2 filosofi e 1 medico su Nietzsche

Ricordo che quando nel 1995 mi imbattei per la prima volta nel filosofo Friedrich Nietzsche, si trattava di un corso monografico sul pensatore. Io che avevo sempre guardato con sospetto a uno dei “maestri del sospetto” ero spaventato perfino dalla possibilità di venire fagocitato dagli studi filosofici che stavo intraprendendo. Uscivo da un periodo spirituale piuttosto rissoso a causa del mio precoce desiderio di entrare in convento come francescano (all’epoca avevo 23 anni ma il desiderio mi era spuntato 5 anni prima e si era al momento rivelato fallimentare) e mi sentivo minacciato dal pensiero di colui che ritenevo, senza nemmeno conoscerlo, il pericolo pubblico numero uno per ogni credente. Quando lo studiai (una buona metà dei suoi testi), ovviamente me ne innamorai. Tale era la forza che permeava le sue parole, da non poterne che rimanere coinvolto, oltre che affascinato. Tuttavia mi scoprii molto più forte di quanto pensassi, e la mia fede non vacillò, anzi: ne uscì fortificata. Potrebbe apparire come un paradosso, ma il pensiero esplosivo, urticante e dissacrante (verso un’altra sacralità) di Nietzsche mi permise di vedere la realtà con occhi diversi e non potei non riconoscerne il valore profondo determinato dalla volontà di una ricerca libera da ogni costrizione, verso il cuore dell’uomo. Ero e sono in disaccordo con le conclusioni di quel filosofo, ma mi sono sempre trovato in linea con il suo potente tentativo di guardare al vertiginoso abisso che si trova, maestoso, al centro della personalità umana.

Di recente mi è arrivato lo scritto di un lettore de L’Anticristo, una delle opere più sconvolgenti del filosofo, con il desiderio di riceverne una pubblicazione sul blog. Lo faccio molto volentieri. Si chiama Francesco Andrea Baffari, e oltre ad aver pubblicato alcuni romanzi (La valle del diavolo e La soffitta a due passi dal mare, entrambi usciti per Matarrese), è stato a lungo medico ospedaliero e mutualista. Il suo punto di vista mi interessa proprio perché è un uomo che ha a che fare con la vita, nel senso più pieno possibile (e anche oggi, dopo la pensione, è nel direttivo del Fratres di Palese). Ecco le sue parole.

Solo la mente di un pazzo poteva esprimere un concetto di una simile idiozia: Cristo l’idiota di Dostoevskij. Non è difficile essere Nietzsche. Basta pensare come un pazzo e il gioco è fatto. Difficile è essere cristiani. Affermare se stessi e la propria volontà, se si è in grado di farlo, fregandosene di tutto e di tutti, è comodo oltre che facile per chi può farlo. E allora dov’è la grandezza dell’uomo che Nietzsche esalta? Ho soldi, potere, possibilità di dare sfogo ai miei istinti brutali, di mettere in pratica la mia volontà, di realizzare i miei desideri estremi, e lo faccio a danno dei deboli, a danno di chi non ha modo di opporsi ai miei voleri. Ripeto: dov’è la grandezza di chi si comporta in tal modo? La Chiesa impone l’aldilà e non la realtà, afferma questo folle scrittore: falso. È vero proprio il contrario. La Chiesa offre la felicità in questo mondo, offre la gioia di essere vivi in questo mondo dando amore e ricevendo amore. La Chiesa è vita vera, vita da solo, vita con gli altri. Cristo ama, non è profeta del nichilismo che è assenza d’amore. Secondo Nietzsche, invece, la Chiesa è nichilismo perché annulla tutti i valori più alti che l’uomo possa vivere. Ma di quali valori Nietzsche va parlando? Dell’egoismo sfrenato? Dell’affermazione di se stessi a danno dei deboli? Della voglia di tutto e della mai-rinuncia a nulla? Della volontà di potenza che annulla tutto, che travolge chiunque osa opporsi al proprio cammino? Questa per N. è la realtà di chi è vivo e non morto perché annullato dalla falsa morale della Chiesa? La morale dei deboli è falsa come falso è il Dio trascendentale che non c’è? Per N. Dio è il piacere in terra, Dio è l’affermazione delle passioni in terra? Dio è la forza che opprime chi non sa, non può, non vuole dare a se stesso quella forza che vinca l’amore per gli altri a danno dell’amore per se stesso?

