Da un anno a questa parte ho preso la bella abitudine di scendere per le strade del mio quartiere, quelle più interne, e correre così da scaricare la tensione, dimagrire e rilassarmi per un’oretta. Se fino a qualche tempo fa credevo che correre sarebbe stato uno sport ben al di fuori della mia portata, ho scoperto ormai che è qualcosa che riesco a fare molto bene. Inoltre, serve davvero per dimagrire. Credetemi!
La parte più bella della corsa, però, è osservare la vita della città attorno a me che corro. Ho l’occasione di vedere le persone che si siedono ai tavolini dei bar, le signore che si fermano alle ringhiere delle rispettive villette per scambiarsi pareri e gossip, le mamme che fanno la spesa con bambini scalmanati al seguito, capannelli di ragazzi fermi vicino a un palo per scambiarsi opinioni o, più che altro, per mettersi a confronto, e poi… e poi c’è l’altra parte dell’umanità.
Quella che si apparta.
Non ci avevo mai fatto caso, ma c’è una quantità incredibile di persone che approfittano di pochi minuti di solitudine cercati o colti appositamente nell’arco della giornata. Gente ferma in auto lungo i marciapiedi che si fuma una sigaretta in santa pace, uomini che agli angoli delle strade si guardano attorno e telefonano, donne solitarie che portano in giro un cane, persone che semplicemente se ne stanno ferme a pensare in svariate situazioni.
C’è un mare di gente che cerca un qualche minuto di solitudine, di ristoro – immagino – dal caos quotidiano. Oppure l’occasione per fare cose che non farebbe di fronte alla famiglia o al partner. Forse l’ho notato perché perfino io vado a correre per avere un’oretta di solitudine, durante la quale essere a contatto solo con il mio corpo e non con chi mi circonda abitualmente. Ma le scoperte che si fanno in quell’ora di solitudine sono talvolta sorprendenti.

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