La pop-filosofia: cui prodest?

Sul numero 10 de La lettura del Corriere della Sera c’è un articolo di Edoardo Camurri, (intitolato “Il successo della filosofia pop è un bluff”) dedicato (per criticare) alla pop-filosofia, in special modo quella di Regazzoni, obiettivo principale del suo pezzo. Sostiene, in buona sostanza, che

Simone Regazzoni, in Italia il Pop-filosofo più famoso e autore di libri come Pornosofia
(Neri Pozza) e La filosofia di Lost (Ponte alla Grazie), si comporta come l’osservatore
di torinesi: […] i torinesi hanno infatti bocche da neonati che rimangono piccole pur nella massima dilatazione e, quando sono alle prese con i loro agnolotti, le loro finanziere e per l’appunto i loro bolliti, un Pop-filosofo vi potrebbe vedere l’angoscia, tutta esistenziale e spirituale, delle grandi impossibilità.

Subito prima diceva:

La Pop-filosofia, volendo spiegare filosoficamente i fenomeni della cultura popolare (le serie televisive, la pornografia, i cartoni animati, il calcio, eccetera), finisce infatti con l’assomigliare a quelli che ti vogliono spiegare le barzellette o, peggio ancora, agli attori che finché non ti illustrano il messaggio (sempre impegnato) dei loro film stanno come corrucciati sullo scomodissimo pitale della loro indignazione artistica.

D’istinto mi viene da pensare che la pop-filosofia, già avversata in passato da Nicla Vassalli (e proprio con uguale interlocutore, Regazzoni), non sia certo il ramo più importante e influente della filosofia, ma se è vero che i grandi eventi storici della nostra civiltà richiedono grandi pensatori e grandi strumenti interpretativi, non si può nascondere che anche nelle piccole cose la nostra realtà contemporanea sia sempre più permeata da una grande ricerca di senso e da un profondo bisogno di letture possibili che difficilmente viene appagato dai grandi sistemi filosofici che conosciamo. Forse la pop-filosofia è solo una voce giovane, piccola e di certo non “qualitativamente” profonda, ma è senz’ombra di dubbio una risposta a una domanda che continua a venir elusa dalla filosofia considerata alta: come rapportarsi al reale frammentario dell’oggi, così segnato dal concetto di post-moderno che in qualche modo mette al bando i grandi orizzonti di significato, senza perdere di vista un orizzonte di senso?

Non vorrei che Camurri si sparasse sui piedi per la foga di sparare in basso.


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