contratti ancora in ballo e che devono ancora vedere l’uscita, cioè uno, quello con GDS). Non è facile prendere simili decisioni, ma quando la realtà ti porta a renderti conto di ciò che funziona e di ciò che invece non va attorno a te, una persona sana di mente modifica il proprio percorso. Da tutte le considerazioni che seguiranno è esclusa anche la saga di Geshwa Olers, che continuerò a curare per voi, soprattutto perché è il romanzo del mio cuore, della mia anima ed è quello cui sono probabilmente più affezionato. Inoltre, anche perché è già finito e necessita solo di una correzione formale. Perciò Ges tornerà come già stabilito, fino al settimo volume + 1, quello di appendici.

Per tutto il resto, invece, la storia è questa. Lasciate che vi spieghi.

Ho due romanzi in fase di correzione. Il primo è Cronache dalla grotta ed era già oggetto di riscrittura, come aveva detto a suo tempo, con Edizioni Domino. Il secondo è Tu sarai l’inizio, forse il mio romanzo più maturo dopo Commento d’autore. Per questo testo era previsto un completamento in due o tre punti, con lo sviluppo di alcune scene, e la correzione finale prima della proposta agli editori. Li accantono, entrambi. Non vedranno la luce, sebbene siano due ottimi romanzi. Le tematiche che toccano sono troppo particolari per poter vedere la luce adesso. Chissà, forse tra dieci anni, se le cose non cambieranno.

Poi c’è un terzo romanzo, Sogno. Si tratta di un manoscritto per me speciale, dalla lunga gestazione e dai continui cambiamenti. Ha partecipato a due concorsi, trasformandosi anno dopo anno, e infine ha subito un terzo radicale restyling. Ora è in mano a una delle più importanti agenzie letterarie italiane ed entro il 30 dicembre dovrei ricevere risposta. Se andrà bene, mi appoggeranno e cercheranno l’editore; se non andrà bene, non cambierà nulla della mia decisione di fermarmi. In ogni caso, il risultato visibile nella mia attività sarà la medesima. Però non nascondo che la mia nuova via potrebbe ripartire da qui.

Ho intenzione di smetterla con lo sbattimento. Non ho più intenzione di girare per fare presentazioni o di spendere soldi per promuovermi. Pubblicare con i piccoli editori ha il suo senso, ma per me lo ha esaurito da tempo. Vedete, il fatto è che sono arrivato fin dove credo sia possibile arrivare venendo pubblicato sempre e solo dai piccoli. Hai delle soddisfazioni, certo, ma se uno vuole di più (e non sto parlando di soldi, anche se sarebbe più che legittimo farlo, come capirete più sotto), non può che affidarsi ai grandi. Io vorrei affidarmi a un grande per un unico motivo: non dover fare più tutta la fatica che faccio per rendermi visibile. Allora, di recente mi sono reso conto in modo incontrovertibile di un fatto: se cerco il grande è per essere visibile e non sbattermi più, ma se la considerazione è che adesso sono pubblicato dai piccoli, mi sbatto e non ottengo comunque più nulla di significativo, la soluzione non può che essere una: è arrivato il momento di gettare la spugna del tentativo editoriale. Così per come funziona adesso, il gioco non vale la candela.

Ovviamente ci sono anche altre motivazioni che si uniscono al tutto, ma si tratta di considerazioni mie, talmente personali che non potrei mai condividerle. Però una cosa è certa: non sono state determinanti sotto l’aspetto di indirizzarmi in maniera netta verso la decisione di fermarmi, quanto piuttosto sotto l’aspetto di un maggiore chiarimento a me stesso circa ciò che intendo fare. Ecco, in breve, quali saranno i miei prossimi passi (ammesso e non concesso che possano interessarvi).

Continuerò a scrivere, ma avverrà in sordina, sottoterra, e se qualcosa tornerà in superficie, lo farà come una risorgiva. Ovvio, fa parte di me e non posso bloccarmi in alcun modo. Ma d’ora in poi affronterò la scrittura in maniera molto diversa.

Innanzitutto ho deciso di non scrivere più in ambito fantastico. Il fantastico italiano è malato quasi quanto il nostro mondo editoriale. Inoltre, lo schifo che è accaduto ultimamente con l’assassino folle/scrittore Gianluca Casseri e tutto il polverone che ha giustamente o meno giustamente sollevato, mi ha fatto definitivamente venire la nausea per la narrativa fantastica. È una cosa che ha dell’incredibile, perché mai mi sarei immaginato con questa reazione fino a qualche tempo fa. Si tratta del frutto di un prolungato ed esacerbante pressing da parte dei media italiani sulla questione fantasy e fantastico, che venga affrontata in maniera diretta per parlare di letteratura o indiretta per parlare di pazzi che uccidono e si uccidono. La mia conclusione è questa: è vero, si può parlare di realtà attraverso la simbologia del linguaggio fantastico, e solo chi mi ha seguito dal 2007 sa quanto mi sia battuto per questo modo di fare letteratura, ma quando attorno alla narrativa fantastica del nostro Paese si annidano gruppi di pensiero sempre più folli, forse è il caso di fermarsi. Pazzi neonazisti, esegeti dell’ultima ora, neopagani o pagani di ritorno, wiccan, astrologi, maghi, critici che non sanno di che parlano… basta! Davvero non ne posso più.

