Visione del mondo, stile e talento

Nella breve raccolta di saggi e introduzioni scritte da Raymond Carver, intitolata Il mestiere di scrivere, edita da Einaudi Stile Libero (2008, ISBN 9788806193751), il grande scrittore americano ci apre gli occhi su differenze sottili ma importanti nel rapporto tra scrittore e scritto. Leggiamo:

Ci sono scrittori che di talento ne hanno tanto […] ma un modo di vedere le cose originale e preciso e l’abilità di trovare il contesto giusto per esprimerlo, sono un’altra cosa. […] Ogni grande scrittore e anche semplicemente ogni bravo scrittore ricerca il mondo secondo le proprie specificazioni.

È qualcosa di simile allo stile, quello di cui sto parlando, ma non è solo questione di stile. È il tipo di inconfondibile e unica firma che lo scrittore lascia su qualsiasi cosa egli scriva. E ne fa il suo mondo e niente altro. È una delle cose che contraddistingue uno scrittore. E non è il talento. Di quello ce n’è anche troppo in giro. Ma uno scrittore che ha una maniera particolare di guardare le cose e riesce a dare espressione artistica alla sua maniera di guardare le cose, è uno scrittore che durerà per un pezzo (pagg. 5-6).

Ci tengo particolarmente a queste distinzioni, perché servono a uno scrittore dotato di capacità autocritica per capire il proprio operato, oltre che per comprendere i propri limiti. Ecco come riassumo io i punti di cui ha parlato Carver.

Stile. È la peculiare modalità con la quale uno scrittore mette insieme le parole, le frasi, i periodi e i capitoli. Dal modo in cui scrive spesso si riconosce lo scrittore, tanto che se uno scrittore ha uno stile molto forte, capace di influenzare gli altri scrittori, si dice spesso che scrive un po’ come quell’altro scrittore. Ecco, questo è lo stile. Avete presente Stephen King (un nome a caso…): quanti scrittori ha influenzato con il suo stile?

Talento. È quel dono quasi naturale di cui è dotato uno scrittore nell’andare a ricercare e trovare le storie che metterà su carta. In effetti, o lo si ha o non lo si ha, il talento. Tuttavia, una volta che lo si ha bisogna fare del proprio meglio per coltivarlo e renderlo un albero rigoglioso, esattamente come si fa in botanica con le piante. Quest’attività di crescita si chiama lettura senza posa/scrittura senza posa/rigore senza posa.

Visione del mondo. È ciò che, assieme allo stile, rende più riconoscibile uno scrittore dall’altro. Però non riguarda il modo in cui le parole si uniscono tra di loro, ma il modo in cui l’autore guarda il mondo, nella specificità del suo unico sguardo. Tanto più questo sguardo è originale e tanto più lo scrittore è riconoscibile. Manzoni ha il suo modo di vedere il mondo. Hugo ha il suo modo. Pensate al modo di Coelho, oppure a quello di Leopardi. Chi di noi fa fatica a concretizzare subito il modo in cui Crichton (per chi l’ha letto) parlava del mondo della scienza e della tecnologia? Oppure vogliamo fare un accenno a Tolkien o a Asimov? E che dire di Ammaniti o di Camilleri? Ognuno di essi ha la sua particolare visione del mondo, che trova senso nella capacità di portare in luce legami tra le cose e le persone che nessun altro aveva mai portato in superficie.


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