Charlie Charlie Challenge, una bufala?

scuola2Quest’oggi avevo programmato un post sulla seconda stagione di Bates Motel, ma un articolo che ho trovato in rete – questo – ha attirato tutta la mia attenzione fin da quando sono rientrato dal lavoro. Riassumo in poche parole: c’è un “giochino” che si sta diffondendo velocemente grazie a internet tra gli studenti di alcune scuole, e stavolta è toccato a una scuola in provincia di Verona. In cosa consiste? Nell’evocare un supposto demone, di nome Charlie, nel corso di una improvvisata (ma con regole piuttosto precise) e affrettata seduta spiritica. Quattro quadranti su un foglio con “sì” e “no”, due matite incrociate, e grazie alle famose piccole e impercettibili oscillazioni dell’ambiente (il tavolino degli studenti, oppure il fiato degli stessi che si lasciano prendere dall’ansia), la matita superiore si muove, indicando la risposta alle domande: o sì o no. Pare che il giochino stia provocando angoscia in alcuni soggetti, forse i più deboli.

Risultato: qualcuno reitera il gioco a casa, la cosa si viene a sapere e un Preside decide di intervenire nell’Istituto vietando il gioco. A parer mio ha fatto bene, e personalmente credo abbia fatto bene perché mi trovo in linea con la saggezza millenaria della Chiesa: non si sa chi può rispondere in quei momenti.

Ma questa è la mia posizione di credente, e i dubbi che ho non riguardano la veridicità di questa sapienza spirituale che arriva da lontano, bensì l’atteggiamento da adottare di fronte a un fenomeno del genere. Di fondo, una domanda: è possibile trovare una soluzione univoca a questa “moda” nel momento in cui ci si divide tra chi crede e chi non crede, e chi crede si ritiene nel diritto di istruire gli increduli circa ciò che è giusto fare, e chi non crede si ritiene nel diritto di dire che sono solo bufale spiegabili con “supposte” teorie scientifiche?

Cerco di essere ancora più chiaro: di fronte a un fenomeno che lascia nel dubbio molti, ci sono alcuni che hanno subito la risposta. È chiaramente una bufala, diranno alcuni, e via di dimostrazioni per l’appunto pseudo-scientifiche (perché la gravità applicata un tanto al chilo può spiegare molte cose ma non la risposta puntuale alle domande poste); è il demonio all’opera, diranno altri, e via di indicazioni chiarissime su ciò che accadrà se si continua a fare il giochino. Ma non c’è nessuno che dica, per esempio: non sappiamo cosa possa succedere di preciso, perciò è saggio evitare.

Ripeto l’ipotesi: non sappiamo cosa possa succedere di preciso, perciò è saggio evitare.

Una simile posizione rischia ovviamente di essere presa per un’aperta dichiarazione di credulità, e asserirla corrisponde a dire: c’è il demonio pronto a fare capolino, perciò non fatelo. Ma non vuol dire assolutamente questo. La soluzione concreta adottata dal Preside, vietare il giochino, è la migliore ed è quella ovviamente adatta alla situazione, perché il Preside deve prendere decisioni che riguardano la vita quotidiana dei suoi studenti e l’opportunità di certi comportamenti. Però permettetemi di approfondire ulteriormente l’argomento, perché un poco mi rode che non sia mai possibile adottare di comune accordo una posizione “scettica” ma sensata.

Vado avanti con un altro esempio. Se camminando per strada sotto la calura estiva incontrassi un tipo che mi ferma e mi dice: “Non andare in quella piazzetta lì, quella nascosta da quegli alberi, perché c’è un demone babilonese nascosto nella fontanella”, cosa farei? Molto probabilmente penserei innanzitutto che ho a che fare con uno svitato cui il calore ha creato qualche piccolo problema. Subito dopo, però, non negherei a me stesso la curiosità di andare a controllare. E questo desiderio di confermare o smentire se la sua indicazione sia vera, deriverebbe da quel qualcosa dentro di noi che ci dice che in fondo in fondo, possono capitare cose molto strane nel mondo in cui viviamo. Guardate, non si tratta delle mie personali convinzioni religiose o spirituali (lo ripeto: sono convinto che le sedute spiritiche siano da evitare come la morte, perché davvero non si sa chi possa rispondere), piuttosto del giusto spazio da lasciare al dubbio, un dubbio umano che nemmeno la scienza più evoluta ha il diritto (o la capacità) di annullare, perché le fondamenta di questo dubbio sono pre-scientifiche, sono anzi alla base della scienza stessa, passibile sempre di falsificazione, sono alla base del nostro vivere quotidiano. Si tratta di un dubbio sensato, utile, che ci permette di modificare le nostre decisioni razionali sulla base di un sentore (e, si sa, per esempio le grandi decisioni della vita non si prendono certo sulla base della ragione ma sulla base dell’intuizione, sorella del dubbio).

Questo dubbio è quello che mi porta a pensare che davvero quel giochino sciocco e “di moda” potrebbe diventare la porta per qualcuno che non attende altro, sebbene tutto sommato la mia posizione personale nei confronti di simili cose possa essere differente. È una questione di educazione dei figli, dei ragazzi, delle persone in generale. Vogliamo dare risposte preconfezionate (la scienza ci spiega il tutto, la religione ci spiega il tutto) oppure vogliamo lasciare uno spazio per il dubbio? Nel qual caso, è meglio evitare.

In conclusione, vi racconto un aneddoto che mi è capitato due anni fa, in una delle scuole in cui lavoravo. In aula con i miei bambini di quell’ora (testimone un’altra insegnante), ci eravamo messi in cerchio perché avevo una domanda per loro: cosa avete fatto in queste vacanze di Natale? Tutti mi rispondono più o meno in tema. C’è chi dribbla immediatamente sui regali e chi invece mi racconta delle vacanze estive dell’anno prima. Una bambina, invece, mi racconta una cosa totalmente diversa. Mi dice che a volte di notte si sveglia e che quando deve scendere le scale per andare nella camera di mamma e papà fa di tutto per non guardare la faccia che la osserva nel corridoio. Io e l’altra insegnante ci guardiamo. Allora le chiedo: “Vuoi dire che ci sono dei quadri appesi alle pareti?” E lei, con grande serenità, “No, è una faccia che mi guarda e io però non la guardo”. Reprimo i brividi che in quel momento mi fanno venire la pelle d’oca e continuo il mio giro di condivisioni vacanziere.

Potrei spiegare facilmente questa convinzione della bambina: immaginazione, brutti sogni, etc. Ma non l’ho fatto e non lo farò. Per rispetto alla bambina, per rispetto a me. Per rispetto all’intelligenza umana.

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