Tra frase, paragrafo e capitolo. Il ritmo

Il ritmo è giocato nel passaggio tra frase, paragrafo e capitolo e nel modo in cui queste parti del discorso si strutturano tra loro. C’è chi dice che la frase sia la base del ritmo narrativo, chi la trova, invece, nel paragrafo e altri che non possono fare a meno della visione integrale del capitolo per poterlo giudicare, ascoltandone l’insieme complessivo.

È nel paragrafo, secondo me, che si trova lo snodo centrale del ritmo (in accordo con quanto sostiene Stephen King). Per essere ancora più precisi, lo snodo è individuabile nel passaggio di testimone tra un paragrafo e l’altro. Il paragrafo è composto da frasi. La prima frase, normalmente, è il fulcro della leva narrativa e quelle seguenti sono un’esplicitazione della prima. Quando si cambia argomento e il focus viene modificato, si dovrebbe cambiare paragrafo. È fondamentale che al lettore si favorisca la comprensione di ciò che si sta dicendo, e cambiare paragrafo al cambio dell’argomento è il minimo sindacale.

Tuttavia, il cambiamento è soprattutto funzionale alla forza argomentativa che si vuole conferire al pezzo. Facciamo un esempio.

(1° par.) La risposta di Roberto fu breve e immediata. Gli assestò un ceffone sulla guancia sinistra, e la testa di Enrico si spostò sotto la spinta della sua forza. Senza nemmeno osservare l’effetto che aveva suscitato in colui che aveva giudicato un buon amico, gli diede le spalle e si allontanò.
(2° par.) Enrico non ebbe il coraggio di dir nulla e restò impalato vicino al lampione, davanti a casa sua, con l’alone di luce artificiale che lo inglobava a separarlo dal resto della notte.
(3° par.) Temeva che se si fosse anche solo permesso di dar fiato a una sillaba, avrebbe ricevuto il resto.
(4° par.) Roberto si fermò a dieci metri dall’amico. Si voltò e si infilò le mani in tasca. Lo scrutò con il volto fiammeggiante, come se fosse stato lui a ricevere lo schiaffo. “Se ti azzardi a chiamarla ancora una volta, non dormirai più sonni tranquilli”.
(5° par.) Enrico rimase a guardarlo mentre si allontanava e non gli fu difficile indovinare che non l’avrebbe mai più rivisto.

Come potete vedere, il terzo paragrafo (“Temeva che se…”) è separato da quello precedente (al quale teoricamente poteva essere unito) in modo da dar risalto al suo timore.

Se ampliamo la visione d’insieme e se permettete che io dica la mia fino in fondo, il capitolo è importante ai fini del ritmo tanto quanto lo è il paragrafo, sebbene in un modo diverso. Guardando all’intero romanzo, la narrazione è il frutto di un’esposizione che avanza capitolo dopo capitolo. Via i capitoli inutili, approfondiamo efficacemente quelli che riteniamo necessari allo sviluppo della storia.

Il capitolo forma un’unità narrativa che racchiude in sé una forma “racconto” parzialmente conclusa. Inizia, si sviluppa e termina. Non vi sto incitando alla frammentazione, ma a guardare il capitolo alla stregua d’una prima macro-struttura nella quale il ritmo si compie. Se la frase e il paragrafo sono micro-strutture del ritmo, il capitolo e il romanzo sono le macro-strutture.

L’attenzione del lettore può staccarsi al termine del capitolo, quando potrà decidere di rimandare il seguito della lettura al giorno dopo o a un altro momento (sebbene l’ideale di uno scrittore non troppo cinico sarebbe di riuscire a tenerlo incollato al testo anche di capitolo in capitolo, spingendolo a rimandare la quotidianità a un’altra fase della giornata…), ma al suo interno la lettura dev’essere resa possibile in maniera continuata.

Questo è ciò che penso io, per sommi capi.


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