L'acchiapparatti1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

In un’ambientazione altomedievale, cupa e sanguinaria, un becchino storpio e un acchiapparatti matto legano il loro destino a quello della creatura mostruosa che vive da secoli rinchiusa nelle segrete del paese di Giloc e si cacciano nei meandri terribili di una vicenda rocambolesca.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Zaccaria, il matto del villaggio di Tilos, di professione acchiapparatti, è un individuo squinternato pieno di paure, tic e compulsioni… ma con uno spirito vitale, infantile, spensierato e creativo che si esprime attraverso la lingua. Grazie a lui ho scritto il libro.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Nessun legame, voluto o cercato in maniera consapevole.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Mi piacerebbe fosse curioso di scoprire il mondo dell’acchiapparatti e ben disposto, fiducioso, nel farsi portare a spasso per le Terre di Confine dai protagonisti inconsueti e strampalati del libro.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Be’, mi riconosco in ogni personaggio, in ogni luogo, in ogni pagina del romanzo. O almeno riconosco una parte di me o un me di un altro tempo, passato o futuro. Trovo che questo sia uno degli aspetti più belli dello scrivere un libro.

Avatar Fabrizio Valenza

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Una replica a “QV su L’acchiapparatti, di Francesco Barbi”

  1. […] più o meno ti risposi a proposito dell’altro romanzo (vedi intervista), mi conosco e riconosco in tutto ciò che […]

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