La rigidità degli irriducibili

Umberto Eco parlava di apocalittici e integrati, come di due categorie che delineano modalità contrapposte di rapportarsi alla cultura e alla comunicazione di massa: ci sono quelli che contestano ogni espressione della mass culture (gli apocalittici) e ci sono quelli che invece riescono a farsi andar bene ogni cosa (gli integrati). Eco aveva come obiettivo polemico alcuni intellettuali in particolare. Io, invece, vorrei declinare questi due atteggiamenti in un riferimento sociale ampio.

L’apocalittica e l’integrazione sono le due polarità di un modo sociale oggi molto diffuso, ed esacerbato dai social media (più che dai mass media). Con il loro simmetrico estremismo, mettono in evidenza da un lato il fastidio per il definitivo cambiamento di ciò che pensano un tempo fosse sano e bello (potremmo chiamarli conservatori, se questa parola non avesse un’accezione politica eccessiva), dall’altro lato, l’eccessiva accettazione di ciò che, agli occhi di una persona capace di senso critico, è francamente inaccettabile (potremmo chiamarli realisti, cioè persone più realiste dei Reali Sovrani di questo mondo).

Le due posizioni hanno un punto in comune: sono frutto di una rigidità di fondo. Vorrei coniugarla in alcune brevi riflessioni su certi comportamenti sociali che con la pandemia sono saliti in superficie.

Fin dall’inizio di questa crisi mondiale, sono rimasto stupito dalla corsa al complottismo più radicale che si è evidenziata in modo particolare sui social. Ancor prima dei vaccini, c’era chi gridava al complotto mondiale per affossare l’economia di certi Paesi e gestire lo sviluppo del mondo secondo percorsi noti a pochi illuminati. Dopo aver passato alcune settimane incredulo che si potesse davvero affidare la propria visione della realtà a simili teorie fantasiose, ho cercato di capire. Se l’impressione generale era che si trattava di stupidità, feci un ulteriore sforzo intellettuale con l’obiettivo di non giudicare quelle persone, che aumentavano mese dopo mese. Arrivai perfino a trovare delle ragioni per la stupidità stessa, credendo di individuarle nell’errata progressione logica dei loro ragionamenti, ma la componente emotiva era sempre fin troppo evidente.

Ogni narrazione in cui si decide di credere e in cui si investe la propria intelligenza e la propria vita, ha sempre un collante fondamentale, irrinunciabile: l’emotività coniugata in affettività. Ogni convinzione personale è fondata su un’emozione che chiama in causa un affetto, motivo per cui non si è facilmente disposti a mutare le proprie convinzioni.

Quando, però, si passò a contrastare i vaccini, e poi il green pass, mi resi definitivamente conto che si stava profilando un atteggiamento con cui mi ero scontrato fin troppo spesso all’interno del mio mondo lavorativo, quello scolastico. Alcune colleghe (lavoro in un mondo pressoché totalmente femminile), le quali credevano nelle scie chimiche, nei metalli pesanti presenti in vaccini comuni, nelle cure alternative a base di pietre, alghe e strani carboni, nell’astrologia da insegnare ai bambini, ecc. ecc., o che chiamavano in causa Dio, Gesù, la Madonna e il diavolo per troppe cose, ebbene, tali colleghe erano anche quelle che mostravano la loro contrarietà al nuovo vaccino e al green pass.

In poche parole, mi sono reso conto – forse troppo tardi – che a cementare le convinzioni di tali oppositori irriducibili non erano semplicemente logiche fallaci oppure affetti connotati nella propria vita come negativi e chiamati in causa da emozioni particolari legate a vaccini e green pass: la malta dell’opposizione irriducibile, di chi non vuol sentire ragioni (che non siano alternative) è la rigidità personale.

Ciascuna di queste persone che osteggia decisioni (certo, non facili né perfette) atte a contrastare con un po’ di buon senso l’espandersi della pandemia – e, credetemi, ho avuto modo di incrociarne molte sul mio cammino -, era una persona che già in passato aveva mostrato grande rigidità di fronte ad argomenti, i più peregrini.

Mi sono convinto che il problema principale sia una fondamentale rigidità nei confronti del mondo, vissuto come ostile e nemico: non a caso, atteggiamenti che un tempo vedevo esprimersi solo in ambito religioso, oppure in ambito sanitario sotto forma di ipocondria, o magari in ambito politico come un generico e irrazionale appoggio a posizioni del tutto discutibili secondo un’etica evoluta, sono confluiti tutti nel contrasto di questi oppositori-a-ogni-costo di vaccini e green pass.

Con questo non voglio giurare sull’assoluta bontà di vaccini e di green pass, assolutamente. Posizioni come quella di Cacciari vanno capite, prima che criticate, e purtroppo c’è ben poca gente che riesca davvero a capirle. Ma l’emergenza sanitaria che il mondo sta vivendo mette (tristemente seppur correttamente) in secondo piano la problematicità eventuale di vaccini e green pass. I valori della persona non sono tutti uguali, non credete a chi sostiene una simile cosa: tra vita e libertà scelgo di sicuro la prima, per il semplice fatto che senza vita non c’è più alcuna libertà da agire.

Il dato importante che mi pare di aver compreso dagli atteggiamenti che ho descritto è proprio quello della rigidità nei confronti del mondo, sentito e vissuto come ostile: una ferita profonda e antica delle persone. E che così tanti siano quelli che mostrano tale rigidità (la pandemia è stata eccezionale nel mostrare le nascoste dinamiche della nostra società), forse tra il 10 e il 15% della popolazione, la dice lunga sulla necessità di rivedere il modo in cui le persone vengono educate e cresciute, oltre che sugli obiettivi della nostra società e in modo particolare della scuola, sempre meno incentrata sull’umanità e sempre più sul profitto.

Gli irriducibili trovano la loro ragione principale in una o più ferite profonde, che non fanno altro che alimentare la rigidità che li fa sentire i più giusti del pianeta.


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