Dalle emozioni ai sentimenti /2

Proseguiamo da dove abbiamo interrotto ieri. In questo post si è iniziato a parlare del rapporto tra emozioni e di sentimenti…

Per esprimere la differenza tra emozioni e sentimenti, si potrebbe usare un’immagine metaforica: le emozioni sono come le lettere e i sentimenti come le parole. Non è proprio del tutto esatto, perché non è che tante emozioni assieme creino un sentimento, ma adesso cerco di spiegarmi meglio. 

Il sentimento parte da uno stato d’animo che è presente dentro di noi, come per esempio l’affetto per una persona (lasciate che almeno una volta faccia un esempio positivo!). L’affetto che proviamo è una propensione verso qualcosa: possiamo provare affetto non solo per una persona, ma anche per un animale, una pianta, un oggetto, un luogo, una situazione esistenziale, un ricordo, e via dicendo. Questa propensione fa da ponte tra l’emozione che qualcuno/qualcosa ci fa provare in un momento preciso della vita e il sentimento, che non è altro che l’emozione coltivata tramite il pensiero, nutrito dalla propensione dell’affetto.

A differenza dell’emozione, dunque, il sentimento è ciò che si forma attraverso la riflessione che noi facciamo sull’emozione di partenza.

Potremmo paragonare l’emozione a un seme e il sentimento alla coltivazione continua e progressiva che ne facciamo, e che curiamo come un fatto importante; la cura di una pianta avviene tramite l’acqua e le sostanze nutritive tratte dalla terra, che aiutano la pianta a sviluppare ciò che c’è in essa, ovverosia la vitalità allo sviluppo: allo stesso modo, nel nostro paragone, l’acqua è l’affetto che proviamo verso quell’emozione (lo ribadisco: qualunque essa sia) e la vitalità della pianta corrisponde alla propensione delle nostre emozioni a venir prolungate nel tempo, diventando sentimenti. Attenzione: ho parlato di un fatto “importante”, non prezioso e ottimale. Possiamo, infatti, coltivare anche sentimenti negativi, per esempio l’odio o l’invidia, che si nutrono dell’emozione della rabbia o di quella della tristezza. Ogni sentimento che proviamo, lo abbiamo coltivato noi, è frutto della nostra propensione interiore e dell’affetto che abbiamo riservato all’emozione di partenza.

C’è da dire, inoltre, che giustifichiamo la nostra decisione di prenderci cura delle singole emozioni, trasformandole in sentimento, con motivazioni che spesso sono molto ideali: ecco il punto in cui interviene la mente, che si pone nei confronti dell’emozione e dei sentimenti come se fosse un punto di osservazione disincarnato, che non appartiene al corpo. Per questo motivo, accade spesso che riteniamo le emozioni un fatto della mente e non del corpo, e che – magari – finiamo per dirci che non possiamo fare altrimenti. Quelle emozioni proviamo, e non possiamo cambiarle.

Eppure, questo non è del tutto vero. Le emozioni che proviamo sono sempre puntuali, momenti puntiformi e isolati nella nostra vita, ed è soltanto il nostro modo di raccontarcele a metterle insieme. Le emozioni, come dicevo, diventano sentimenti, perciò fatti veramente capaci di influenzarci a fondo, a motivo dell’affetto che riserviamo loro. 

Da parte mia, vi invito a non reprimere alcun tipo di emozione, ad esprimerle tutte, e di imparare a gestirle. Invece, i sentimenti, quelli sì vanno coltivati, selezionati a seconda di ciò che riteniamo possa farci crescere. Qualcuno penserà certamente che anche sentimenti quali odio o risentimento possano aiutarci a crescere: io credo che questo possa essere vero solo in certe situazioni e a determinate condizioni, ovvero che sentimenti così negativi possano essere utili solo se siamo capaci di comprenderne il motivo, e prendendone le distanze prima che divengano tossici. Ma in linea di massima, i sentimenti negativi non aiutano a crescere: piuttosto, deprimono la personalità.

Ora: sarebbe assurdo che noi avessimo la nostra capacità giudicante – quella che discerne le situazioni, esteriori e interiori – solo per riconoscere un sentimento, magari negativo, e che riconoscendolo negativo, non potessimo modificarlo o depotenziarlo. Questa capacità giudicante sarebbe una specie di burla nella nostra testa.

Mi piace il concetto di “coltivare l’amore”, che non è una sorta di buonismo. L’amore – nei confronti di una persona specifica o di un gruppo di persone – può essere spontaneo all’inizio, ma in quel caso ha più a che fare con una fortissima emozione di affetto, che muove il nostro corpo verso un trasporto nei confronti di un’altra persona o di un gruppo di persone, o di una situazione o di qualcos’altro, e che spesso e volentieri si esprime attraverso determinate conseguenze di tipo fisico-corporeo. Quando facciamo l’amore con qualcuno, spesso è un’esperienza soprattutto fisica, perlomeno all’inizio. Solo dopo, quando riusciamo a coltivare poco alla volta il nostro amore, cioè il sentimento che proviamo, allora possiamo dire che effettivamente stiamo facendo “all’amore”, perché non sarà più soltanto una cosa corporea e nemmeno emotiva, istantanea, di un momento specifico, ma si tratterà di un atto nel quale ci riconosciamo a fondo, e questo riconoscersi a fondo è possibile solo nel caso del sentimento, che è un frutto del pensiero e della nostra capacità di giudizio. 

Nel prossimo post proverò a proporvi un ESERCIZIO, che potrebbe aiutarvi a riconoscere le emozioni e, di conseguenza, i vostri sentimenti. Lo sappiamo bene, non è sempre così facile! Nel frattempo, meditate.


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