Altrimenti, anche così va bene. La linea drammatica 2

Esiste un altro modo per distribuire il materiale narrativo all’interno della storia. E’ tanto diffuso quanto il precedente ed è altrettanto efficace. Ci sono alcune variazioni, ma, se guardate bene, non è cosa troppo diversa dalla precedente.

1) Presentazione corposa del personaggio: se ne deve vedere l’aspetto, sentire l’odore, udire il parlare e capire chi è.

2) Problema iniziale. Qualcosa, comunque, che viene risolto.

3) Periodo di requie. Il personaggio vive e sembra abbia trovato la sua stabilità.

4) Poi, di colpo, quella che sembrava “stabilità” si deteriora. Nasce un conflitto.

5) Il conflitto si inasprisce, fino a mettere a repentaglio la vita del protagonista.

6) Scontro finale – climax e risoluzione del climax.

In entrambi i casi, in quello qui presentato o in quello precedente, si parte dal protagonista e si arriva a un climax, il momento più importante dell’intera storia. Il momento iniziale è il punto di partenza di tutto ciò che sappiamo sul personaggio, e quello sarà il punto di riferimento per giudicare l’evoluzione dell’intera storia. Infatti, presentazione del protagonista e climax sono strettamente legati, perché il secondo dev’essere il punto di approdo del primo. Cosa vuol dire?

Vuol dire che dalla presentazione del protagonista deve partire un’onda narrativa che, attraverso il mare piatto, l’incontro di scogli più o meno grandi e lo spezzarsi contro barriere poco naturali, si propaghi fino alla spiaggia del climax. Lungi dall’essere tranquillo come una piatta spiaggia, però, il climax dev’essere l’apice dello scontro tra il protagonista e l’antagonista, chiunque o qualunque cosa esso sia. Nel climax il protagonista si svela per come è veramente o per come si è trasformato nel corso del romanzo.

Trasformazione. Ecco una parola chiave. Uno dei pilastri fondamentali di qualunque storia è che il protagonista si evolva. Se il protagonista nel climax è identico al protagonista presentato all’inizio, vuol dire che la storia fallisce e non può pretendere di aggrapparsi alla maglia del lettore, per tirarlo con sé nella profondità abissale del mare quando vi farà ritorno, una volta risolto il climax. Da qui si capisce a cosa servano i passi intermedi.

Requie, dilemmi, crisi e inasprimenti della crisi servono a trasformare gradualmente il protagonista. Il passaggio dal protagonista iniziale al protagonista del climax non può essere immediato, pena la caduta della famosa sospensione dell’incredulità. Esso deve avvenire di grado in grado, sfruttando ogni minimo particolare della storia che, per questo motivo, diventa sensata e utile. Anche la requie serve a preparare il terreno. In questo campo è abilissimo Stephen King. Anche quando i suoi protagonisti dormono sereni nel loro letto, la storia si prepara a esplodere.

Perciò date un’occhiata al momento del climax. Il vostro protagonista è sempre uguale a se stesso? Ha le stesse caratteristiche e qualità che possedeva all’inizio della storia? Non ha sviluppato nuove doti o non ne ha persa alcuna? Allora, forse, c’è qualcosa da rivedere.


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