Le intro ai racconti

Slittate di tre giorni, ecco le brevi introduzioni ai racconti di L’alieno nella mente.

Per passare al contenuto di L’alieno nella mente, dico subito che si tratta di racconti appartenenti a vari generi: horror, ma anche fantascienza e pure al grottesco, con una piccola incursione nell’evanescente mondo dei fantasmi, quelli veri (mi riferisco a Chiamati a raccolta).

Fondamenta d’incubo (solo tight!) è già stato letto da chi si è ritrovato tra le mani l’antologia Storie di draghi, demoni e condottieri pubblicata da Edizioni Domino. È la storia maledetta di un palazzo nel centro di Verona, che agli inizi del 1900 viene acquistato da un barone, rampollo di una famiglia della nobiltà cittadina. Ahi l’incauto acquirente che non si informa prima di firmare!

Seguono tre inediti. La bestia in cantina vuole essere un omaggio a una parte della narrativa meno conosciuta del grande Lovecraft. Sta a voi scoprire a quale parte. Vi dico solo di non prendere sotto gamba gli odori che vi sorprendono improvvisi, nella fattispecie l’odore di zucchero filato. La tana del Nero è un esperimento: un racconto horror scritto in maniera minimalista, che vive più di sensazioni che di altro. Sarete voi a dirmi se funziona oppure no. Per il momento vi basti sapere che affonda le sue radici negli ormai lontani primi anni Ottanta (e più non dimandate!). Il laboratorio dei fantasmi è un racconto molto vecchio, uno dei primi che ho scritto. È vero, la scrittura migliora di anno in anno e se lo avessi riscritto di sana pianta forse sarebbe stato migliore, ma quella vecchia storia di uno scienziato scomparso nel nulla quando ormai era in odor di Nobel mi ha sempre lasciato un non so che di nostalgia. In principio si intitolava Quark. Poi ho pensato di focalizzare meglio la storia ed è venuto fuori un laboratorio di fantasmi.

Chiamati a raccolta, di cui ho già anticipato trattarsi d’una storia di fantasmi, è nato come omaggio alle vittime del grande tsunami che ha colpito il Giappone nel marzo del 2011. Venne pubblicato assieme ad altre decine di racconti nel sito aperto per l’occasione da Lara Manni (lo trovate ancora: Autori per il Giappone) e si concentra sulla necessità di non spezzare i legami familiari, nemmeno dopo una sciagura come quella.

Segue un altro inedito, Il venditore porta a porta, con il quale passiamo alla fantascienza. Trattasi di secondo esperimento, essendo un racconto ambientato negli anni Cinquanta e desideroso di rovesciare… i punti di vista. Mentre lo leggete, se vi riesce non grattatevi il collo.

Il Visitatore prende spunto da Verulengo, la cittadina in provincia di Verona al centro di altre mie storie, per ambientarsi però in un mondo… alternativo. Oggi impazza la moda degli omaggi e spesso si leggono cose che strizzano l’occhio all’omaggio solo per riuscire a farsi digerire meglio. “Cavolo, che ne capisci tu di quello che scrivo? Non ti sei nemmeno reso conto che era un omaggio!” sembrano dire. Bene, non uccidetemi e non mandatemi nemmeno lettere di minaccia: il mio racconto è un altro omaggio, e questa volta doppio. Ad Asimov e di nuovo a Lovecraft. A voi spetta il capire perché, per entrambi gli autori. Un solo suggerimento, nel caso in cui decideste di non leggerlo: guardatevi da chi vi si presenta in maniera gentile in mezzo al mondo barbaro nel quale ormai viviamo.

Incidente: non nel senso di scontro tra auto e cose simili, ma nell’accezione più rara di colui che si imbatte in qualcosa di inaspettato. Siamo sulla Luna tra qualche decennio, e un poliziotto quasi in congedo decide di aiutare un suo collega. Verso cosa lo sta spingendo? Spero non abbiate paura degli alieni.

Lassù è meglio: ancora sulla Luna, anzi no, sulla Terra. Un cittadino lunare va a far visita a una scolaresca sulla Terra, per un reciproco scambio – proficuo? – di vedute sui rispettivi governi e stili di vita.

La macchia sul muro è il racconto pubblicato in Stirpe angelica da Edizioni della Sera nel dicembre del 2010. È una storia poetica sulla parabola vitale di uno scrittore. Lo ammetto, è un po’ triste, ma si sa, a volte la scrittura vuole cibarsi della nostalgia più struggente. In questo caso si tratta di una delle mie rarissime incursioni nel mondo degli angeli.

Malleus maleficarum venne selezionato nel 2008 per la rappresentazione teatrale all’Orto Botanico di Rovereto. Un inquisitore tenta di far parlare una strega (o una donna supposta tale). Mentre lo leggete dovete pensare che è stato concepito per il palcoscenico, e per l’occasione mi sono divertito a inventare un linguaggio finto-medievale, ennesimo esperimento (ma come ho già detto, questa stessa raccolta è un esperimento). Sta a voi giudicare se riuscito oppure no.

Ossessione è forse il racconto più in linea con il titolo della raccolta stessa. È fantascienza? Può darsi. Quando si dice… giungere ad alienarsi in mezzo alla gente.

Infine, una perla gustosa: Lo storico. Prendetelo per quello che è. Un micro-racconto, un divertissement che vuole solo far ridere, sperando che non giunga invece a disgustarvi.


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