Ci metto il punto di domanda, perché non è mai facile dire quando ci sia fallimento e quando, invece, solo crisi. Sta di fatto che sono in fase di riflessione sul mio cammino di scrittore. Dura già da un po’ di tempo, a dire il vero; un lungo periodo di un paio d’anni nel quale mi sono misurato con altri generi e nuove proposte. Ora è il tempo delle risposte, delle conferme, positive o negative che siano.
Di sicuro c’è la crisi del mercato editoriale che rema contro, e di sicuro c’è la crisi economica che rema ancora più contro le tasche degli italiani in generale (e forse le due cose sono collegate), ma la progressiva invisibilità delle mie proposte fa sì che mi debba interrogare sempre più.
Non so dire quale sia la risposta alle mie nuove produzioni, è ancora presto per dirlo. Tra l’horror che ho pubblicato e i racconti o romanzi drammatici che sto proponendo a editori e agenti, la carne al fuoco è molta. Però tira una brutta aria, e in quest’aria ci metto scrittori che sono scomparsi – purtroppo – come Andrea D’Angelo e Michele Giannone, altri che sono sempre più disgustati e maltrattati dagli editori, come il già citato GL D’Andrea, e tanti tanti altri che si trovano costretti a lavorare solo con editori piccoli e quasi invisibili perché l’editoria ad ampia diffusione non li degna del minimo pensiero se non danno almeno l’idea di essere nomi che venderanno. Inoltre, si vedono piccoli editori di qualità chiudere o venire acquisiti con progressivo mutamento dei titoli in catalogo, blog di scrittori fino a oggi molto stimati che, improvvisamente, scompaiono… e tanto altro.
Non so dove inserirmi, personalmente, in questa lunga trafila di piccoli o grandi fallimenti, anche se ultimamente mi sento molto invisibile. Non è uno sfogo. Forse è solo il preludio a qualcos’altro.

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