La volontà di potenza: di quale potenza? Quella del male, dell’odio verso il prossimo che non può difendersi, verso chi non si oppone per pietà, per amore per chi lo opprime. N. non comprende tutto questo. Per la sua folle mente la religione cristiana è basata solo sulla pietà, sulla miseria e su di essa vive. È una religione per i miseri, per i deboli, per chi non può e soffre, non per chi è potente e sa vivere della sua forza come la Natura impone: se questa è la filosofia di Nietzsche non possiamo che essergli grati per averci così genialmente parlato del Male. Nessun altro prima di lui aveva saputo così bene inquadrare ciò che è il Bene e ciò che al contrario, come Anticristo, esprime tutta la forza del male.

In calce a questo pensiero, se condivisibile o meno lo lascio ovviamente decidere ai lettori, segnalo due saggi editi da Mimesis che mettono a confronto il pensiero di Kierkegaard con quello di Nietzsche.

Il primo è di Giulia LongoKierkegaard, Nietzsche: eternità dell’istante, istantaneità dell’eterno (risale al 2008, ed ecco gli altri dati), ed eccone la descrizione: “Il nostro rapporto verso Dio è solo non-verità, grida Nietzsche. Sì, risponde Kierkegaard, e lo diventa sempre di più, quanto più noi abbiamo a che fare con Lui. Ma il rapporto di Dio con noi è verità – nostra verità! – La verità è in noi, non viene dal di fuori, replica Nietzsche. Dio è in noi, viene dall’interno dentro di noi, fa eco Kierkegaard. Allora Dio è il mio fondo dell’anima, ritiene Nietzsche. Allora è il fondo della mia anima l’apertura sorgiva verso Dio, risponde Kierkegaard”. Le parole tratte dalla Apokalypse der deutschen Seele di H. Urs von Balthasar, citate a mo’ di esergo del presente lavoro – primo in Italia a soffermarsi in maniera specifica e articolata su Kierkegaard e Nietzsche -, restituiscono quanto in esso si è cercato di proporre: una Zwiesprache intesa come un “dialogo a due voci”, modalità di approccio privilegiata e non pregiudiziale per un confronto problematico tra i due grandi pensatori, interpellati sul terreno-principe di incontro e scontro quale quello cruciale dell’incrocio tra tempo ed eterno.

Il secondo è di Emanuele Mariani, Kierkegaard e Nietzsche. Il Cristo e l’anticristo (del 2010, qui trovate gli altri dati del libro): frutto di appassionata ricerca e di uno studio comparativo di rara e puntuale accuratezza sul concetto di Cristianesimo nel pensiero di Kierkegaard e di Nietzsche, in esso l’autore opera un costante, certosino lavoro di approfondimento per una sempre più puntuale fedeltà nell’interpretazione del pensiero dei due filosofi, avvalendosi di ogni contributo e riflessione ritenuti utili ad evitare qualsivoglia equivoco o strumentale mistificazione.
Il lettore viene calato in una sorta di dialogo a distanza tra i due pensatori che sembrano confrontarsi al suo cospetto spaziando in un percorso spirituale analitico-introspettivo affascinante e coinvolgente. L’autore sembra spesso farsi da parte per non esser d’inciampo al dialogo che Kierkegaard e Nietzsche instaurano col lettore, che così diventa interlocutore privilegiato proteso anch’egli alla ricerca della più profonda essenza del Cristianesimo autentico.
Il paradosso della fede, questione centrale dell’opera, aleggia ineludibile, pregna ogni pagina e lungi dallo scoraggiare la ragione a darsi le risposte possibili ne esalta in maniera sorprendente le facoltà, sfiorando più volte una spiegazione “logica”.
Uno studio valido, scorrevole, interessante e soprattutto inedito nella forma e nello spirito. Un inno alla consapevole libertà nella fede pur nella inevitabile incertezza assoluta del mistero del trascendente.

Comunque la pensiate, Nietzsche è un filosofo da conoscere nel profondo.


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