Ho una storia nel cassetto, già scritta, dall’inizio alla fine. Mi ci sono voluti quattro mesi per completarla e ora necessita di una revisione robusta, soprattutto in alcune parti. Piccolo problema: di mezzo ci son le piume, per così dire. Già, dentro c’è un angelo. Dove sta il problema, direte voi?
Il problema sta nel fatto che il fantomatico mercato fantastico italiano è zeppo di angeli di tutti i tipi e non voglio che la mia storia si perda nella melma dilagante. Già è difficile piazzare un romanzo in maniera dignitosa, se poi ci si mette di mezzo anche il Grande Zuccherificio Piuma & Bitumi Vari, il rischio che si corre è molto grosso.
In quel romanzo parlo di dolore maschile e morte, di assenza/presenza femminile e del sacro che irrompe nella monotonia quotidiana. La speranza è quella di trovare un allevatore che tratti bene il mio cucciolo e lo faccia crescere (non parlo dell’angelo, che anzi ha un che di bastardo…).
Ho osato proferire la parola “speranza”? D’accordo, ritorno in me e il romanzo ritorna nel cassetto. Darò la precedenza a un’altra storia: sempre sofferenza maschile, sempre dolore e quasi morte. Anche soprannaturale, sì, seppur un solo accenno. Per lo meno, però, non ci sono angeli.

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