Se la scuola è invasa da una lettura riduzionista

Accade che l’OMS sostituisce un proprio paradigma di lettura dell’origine delle malattie e della salute nell’essere umano, oltrepassando un precedente modello biomedico (nel quale ogni malattia e ogni sanità nell’uomo dipende da fattori biologici da, eventualmente, contrastare) con un nuovo modello più completo, bio-psico-sociale:

cito da wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Modello_biopsicosociale) “che attribuisce il risultato della malattia, così come della salute, all’interazione intricata e variabile di fattori biologici (genetici, biochimici, ecc.), fattori psicologici (umore, personalità, comportamento ecc.) e fattori sociali (culturali, familiari, socioeconomici , ecc.)”.

Ciò che dico io è: benissimo per l’OMS, perché segna un passo verso un ampliamento della propria visione, ispirandosi ovviamente a criteri scientifici imprescindibili.

Tuttavia, accade che anche nelle scuole si inizi a proporre questo tipo di formazione agli insegnanti, e mi chiedo con quale scopo. La scuola non può avere una visione riduzionista dell’essere umano.

Lo sguardo di un insegnante sulla salute o sulla malattia di un bambino o di un ragazzo deve certamente tenere conto di fattori esplicabili con un approccio scientifico, ma nell’essere umano c’è molto di più dell’ “umano”!

Personalmente, ritengo che la salute di una persona, soprattutto del bambino e del ragazzo, ma poi, di conseguenza, dell’adulto, dipenda da un fattore che nessun insegnante può sottovalutare, ma che – anzi – dovrebbe essere sempre al centro della propria visione sul bambino: il talento. Ci si domanderà, perciò, che cosa sia il “talento”.

Non tutti, qualcuno dirà, hanno talento in qualcosa. Sbagliato! Ciascuno di noi ha un talento, una caratteristica propria che è esattamente il motivo per cui siamo su questa Terra, che esprime l’unicità di quella persona, e tale talento non dipende da fattori biologici, non dipende da fattori psicologici, non dipende da fattori sociali, ma – anzi – è legato a tutto ciò che non rientra in questi ambiti: è legato all’essere della persona, al sé più profondo e integrale, alla parte divina che c’è in ogni persona.

Il talento è ciò che, se curato, cura la persona, se nascosto, ammala la persona.

Come si può, tuttavia, conciliare nell’insegnamento, nell’educazione, nella didattica, nella pedagogia questa visione ampia con una visione riduzionista, che fa delle malattie e della salute di un essere umano il mero risultato di fattori matematizzabili, quantificabili? La risposta è semplice. Non si può, a meno di preparare le basi per una futura e peggiore malattia dell’anima umana.


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