37 – Parresìa

Secondo il vocabolario Treccani, la parresìa è questione di schiettezza, di franchezza nel parlare. Sembrerebbe un sinonimo di “sincerità”. Invece, vi spiego che cosa ritengo sia la parresìa e come mai costituisca una meta di vita necessaria e, insieme, complicata.

La parresìa è la capacità di dire come stanno le cose: ci vuole un grande senso delle proporzioni, per poter giudicare dell’effettiva importanza circa gli elementi che compongono una situazione. Non si tratta di vedere la verità o di poterla definire con esattezza: ormai da molto tempo si è compreso che la verità può essere indicata, non posseduta. Se ne conosce la direzione, si comprende quale atteggiamento permetta di lasciarcene toccare, ma non se ne possono indicare confini netti e chiari, perché la verità è un flusso infinitesimale che attraversa l’esistenza. Come la via lattea di notte, la verità balugina nel nostro orizzonte in modo evanescente, ma la paressìa è un atteggiamento che la può solo presupporre in qualità di intuizione.

La parresìa è la capacità di essere franchi, e per esserlo, bisogna prima essere franchi con se stessi: siamo disposti ad accettare la reazione alla nostra franchezza? Soprattutto, però, parresìa non significa essere stronzi (e come si suol dire, scusate il francesismo). Si è franchi quando l’altro è in grado di poter accogliere la nostra franchezza, altrimenti il nostro gesto è solo uno sfogo mal celato. Potrebbe, perciò, essere meglio evitarla. In ogni caso, anche quando la nostra parola è venata di parresìa nell’occasione opportuna, dobbiamo accettare le conseguenze che la verità può avere nell’altra persona, ed essere disposti ad accogliere il suo eventuale mutamento d’animo (o di intenzioni) nei nostri confronti.

La parresìa non va utilizzata per il proprio tornaconto, ma per aiutare l’evolversi della situazione, sia essa relativa a una persona o a più persone.

La parresìa non è tipica del linguaggio politico, se non in momenti straordinari dell’esistenza dei popoli, quando la franchezza sulla situazione diviene il grimaldello per poter giungere a una sponda che appare lontana.

La parresìa non è la sincerità, perché la sincerità è la proprietà di ciò che non ha impurità al suo interno. Essere sinceri significa mostrarsi per come si è, senza maschere. Affidarsi alla parresìa, il cui etimo vuol dire “parola libera” o “libertà di parola”, vuol dire trovarsi nell’effettiva condizione di dire le cose indipendentemente dal proprio o dall’altrui tornaconto, senza che vi sia qualcosa che possa ostacolarci nel dire parole di verità.

Soprattutto, la parresìa non è voler mostrare di essere forti, ma è – all’occorrenza – mostrare la propria fragilità.


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