Io non sono più un esordiente. Qualcuno mi definisce emergente. Nel frattempo tento di venir fuori dalla palude della piccola editoria, e forse ci sto riuscendo, grazie all’ottimo lavoro di un… piccolo editore.
Per uno scrittore agli inizi è molto difficile trovare chi riesca a soddisfare pienamente le aspettative dei suoi sogni e dei suoi desideri. Se non può realizzare i primi, dall’editore con cui si pubblica ci si aspetta che riesca a gratificare per lo meno qualcuno dei secondi. Se gli scrittori agli inizi vogliono tener conto delle indicazioni che darò, liberi di farlo. Da parte mia le fornisco con il cuore.
Il mio annuncio centrale è questo: mi ritengo estremamente fortunato, perché nella palude di micro e piccoli editori sono riuscito a trovare l’editore dal quale non mi staccherò mai, vita natural durante (e finché morte non ci separi). Si chiama Edizioni Domino. Ora vi spiego perché.
Ho conosciuto Solange Mela, la proprietaria della piccola realtà, a una presentazione di un’amica scrittrice, Antonia Romagnoli. Fin dall’inizio compresi che c’era del feeling. Però, ascoltatemi bene, con il feeling non si va da nessuna parte. Se volete pubblicare, lasciate stare l’amicizia, lasciate stare “ehi, è proprio un editore figo!”, mettete da parte le “simpatie”, perché ciò che conta è il modo in cui vi tratta, ma quando si fa sul serio e non quando ci si liscia a vicenda.
Ho rivisto Solange Mela a una seconda presentazione, sempre di Antonia, alla quale facevo da spalla (comica), o forse era il contrario, non ricordo. La sostanza è che a un certo punto il discorso cadde sull’argomento romance, romanzi sentimentali. Non ricordo in che modo avvenne e perché, ma la sostanza fu che io me ne venni fuori con una battuta del genere: “attenzione che potrei mettermi a scrivere romance” e lei rispose (dalle sedie del pubblico tra il quale era seduta) “fallo e poi me lo invii”. Detto fatto, vista la crisi bruciante che stavo vivendo con il primo editore, mi misi all’opera. Ne uscì La ragazza della tempesta, con il quale ebbi l’occasione di capire cosa deve fare un bravo editore.
Innanzitutto non rimangiarsi la parola. Edizioni Domino ha tenuto fede a tutte le sue promesse, nei limiti strutturali della grandezza della casa editrice (tuttavia in espansione perfino in questi anni di crisi, il che la dice lunga sulle sue qualità!). Ha ricevuto il romanzo e lo ha pubblicato, facendo crescere l’autore.
Primo aspetto: l’editing. Un editore che non fa editing e che non lo fa con te, autore, non è un bravo editore. L’Editore (la vedete la “e” maiuscola?) fa crescere il suo autore, perché ha capito il suo valore e vuole renderlo manifesto ancora di più. Non solo: Edizioni Domino lavora con due editor. Nel caso de La ragazza della tempesta sono stati Solange stessa e Virginia Parisi. Nel caso de La faida dei Logontras sono state Solange e Annarita Guarnieri. Nella sostanza, delle signore editor, coglioni e controcoglioni!
“Accidenti, due editor? I tuoi manoscritti sono messi così male, Fabrizio?”
No. Ogni autore ha bisogno di un editing ben fatto. Se un editor da solo non ha il tempo di seguire tutti gli aspetti del manoscritto, meglio che il lavoro venga affidato a due persone, una per la struttura generale e una per l’aspetto grammaticale-sintattico. Stephen King ringrazia i suoi editor nella parte riservata ai ringraziamenti di buona parte dei suoi meravigliosi romanzi.
Secondo aspetto: impatto grafico del libro. Il libro va curato sotto ogni aspetto, ancora di più sotto quello grafico-visivo. Non parlo solo della copertina, ma anche dell’impaginazione, della qualità della carta, della stampa, della conservazione dell’integrità fisica delle copie quando escono dalla stamperia e della pubblicità sul sito. Il libro è un oggetto, innanzitutto. Dev’essere preso in mano, gustato con gli occhi e poi con la mente. Un libro dalla copertina rovinata a causa dello stampatore non è un bel libro e non ottiene l’effetto voluto, soprattutto perché… il lettore non lo prende dallo scaffale o lo restituisce quando gli arriva a casa, dopo averlo ordinato online. Se vuole spendere dei soldi (e oggi i libri costano tanto), vuole farlo a ragion veduta.
Anche sotto questo aspetto Edizioni Domino è insostituibile. Ottima stamperia, belle copertine, bella impaginazione, ottima qualità della carta.
Terzo aspetto: distribuzione. La distribuzione è spesso la nota dolente di un piccolo editore, perché la distribuzione mangia come minimo il 50% del prezzo di copertina. Se tanta parte del ricavato se ne va per il distributore, che per lo meno ci si affidi a uno buono. Attenzione, però, che non tutti i problemi distributivi devono essere addebitati al distributore. Se un libro non è reperibile presso i rivenditori online, per esempio, non è detto che la responsabilità sia del distributore. Se un libro non è reperibile presso tutte le librerie, invece, facilmente il problema è dell’editore, che non riesce a stampare un numero sufficiente per una distribuzione efficace; oppure ancora, parte della responsabilità può essere delle librerie, che non lo ordinano (magari fanno finta di non conoscere nemmeno quell’editore) o, in altri casi, dell’autore, che è una “fiappa”, e non vende (e perciò non viene nemmeno ordinato).
Per mia grande fortuna, Edizioni Domino fa tutto ciò che va fatto: rende i libri reperibili ovunque, se non immediatamente in libreria per lo meno tramite un ordine, stampa una tiratura minima sufficiente a coprire il fabbisogno iniziale e si è affidata a Colibrì, che sta lavorando bene. Altro segno + a suo favore, dunque.
Quarto aspetto: la cura dell’autore. Signori, un Editore cura il suo autore, facendolo sentire Autore (avete notato la “a” maiuscola?). Non si tratta, sapete, di vezzeggiarlo o di farlo sentire importante se non lo è, bensì di riconoscere le sue capacità e, se è il caso, fargli capire che assieme a lui (in questo caso, assieme a lei, Solange Mela) può crescere. Una cura che si trasforma in reciproco rapporto di crescita. È per questo motivo che un buon Editore non deve dire sì a tutti gli autori.
Inutile dire che anche sotto questo aspetto – o forse dovrei dire, soprattutto sotto questo aspetto – Edizioni Domino mi soddisfa pienamente. Ha scommesso su di me. Non solo Storia di Geshwa Olers, ma molto, molto di più. Tanto da farmi tornar la voglia di scrivere altro fantasy, di non fermarmi a questi sette volumi ma di continuare a sondare l’animo umano “sotto la specie del romanzo fantastico, con tutte le sue accezioni”.
Ci sono scrittori che mollano per sfortuna. Ci sono scrittori che mollano per sfiducia. Ci sono scrittori che cambiano Paese dopo aver criticato tutti, addebitando ad altri colpe generiche, e che poi abbandonano la via della scrittura, perché i lettori non capiscono. Cosa volete che vi dica: pur in mezzo alle mie disgrazie (e in questi ultimi anni sono state tante) non posso non riconoscere una pepita d’oro quando la vedo luccicare in mezzo alla sabbia.
Edizioni Domino brilla in maniera particolare!

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