34 – Cristianesimo

Adi NesThe last Supper – un’immagine che trovo profondamente significativa, per come il cristianesimo è stato spesso vissuto.

Non sembri insensato o perfino assurdo riservare un posto tra le parole del Dizionario delle parole usurate al concetto di Cristianesimo, perché come religione che fu, è ormai un dato certo. Piuttosto, abbiamo adesso la possibilità di riviverlo secondo l’originaria bontà. Dobbiamo solo scoprire quale sia.

Il cristianesimo è stata una religione tra le più pervasive e produttive, sia sotto l’aspetto sociale che sotto quello culturale. È riuscita a trasformare il concetto di essere umano a tal punto, da portarlo a uno sviluppo della propria interiorità che, negli ultimi secoli, si è affermato con quella società dei diritti e dell’uguaglianza cui facciamo continuo riferimento, sebbene sia troppo spesso un paradigma ancora distante.

La ricchezza umana che è stata in grado di apportare alla società dell’homo sapiens sapiens è dipesa in buona parte da quel granello di senape che è stato accolto e che si è sviluppato nell’arco dei secoli a dispetto della capacità dell’essere umano di turbarne lo sviluppo, di bloccarlo e di infangarlo, di distorcerlo e di tradirlo. Il tradimento del cristianesimo, d’altronde, è iniziato fin dai primi momenti, ancora vivente Gesù, perché era, in realtà, tradimento di Cristo e del Suo ministero tra gli uomini.

Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui e il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente e i suoi non lo accolsero. (Gv 1, 10-11)

È un fatto insito nel messaggio cristiano stesso, quello di venir respinto, ma oggi, il problema non sembra più essere quello che viene respinto, osteggiato, bensì che non muove nulla, che suscita indifferenza. A tal riguardo, si può leggere il bello (e veritiero) articolo di Enzo Bianchi su Vita Pastorale di Febbraio 2021, intitolato “Quale futuro per il cristianesimo?”

Perciò, è il cristianesimo una religione morta? È destinata a essere una raccolta di monumenti gloriosi, di tradizioni culturali, di risultati civili, di testi affascinanti relegati all’antichità? Possiamo considerare il cristianesimo alla stregua del paganesimo, che fu glorioso ma che è defunto, pur lasciando una ingente eredità culturale? Dobbiamo rattristarci di fronte al fatto che il cristianesimo non fa più notizia, se non attraverso gli scandali, se non quando risaltano fenomeni di massa, se non quando vediamo immagini che colpiscono l’immaginazione (e niente di più)?

Non lo credo. Sono fermamente convinto che il cristianesimo abbia adesso l’opportunità di mostrarsi per quello che è: una fede nella parola di Gesù, che è il Cristo. Fino a quando io, in persona, nella mia vita continuerò a credere che quel Vangelo che ci è stato tramandato è la Parola, che però va vissuta in ogni momento della mia esistenza, al di là di settarismi, al di là di differenze, al di là di limitazioni della logica umana, al di là della povertà dei nostri concetti esistenziali, fino a quando crederò e vivrò in prima persona questo vangelo come una buona notizia per la mia esistenza, allora il cristianesimo vivrà e si tramanderà.

Per questo motivo, ben venga la riduzione del cristianesimo rispetto alle pomposità e alla magnificenza del passato. Ben venga il suo divenire piccola chiesa dentro di me prima ancora che con qualcun altro.


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