D’ora in poi solo testi di narrativa realistica. Questa è la mia svolta. Ovviamente ci vorrà un po’ di tempo prima che mi venga fuori un testo scritto in un certo qual modo e, forse un po’ meno ovvio, il realismo si ciba anche di immaginazione. Il primigenio e grande “ovviamente”, però, è che prima dovrò trovare un editore che abbia voglia di pubblicarmi, e che sia grande. Se non accadrà, sarà lo stesso. La mia vita continua.

Poesia: questo è un altro argomento da affrontare. Ne ho sempre scritta e ultimamente ho ricevuto il parere illuminante di uno dei maggiori poeti italiani, di cui non faccio il nome, cui ho dato alcuni miei componimenti in lettura. È stato tanto incisivo da darmi per la prima volta un indirizzo di approfondimento e di studio personale sul quale avviarmi. Quindi tra qualche anno potrebbe venirne fuori qualcosa di buono anche in questo settore.

Infine, piccoli sassolini escono dalle scarpe. Eccoli.

– Dal 2007 ho speso oltre 5000 euro (ma sono molti di più, forse 6000 o 7000 euro) in viaggi, autopromozione e sbattimenti vari, per un totale di sei romanzi pubblicati e alcuni racconti, oltre a varie conferenze. Non ho guadagnato che poco più di 500 euro. Secondo voi vale la pena continuare? Non rispondetemi, è una domanda retorica.

– I lettori: i lettori di chi scrive sono… persone che vogliono a loro volta pubblicare. Vi sembrerà incredibile, ma quando uno scrittore pubblica con piccoli editori, la stragrande maggioranza dei suoi lettori sono persone che scrivono e che sognano di pubblicare. Quanti di costoro saranno pronti a comprare anche i libri successivo al primo? Molto pochi, ve lo dico già.

– Gli editori: ce ne sono tanti che sono più che altro avventurieri. Imparano a fare il loro mestiere (se imparano) sulla pelle dei loro autori. Io sarò stato particolarmente sfigato, ma per quanto riguarda me – e se, soprattutto, posso raccontare un aneddoto – ogni volta che sono approdato a un nuovo editore ci sono stati cambiamenti nella distribuzione, nelle stamperie o in chissà cos’altro, che hanno fatto sì che i libri non arrivassero o che venissero stampati male, o che le uscite slittassero, o che… o che… via così.

Lo so, è un post un poco deprimente, ma anche molto sincero. Guardandomi attorno, solo ora apro gli occhi. Tutto ciò che ho fatto mi ha insegnato solo una cosa davvero importante: a scrivere, e credo di farlo bene. Il problema, però, è un altro: forse i miei libri non hanno mercato. Questo dà a pensare, no?

Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Magari in futuro ci risentiremo. Ma in quel caso sarà tutto diverso.

Fabrizio


10 risposte a "Arrendersi resettando"

  1. Dispiace molto per questa tua decisione!! Ci sarebbero molte cose da dire sul fantasy in Italia….comunque sarebbero parole buttate al vento……
    Per fortuna che la saga di Geshwa continua…..

  2. @Daisy: ancora grazie per le tue parole. Spero che quella risorgiva sia potabile per tutti…
    @MrFuturo: grazie per il tuo sostegno. Il terzo volume è in arrivo 🙂 Purtroppo sì, il timore – molto fondato – è che parlare ancora del fantasy in Italia sia quasi del tutto una perdita di tempo. Ormai è da anni che lo si fa, e guarda a che punto siamo arrivati. Certo, c’è molto scoraggiamento nelle mie parole, però il problema è reale, e il malato rischia di morire.

  3. Cosa vuoi che ti dica, che sono senza parole.
    Capisco l’abbattimento, mi pare di intuire che ci sono anche altri problemi.
    Ma così, decidere di non scrivere proprio più. Anche se continuassi a lavorare solo con Domino non ci sarebbe nulla di male, anche se capisco la voglia di emergere che è legittima. Perché chiudere le porte anche a questo editore che ti ha sempre stimato.

  4. Lo so, tu sei tra i miei lettori puri 😀
    Diciamo che la mia decisione riguarda le mie prossime scritture, più che il non scrivere più. Inoltre, o forse soprattutto, riguarda gli editori con cui pubblicare.

  5. Non posso che essere d’accordo con quello che dici. Anch’io proprio in questi giorni ho fatto outing, e condivido la scelta di aprire i cassetti e farsi leggere liberamente.
    Un grande in bocca al lupo! 😉

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