Una rosa per un sogno

La lettura pubblica di ieri, 24 settembre 2011, è stata molto bella. Non è un aggettivo che uso a caso, ma la categoria della bellezza è quella più adatta per descrivere un quartiere veronese come quello di Veronetta, ricco di varietà etnica, ricco di storie, ricco di divertimento. Soprattutto, ricco di cultura. Una delle fonti inattese di piacere è stata la scoperta di Porta Vescovo come di un monumento adatto ad accogliere non solo il reading, ma anche una mostra fotografica con installazioni vere e proprie, una risorsa per tutti coloro che vogliono godere della buona fotografia e della riscoperta del modo in cui il nuovo si è inserito nell’antico.

I racconti del reading sono stati tutti molto vivaci e pieni di colori. La lontananza dell’origine (Africa, Asia e Sud America, oltre che varia Europa) è stata annullata dalla uguaglianza del modo di divertirsi e di raccontare gli aneddoti di vite che spesso si tangono senza toccarsi.

Il mio racconto “Una rosa per un sogno“, letto dalle bravissime Margherita Sciarretta e Thea Griminelli, è stato modificato opportunamente da Loris Righetto (bravissimo organizzatore dell’evento) per il contesto in cui sarebbe stato recitato. Quello originale è decisamente più cupo e finisce male. Comunque sia potete leggerli entrambi. Qui di seguito vi posto quello breve e modificato, di ieri sera. Prossimamente seguirà quello originale.

Lavorava ai semafori attorno a Porta Palio da più di un anno. Si ricordava che il Natale dell’anno precedente era riuscito a guadagnare settanta euro. Aveva venduto dodici coppie di rose, un risultato mai più ottenuto. Quel giorno aveva messo via quindici euro, e non era stato poco. L’anno scorso era convinto che il giorno in cui avrebbe potuto far ritorno nella sua isola fosse molto vicino. Oggi era diverso. Considerando che si trattava della vigilia di Natale, i cinque euro che aveva intascato erano davvero molto poco. Ora casa gli sembrava un po’ più lontana, e a differenza dell’anno precedente aveva deciso di vendere tre rose anziché due, sempre a cinque euro, così la gente si sarebbe sentita invogliata anche nella crisi, ma lui avrebbe guadagnato meno di prima. Si guardò attorno. Ancora nessuna macchina. Con la lingua si toccò l’incisivo che ballava. Non aveva soldi e aveva bisogno di un dentista o il dente sarebbe caduto lasciando un buco. Un buco in più tra i denti avrebbe fatto ridere suo figlio, quando lo avrebbe rivisto. Si chiese se suo figlio lo avrebbe ricordato ancora, dopo dodici anni di assenza.

Che domande, certo! Sono sempre suo padre, dopotutto.

Dopo tutto. Ed eccolo in Italia, allora, a fare soldi, ad aspettare di vincere la sua lotteria per tornare a casa, dalla sua famiglia. Però su una cosa aveva cambiato idea: fosse riuscito a mettere da parte abbastanza soldi da fare quel viaggio, se ne sarebbe rimasto al suo Paese, con un po’ di soldi avrebbe ricostruito la sua casa e avrebbe passato intere serate a leggere storie a suo figlio, per farlo addormentare, o a raccontargliene di nuove. Magari a parlargli proprio di quel luogo in cui sembrava che si potesse vincere l’America, e invece era finito a vendere rose per la strada, a gente che non s’amava nemmeno di Natale.

Ma poi, suo figlio le avrebbe ancora ascoltate le storie? Dodici anni non erano sufficienti per dimenticarsi di un padre visto solo in quell’infanzia che presto si dimentica? Doveva sperarlo, non aveva altro.

Il semaforo si era fatto di nuovo rosso e si era formata una nuova colonna di macchine. Si alzò a gran fatica, e quando fu dritto il cuore batté molto più faticosamente di quanto non fosse mai accaduto prima. Fece piccoli passi, stanchi, verso la macchina e poi la solita trafila. Sorriso, “Buon Natale”, “Grazie” anche se non aveva ricevuto nulla.

Altra macchina, altri occhi fissi davanti, che non si piegavano a nulla, duri. La signora in auto stava pensando forse ai suoi nipoti, ma nessuno voleva una rosa. Nessuno voleva più una rosa.

George abbassò gli occhi verso il mazzo che stringeva in mano e annusò il profumo dei sogni, e continuò a sognare. Era buono, un ottimo profumo.


4 risposte a "Una rosa per un sogno"

  1. Fabrizio, è stato un piacere lavorare con te e con gli altri. Teniamoci in contatto e facciamo delle altre cose belle assieme!

  2. Certamente, Loris. Anche a me è piaciuto molto. Direi proprio di sì: “dobbiamo” tenerci in contatto, e fare dell’altro. Intanto, se vuoi, stasera faccio una presentazione alla Libreria Rinascita, in C.so Porta Borsari, del mio ultimo romanzo, “Commento d’autore”. Inizia alle 18.30 e finisce alle 20.00. Mi farebbe piacere tu venissi. Ciao.

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