Massacri su carta

Ransom Mitchell Installation “Blood Frame”, 2012.

Scartabello le pagine dei miei romanzi e gli appunti mai trasformati in romanzi o racconti. C’è di che inorridire. Stavo per scrivere che il fiume scorre a sangue, invece volevo dire che il sangue scorre a fiumi, ma l’inversione è significativa.

Ci sono migliaia di piccoli esseri trucidati da bestie delle oscurità profonde, madri e nonne fatte esplodere in aria. Figli inseguiti da orchi e, talvolta, raggiunti e divorati. Ci sono donne uccise, tagliate a pezzi e cucinate o date in pasto a maiali. Ci sono persone impalate, docenti universitari con il cranio sfondato e genitori uccisi dagli incubi dei figli. Coloro ai quali è andata meglio sono morti per incidente oppure si sono perduti nei meandri del tempo, in passati o futuri irraggiungibili. C’è gente pietrificata, o magari trasformata in poltiglia e poi resuscitata (senza cura di ricostituire un aspetto “sano”): addirittura qualcuno è stato divorato dalle proprie creature o schiacciato da un gigante che pensava di poter controllare.

A rileggere col senno di poi quanto c’è racchiuso tra le mie pagine, mi verrebbe da interpellare Freud o Jung. Con il secondo ci vado a braccetto, nei confronti del primo non ho grandi simpatie. Forse, però, entrambi potrebbero essere le mie prossime vittime.


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