45 – Desiderio

Il desiderio è una sorta di anticipazione del piacere, una carica affettiva e materiale, legata a quell’oggetto specialissimo che immaginiamo possa soddisfare il bisogno. Scopriamo insieme in che modo si lega alla presenza-assenza del Divino.

Sappiamo dall’esperienza nostra e dell’umanità intera che il desiderio umano è senza fine e che non segue dei ritmi naturali, ma che, complicandosi con esigenze fittizie che fanno parte dello stesso orizzonte affettivo, diventa un limite verso il quale l’uomo corre, spesso con frenesia e molta inquietudine. Sotto questo aspetto, il desiderio condivide molto spazio con il sogno a occhi aperti. Ricordate la canzoncina: i sogni son desideri… Ecco, per l’appunto.

Forse non c’è parola più favolistica nel nostro vocabolario, motivo per cui è più che mai necessario capire quale sia il suo reale statuto – e oserei dire, la sua reale importanza: il desiderio, evidente in ogni dinamica dell’anima umana e originante dalla differenza sempre crescente con ciò che scopriamo relativamente alla nostra esistenza, è l’esperienza che la nostra coscienza fa del bisogno, vissuto in quanto slancio. La nostra immaginazione arriva in soccorso, prolungando la rappresentazione della cosa assente e anticipando il piacere possibile, che diventa la motivazione per continuare a vivere e desiderare.

L’uomo è infelice perché è schiavo delle passioni, ossia perché desidera cose che gli possono sfuggire, poiché gli sono esterne, estranee, superflue.

Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica

Con questa citazione da un testo importante, facciamo un piccolo passo in avanti. La parola desiderio deriva dal latino de-sidera, “senza stelle”: il ritrovarci senza stelle ci spinge a volerle presenti. Il desiderio è, perciò, augurarsi che ciò che ora è assente diventi un giorno presente. Questa mancanza spinge il nostro sguardo proprio alle stelle, zona astronomica che nell’antichità era ritenuta sede dell’anima mundi. Proprio la presenza del Divino espressa dall’anima mundi, “l’anima del mondo”, viene ritenuta come adatta a soddisfare il desiderio che esprimiamo.

Sotto questo aspetto, il desiderio si ricollega a quanto abbiamo detto circa angoscia e nostalgia: l’essere umano che ha preso le distanze da ciò che dona completezza all’essere stesso, cioè dal Divino, desidera tornare a ciò che ritiene perduto, e perciò ammira il mistero tremendo celato nell’esistenza (o all’esistenza) e lo vuole comprendere. Il desiderio gli permette di farlo senza esporsi troppo al problema della presenza divina, sempre destabilizzante.

Un salto nel passato. Nel Socrate platonico, la volontà dell’essere umano tende in modo naturale al bene ed è solo l’ignoranza di questo a determinarne la sua caduta nel male, caratteristica propria di certa antropologia antica. Per gli Stoici, la volontà è un impulso nettamente distinto dal desiderio, pienamente controllato dalla ragione, perciò qualcosa che comunque si scosta da un mero processo istintivo-affettivo. Agostino, poi, ripropone l’immagine pienamente socratico-platonica della volontà, dal momento che la volontà umana è immagine della volontà divina, perciò è fondamentalmente libera, ma… condizionata dal desiderio. Qual è il ruolo del desiderio rispetto alla volontà? Quello di prospettare come possibile un ricongiungimento con ciò che può darci completezza, cioè con l’Essere.

Desiderando, si tenta di avvicinare qualcosa che non è nei propri poteri; è lo stesso che si fa comandando, quando si tenta altresì di avvicinare qualcosa che ugualmente non è sotto il proprio controllo. Con il comando lo si fa tramite la forza, con il desiderio tramite la nostalgia.

Il desiderio, che può essere motivo, cioè rivelatore di un bene anticipato, può anche diventare un’emozione, un motore capace di metterci in grado di immaginare l’oggetto del nostro desiderio come se fosse già posseduto. Il desiderio riguarda tutto, anche ciò che non è materiale (basti pensare ai desideri sociali, intellettuali, morali e spirituali), ma sempre accompagna il suo slancio una certa presenza del corpo.

È l’anima tutta, è l’esistenziale, che anela tramite il desiderio e l’emozione.


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