Filosofia mistica della conoscenza – spunto sintetico di partenza

«Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.»

Agostino di Ippona

La filosofia mistica della conoscenza è un approccio conoscitivo che unisce alla logica razionale, tipica della filosofia e della scienza, l’aspetto spirituale-mistico.

Si tratta del tentativo di proporre un paradigma epistemologico: l’essere umano è Coscienza narrativa e dalle sue caratteristiche categoriali ha sempre avvio la conoscenza di se stesso, del mondo e della sfera del divino. 

Le categorie di spazio e tempo sostanziano la narrazione quale processo di conoscenza di tutto ciò che riguarda l’essere umano, fin dal suo concepimento. Tuttavia vi sono delle esperienze che indicano come spazio e tempo siano percezioni della Coscienza, al di fuori delle quali si colloca ciò che viene considerato “ambito divino”. 

L’esperienza della Coscienza di una differenziazione tra ambito divino e flusso spazio-temporale che le è proprio, la induce ad affermare che l’ambito divino sia Totalmente Altro rispetto all’ambito umano, fino al punto di considerarlo in contrapposizione, con la conseguenza che per la conoscenza umana si danno due ambiti diametralmente opposti: quello del divino, che chiamo Consapevolezza, e quello umano, che chiamo Coscienza. 

L’essere umano si forma in quanto Coscienza narrando la propria differenza dalla Consapevolezza, cioè dall’ambito divino. La Coscienza può e deve nell’essere umano inserirsi nel flusso infinitesimale della Consapevolezza, per una fondazione finalmente soddisfacente della conoscenza umana. 

Nell’esistenza umana si danno due possibili direzioni: 

– verso la Consapevolezza, riscoprendo se stessi da sempre immersi nel divino, in un rientrare in se stessi tramite una risposta al richiamo che sempre giunge dal divino, movimento che completa il proprio sé (Sé);

– oppure verso la Coscienza considerata sempre più come oggettivazione (alla stregua del Mondo e del Divino stesso), movimento che espunge totalmente il divino dall’esistenza, oggi prevalente nel mondo occidentale. 

La direzione verso il divino ci colloca come parte del Tutto, sfera mondana e ultramondana, che ci riguarda completandoci progressivamente. La direzione verso l’oggettivazione ci conduce a una alienazione progressiva, che ci imbriglia sempre di più in una conoscenza limitata, fino a considerarci oggetti tra gli oggetti.


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