Ed eccomi tornato in Italia, dopo una settimana passata in Terra Santa, l’unico modo corretto per chiamare una terra condivisa da tre grandi religioni. Luogo di divisioni, contraddizioni, di grande bellezza e ricchezza storica e spirituale. Luogo “ombelico” del mondo e “pozzo” di sapienza, spesso nascosta sotto strati di ataviche distinzioni tra popolo e popolo. Centinaia di foto scattate, per documentare il mio pellegrinaggi, alle sorgenti della mia fede, per vedere con i miei occhi e toccare con le mie mani il luogo in cui Maria ha ricevuto la visita dell’angelo Gabriele, il punto in cui il mio Signore è stato deposto dalla croce, il luogo nel quale è risorto, là dove si può dire con intima certezza: “non è qui!”
Ma non sono qui per parlarvi di questo: servirebbero pagine e pagine di fitta scrittura, nelle quali dovrei parlare della faticosa coesistenza del popolo ebraico con quello palestinese, e della quasi impossibile (in)tolleranza tra ebrei, musulmani e cristiani, che si rubano la terra a suon di costruzioni, ceffoni e sassate. Oppure, dovrei testimoniare l’esperienza di una via crucis fatta con gli insulti e gli scherni dei musulmani, o della piccinerie delle singole confessioni cristiane che si dividono alcuni tra i luoghi più sacri del Cristianesimo. Ma non lo farò!
Sono qui per dirvi che sono tornato, e che già iniziano ad arrivare nuove buone notizie. La prima. Commento d’autore ha trovato editore. Presto altri particolari. La seconda: dita incrociate per questo pomeriggio. Potrebbe meritare di essere annunciata con tanto di trombe a tutto spiano.



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