La mia esperienza d’amore

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No, non vi parlerò delle mie relazioni personali con tutte quelle persone che hanno reso speciale e unica la mia vita. Ci sono e, fortunatamente, non si esauriscono sulle dita di una mano. Perciò mi reputo molto fortunato, anche nelle difficoltà di cui la mia vita è costellata.

Non vi parlerò nemmeno della innumerevole e non quantificabile serie di dimostrazioni della presenza, anzi, della Presenza nella mia vita (certo, mi riferisco a Dio e i miei lettori di Storia di Geshwa Olers avranno notato che parlo del Suo esserci usando la stessa parola che nel romanzone fantasy uso per riferirmi all’anima). Grande segno di amore, quello, pure se immerso in una altrettanto non quantificabile serie di contraddizioni, che talvolta fanno propendere per una lettura più scettica della realtà. Ma io credo, e credere non è un fatto di intelligenza o comprensione.

L’esperienza d’amore con cui voglio lasciarvi per questo Natale riguarda un semplice fatto, che si ripete nel mio lavoro giorno dopo giorno. Per esempio oggi. Arrivato nella scuola in cui lavoro il mercoledì, sono andato a prendere i bambini che fanno Religione Cattolica con me e mentre li portavo in un’altra sezione per raccogliere altri bambini (tutti a camminare, divertendosi, come una lunga catena umana più che sorridente – e oggi pure esagitata, vai a capire se per la Festa di Natale fatta due giorni prima o per l’aria di vacanza che già respiravano), li guardavo. In fila c’erano alcuni italiani, un’indiana, una sri-lankese, un tunisino, un albanese e un rumeno, una ghanese, due cinesi. Ho pensato alle loro religioni di provenienza: c’erano cattolici, ortodossi, c’era un protestante, un musulmano, c’erano due buddisti e un induista. Inoltre, anche un paio di bambini di famiglie non praticanti alcuna religione. E ho pensato: guarda come si stanno divertendo assieme. Guarda come riescono a stare assieme senza preoccuparsi delle assurde preoccupazioni che noi adulti tiriamo fuori per giustificare il nostro egoismo.

Ecco, il pensiero semplice, se volete, banale, che mi accompagnava in questa giornata e che vorrei estendere fino a questi giorni di festa. Però, ciò che veramente vorrei portarmi fino alla notte di Natale non è un’idea, nemmeno un pensiero. Le idee sono deboli, svaniscono e vengono contraddette in fretta, anche le più belle.

Ciò che vorrei portare con me è l’immagine di quei bambini che si tenevano per mano. Ciascuno con la sua origine, ciascuno con le sue paure. Ciascuno con le sue meraviglie. E io ringrazio ogni giorno di fare il lavoro più bello del mondo.

Buon Natale a tutti!

Fabrizio

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