Il giorno dopo i ballottaggi, i soliti noti ci ripropongono le solite analisi, dimostrandosi nuovamente incapaci di riconoscere le solite colpe.
Bersani avrebbe vinto dappertutto, senza rendersi conto (o senza volersi accorgere) che spesso hanno vinto proprio quei candidati Pd che il partito aveva deciso di non appoggiare o che si erano opposti ai candidati scelti attraverso le primarie. Inoltre, lo smacchiatore di leopardi è riuscito ad affermare che la vittoria di Orlando a Palermo è praticamente vittoria del Pd. Magia!
Alfano è riuscito a sostenere che non si può dire che il Pdl abbia perso, perché dove si presentava c’è stato un fortissimo astensionismo, talmente alto da coincidere praticamente con l’elettorato del suo partito. In buona sostanza, “i nostri – che sono tanti – hanno preferito rimanersene seduti a casa”.
E di Pizzarotti, che cosa ha potuto riconoscere la Bindi, ieri sera nella trasmissione della Gruber su La7? Che ha vinto per i voti del centrodestra e che ora vuole vederlo all’opera.
Certo, tutti noi vogliamo vederli all’opera, i candidati del M5S, perfino io che li ho votati. Ma quand’è che i partiti tradizionali di questi ultimi vent’anni si renderanno conto che si stanno sciogliendo come neve al sole e che c’è una novità che si sta proponendo, cioè la partecipazione maggiore e diretta del popolo nella cosa civica?

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