Logica applicata (al caso lombardo)

Gian Mattia D’Alberto / lapresse20-01-2014 MilanocronacaPalazzo sede della Regione Lombardianella foto: Palazzo sede della Regione LombardiaGian Mattia D’Alberto / lapresse20-01-2014 Milanin the photo: Regione Lombardia’s palace

In quest’ultima settimana ci si è chiesto spesso come mai vi sia stata una simile esplosione di casi in Lombardia. Quali sono le cause? Di chi è la responsabilità? Proviamo ad applicare due semplici principi di logica per dare una prima risposta, che ovviamente rimane sul terreno delle mere ipotesi.

Seguiamo il metodo deduttivo, dal generale al particolare. Per contenere il virus sono state applicate due tipi di reti di contenimento: la prima è quella del Governo nazionale, che è stata uguale su più regioni e, in seguito, uguale su tutta Italia. La seconda è quella dei governi locali, delle Regioni, differenti a seconda della testa di ogni governatore. Se il risultato del contenimento, e perciò la conseguente diffusione del virus e della mortalità, è differente di Regione in Regione, ciò non può che dipendere dall’efficacia differente dei singoli provvedimenti, che vanno gestiti in maniera differente a seconda delle differenti necessità e caratteristiche dei territori. Se in Veneto o in Emilia ci sono meno contagi e deceduti, a parità o somiglianza di condizioni “ambientali” (l’unico aspetto che davvero differisce tra queste tre Regioni è il numero di spostamenti tra le varie zone, notevolmente superiore in Lombardia: ma ciò va a detrimento della modalità lombarda di affrontare la situazione), ciò vuol dire una semplice cosa: che la Lombardia non ha gestito il tutto in maniera adeguata. Le decisioni del Governo nazionale erano uguali in tutte queste regioni, ma ogni governatore poteva aggiungere, fare di più, soprattutto in fase iniziale, quando ancora il Governo nazionale non aveva deciso. I buchi nella rete di contenimento lombarda sono stati parecchi: questo è ciò che dice la logica deduttiva.

Seguiamo il metodo induttivo, dal particolare al generale. Una controprova di quanto compreso con il metodo deduttivo viene dalla riflessione sulle situazioni particolari interne alla Regione Lombardia: Selvaggia Lucarelli mi semplifica il lavoro e ne fa un’analisi secondo me del tutto sensata e verosimile. Certo, non siamo ancora sul terreno della prova provata, ma il suo esercizio di logica centra il bersaglio. Provate a leggerla: la trovate qui.

Riassumendo: abbiamo una deduzione che, applicata alle tre regioni settentrionali della maggior diffusione dei contagi e dei deceduti, ci porta a concludere che la rete di contenimento lombarda ha fatto acqua da tutte le parti. Poi abbiamo un ragionamento induttivo, quello esemplificato dall’articolo della Lucarelli, che da molte situazioni particolari che ha avuto modo di osservare in presa quasi diretta porta a confermare i buchi di questa rete di contenimento.

La responsabilità della situazione lombarda, secondo voi, di chi è? Del Governo nazionale che ha applicato macro-modalità di contenimento (essendo un Governo nazionale, difficile fare diversamente) oppure del governo locale che poteva agire diversamente e, soprattutto, fin dall’inizio?

C’è una controprova: giungono le decisioni del governatore campano De Luca. Al di là del suo linguaggio simpatico e colorito, se c’è una cosa che sta dimostrando è che un governatore locale può prendere decisioni molto forti, vedasi il decreto con il quale chiude anziché lasciar aperto (vi ricordate la seconda settimana di decisioni nazionali, quando Fontana e Zaia – in questo seguiti da molti altri – gridavano: laLombardianonsiferma, Milanononsiferma, Veronanonsiferma, ilVenetononsiferma, ecc.?). La Regione ha un gran potere in molte questioni, come d’altronde specificato da Conte fin dall’inizio, ma ciò implica sporcarsi le mani.

Decisioni come quelle del governatore De Luca sono impopolari, perché vanno contro parecchi interessi: ecco qui la motivazione per cui Fontana in primis (ma anche Zaia e altri non stanno facendo diversamente) fa di tutto per gettare la responsabilità della situazione sul Governo nazionale. Comunque siamo sul terreno delle mere ipotesi, sia chiaro.


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