L’intelligenza sfonda ogni muro

NEW AMSTERDAM — “Pilot” Episode 101 — Pictured: Ryan Eggold as Dr. Max Goodwin — (Photo by: Francisco Roman/NBC)

Non c’è nulla come il disagio profondo, che riesca a mettere alla prova l’intelligenza dell’uomo. Questo è il caso del coronavirus di cui si parla (e ci si preoccupa) ultimamente.

Molti aspetti di questa nuova minaccia alla salute mondiale sono una vera e propria sfida all’intelligenza dell’essere umano. Da dove è nato questo virus? Le risposte si moltiplicano, pur non essendocene alcuna che sia assodata. Le ipotesi, perciò, si trasformano in fake news, dai pipistrelli ai serpenti, dai laboratori che nascondono virus micidiali alla volontà di dare numeri sottostimati, ci troviamo nella situazione perfetta nella quale si crogiolano i balordi dell’informazione, e si moltiplicano le paure delle persone.

Leggo sui giornali che l’Accademia di Santa Cecilia ha deciso di chiudere agli orientali (beninteso, fino a quando la minaccia non sia passata) e che molti fanno di tutto per evitare i cinesi, perfino deviando dai negozi, di fronte ai quali tentano di non passare più. E non stiamo parlando della Cina, ovviamente, ma della nostra sanissima Italia. Potrei portare molti altri  esempi, segno di un istinto di sopravvivenza che funziona molto bene. Lungi, infatti, dal voler criticare queste reazioni, del tutto naturali, abbiamo però a che fare con qualcosa che dovrebbe spingerci a usare l’intelligenza fino in fondo.

Guardate, per una volta non si tratta di razzismo: il collegamento coronavirus diffuso dalla Cina e persone dai tratti orientali che vivono tra noi è del tutto automatico, viene elaborato direttamente dal nostro cervello più antico, quello che ci fa reagire con uno scatto di fronte a uno spavento legato a un qualcosa di infondato.  Avete mai visto quelle candid camera filmate in Sudamerica e che girano su YouTube, dove dei finti morti viventi escono dai cimiteri di notte, sorprendendo i malcapitati passanti? La reazione di questi passanti è – ovviamente – quella di gridare e scappare via, sebbene l’intelligenza dovrebbe, perlomeno teoricamente, portarli a comprendere che si tratti di uno scherzo. Ebbene, in quel caso si mette in funzione il famoso cervello rettile, che è la parte più antica del nostro cervello, capace di reagire immediatamente di fronte a ciò che viene vissuto come un pericolo. Ebbene sì, è proprio quella parte che ci porta a tenerci in questi giorni alla larga dagli orientali o che ci fa sviluppare pensieri dei quali poi ci vergogniamo, perché tacciabili di razzismo.

La prova dell’intelligenza sta proprio qui: riuscire a sfondare il muro dell’emotività. Una volta che abbiamo fatto i conti con noi stessi e che ci siamo detti che questa cosa ci fa paura, che questa nuova malattia richiama in superficie pregiudizi, ma anche il sano istinto di preservarci dalle malattie, è necessario, anzi, è fondamentale far ricorso all’intelligenza. Perché è soltanto l’intelligenza che è in grado di farci spezzare il legame che c’è tra paura e superficie, tra pregiudizio e reazione automatica.

D’altronde, è provato che l’erroneo atteggiamento di isolare le persone di apparenza orientale che vivono tra noi ci porta a un doppio errore, ancora più dannoso dell’effettiva probabilità di contrarre il virus dai cinesi con cui abbiamo a che fare ogni giorno: chiuderci tra gli italiani, che potrebbero ugualmente portare il virus, o portare gli orientali tra noi a negare qualunque sintomo reale del virus per evitare lo stigma sociale.

Solo l’intelligenza è vera alleata della salute, di quella fisica come di quella mentale.


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