Ho deciso di togliermi alcuni sassolini dalle scarpe. Scontenterò molta gente, forse, o forse non scontenterò nessuno (e questo è uno degli argomenti dei prossimi post-sassolini), ma si arriva a un punto in cui bisogna essere sinceri fino in fondo, per la salvezza della propria vita. E sono serio.
Il primo sassolino che voglio togliermi riguarda Facebook, il grande social network che ha modificato la comunicazione in internet… rovinandola. Da quando c’è facebook di mezzo, mai le comunicazioni furono meno efficaci e significative, mai i riceventi furono più disinteressati al contenuto delle stesse e mai ci fu simile moltiplicazione di “eventi” e “pornografia” quotidiana sulla vita di chiunque come quella cui sono costretto ad assistere almeno cento-centocinquanta volte al giorno.
All’inizio pensavo che FB fosse un ottimo mezzo per segnalare iniziative, per farsi pubblicità, per farsi conoscere e per contattare le persone. Lampi e tuoni, nient’altro. Un grande botto e una luce che illumina tutto un paesaggio internetiano in un sol momento (o quasi) e poi torna la notte. Una notte più oscura e profonda di quella in cui le vacche sono tutte uguali. Perché al giorno d’oggi l’esposizione e l’apparire (nemmeno più l’apparenza, ma l’apparire!) contano più della sostanza. E chi appare di più grazie a Facebook è come se brillasse di luce propria, dell’apprezzamento e della condivisione di migliaia di persone. Se a questo si unisce che internet (e la gente) ha la memoria corta, tutto il lavoro di anni rischia di perdersi o apparire nulla in confronto al nuovo fenomeno che emerge. La luce eccessiva rende ciechi, e la grande luce di Facebook rende ciechi la maggioranza dei suoi utenti, che non è più in grado di riconoscere niente, dal momento che tutti sono quasi ugualmente esposti ed esponibili.
Dalla grande sovraesposizione di Facebook alla grande autoconsiderazione il passo è breve (rischio che brucia la barba anche del sottoscritto). Chi è molto seguito sul social network più famoso del mondo e chi riesce a smuovere grandi numeri giunge alla conclusione di avere maggior peso sui contenuti. Ma la maggior parte delle volte la considerazione che riesce ad avere chi ben si muove in FB non è legata alla serietà o alla solida consistenza di ciò che dice, bensì a un gioco di specchi, che aumenta all’infinito il piccolo spazio nel quale siamo racchiusi. In parole povere, l’utilità iniziale di servirsi di questo mezzo è andata via via scemando, e adesso rimangono solo i postumi di una (brutta) sbronza.
Per questo motivo sto riflettendo sull’abbandonare il social network, una volta per tutte.

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