Il maschio selvatico

maschioselvatico2Questo bel libro di Claudio Risé, pubblicato da San Paolo Edizioni nella sua seconda edizione, rielaborata a distanza di 22 anni dalla versione precedente, prende le mosse da un’affermazione di Leonardo da Vinci, il quale diceva che “il salvadego è colui che si salva”. La sua intenzione era quella di indicare come l’uomo che conosceva la natura profonda, quella della selva, fosse il tipo umano capace di “salvarsi”, sia fisicamente che spiritualmente.
Le considerazioni di Claudio Risé – per me molto valide – si sviluppano a partire da una semplice constatazione: il maschio non è più tale, sembra aver perduto molte caratteristiche che lo rendevano capace di nutrire se stesso, il mondo e gli altri maschi. Aspetto, questo, sottolineato anche da molte donne e riconosciuto con fatica dagli stessi uomini.
Non è un ritorno alla natura, e nemmeno un voler affermare che il maschio è superiore. Piuttosto, si tratta del tentativo di recuperare ciò che del maschile e del suo mondo è stato perduto a causa di ideologie e trasformazioni imposte dall’alto, in modo particolare nel mondo occidentale. Il riferimento primo è ovviamente ai concetti di maschile e femminile. Non sfugge il dettaglio che ovviamente maschile e femminile siano pensabili in più modi e che entrambi siano presenti all’interno dell’uomo e della donna. E, tuttavia, ci sono caratteristiche proprie del maschile e altre proprie del femminile, le prime possedute in modo specifico dai maschi e le seconde in modo specifico dalle femmine, anche se non in modo esclusivo.
A causa di un’imposta uguaglianza ideologica che deve esprimersi ormai esclusivamente a partire dall’ambito del diritto – di un diritto però svuotato ormai di contenuti e perciò nocivo – si pongono sullo stesso piano realtà sociali che hanno contenuti intrinsecamente differenti: un esempio su tutti, la questione del matrimonio. Essendo il matrimonio una questione tra un uomo e una donna ma ritenendo opportuna una rielaborazione concettuale, si è ritenuto di espanderlo a qualunque tipo di unione: tra due uomini, tra due donne, e non so cos’altro. Il fatto è che non si pensa che l’unione tra un uomo e una donna non potrà mai essere uguale a quella tra due uomini e a quella tra due donne, non perché le due ultime tipologie siano inferiori, bensì perché sono semplicemente differenti a causa delle caratteristiche del maschile e del femminile. Mettendo tutto sullo stesso piano, obbligando a una uguaglianza di fatto anche nei contenuti, il maschio (come la femmina) si trovano svuotati di specificità.
È perciò più urgente che mai capire quali siano le modalità attraverso cui il maschio può “salvarsi”. Salvarsi, in questo caso, vuol dire soltanto una cosa: tornare pienamente capaci di assumersi le proprie responsabilità, per se stessi e per il mondo.
Claudio Risé descrive le dinamiche interne al maschile che caratterizzano la formazione dell’uomo, e sottolinea come il maschio debba essere capace di lasciarsi nutrire da un altro maschio. Sebbene il maschile si definisca nel confronto con il femminile, e in qualche modo anche con l’inglobamento e il riconoscimento del femminile insito nel maschio stesso, un aspetto fondamentale è che solo i maschi conoscono ciò di cui essi hanno bisogno. Ci sono alcuni passaggi fondamentali nella vita di un uomo che non possono essere elusi, passaggi che a volte contengono il rischio di un’aggressività tutta maschile, aspetto che invece la nostra società occidentale ideologicizzata tende a cancellare sempre più, creando degli esseri infelici, che non hanno più spazi per convogliare le proprie energie maschili.
La proposta di Claudio Risé è quella di riscoprire il legame tra il maschio e la terra, non intesa nel senso di terreno agricolo ma nel senso di materialità, concretezza, senza lasciarsi imbrigliare da una tecnologia e da una società invasive: faccio un esempio, quello del confrontarsi con le altre persone, ormai sempre più veicolato dai social network. La tecnologia tende a sostituirsi ai procedimenti umani, rendendo più semplice la vita ma anche svuotandola di significato. La nostra tecnologia e il nostro tipo di società si stanno sostituendo sempre di più alla libera scelta delle persone. La prima conseguenza è che le differenze tra i generi vengono sempre più cancellate, perché nel mondo perfetto in cui la tecnologia ti risolve tutti i problemi, gli apporti specifici di maschi e femmine non hanno più significato.
Questo è precisamente il rischio, e questo bellissimo libro di Claudio Risé mi sembra adatto ad abbozzare una risposta e una strada da poter riscoprire in sé e approfondire.

Un pensiero riguardo “Il maschio selvatico

  1. Sulla “decadenza” del Maschio ne parla diffusamente anche il francese (polemicissimo) Eric Zemmour. (http://archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/03/uomo_scopre_troppo_lato_debole_co_9_070303056.shtml)
    Ovviamente lui dà la colpa di tutto alla “femminilizzazione” dell’Europa.
    Ecco, spero vivamente che l’opinione pubblica investa maggior energia in neuroni e non si faccia trascinare da questi fanatismi senza fondamento.
    In caso, io mi sono divertita a confutare alcuni passaggi qui:http://lama-armonica.tumblr.com/post/113700007293/se-l-uomo-scopre-troppo-il-lato-debole

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