La creatura del giardino /2

(continua da qui)

The_Mothman_Prophecies_-_Vоci_dall'ombraAbbassai in tutta fretta la tapparella,

idiota, fai un gran casino, così,

e subito dopo chiusi il balcone.

E a che ti serve, continuò a domandarmi la mente impazzita di spavento. A che ti serve, adesso che sa che sei lì dentro?

“Chi lo sa? Chi cazzo stai pensando?”

Avevo parlato a voce alta. Non male per un ultraquarantenne: farsi spaventare da… che cosa? Molto probabilmente dalla propria immaginazione.

Rimasi immobile nel disimpegno, osservando attraverso le fessure della tapparella. La luce dei lampioni non era disturbata da alcunché. Eppure, se avevo visto un piede posarsi proprio lì davanti, in teoria la massa di quella cosa sul piastrellato avrebbe dovuto gettare la sua ombra, proprio come aveva fatto in camera da letto.

Già. A meno che… non mi fossi immaginato tutto. Potevo davvero arrivare fino a quel punto?

Per questo motivo decisi di rimettermi a letto e far finta di niente. Proprio così. Mi sdraiai sul materasso già umido del mio sudore precedente come se niente fosse. Il tasso di umidità si avvicinava a quello di una Venezia notturna avvolta dalla nebbia, con il risultato che il materasso puzzava, il pavimento puzzava e l’unico a non puzzare ero io, che in quel periodo afoso continuavo a farmi docce fino a spellarmi le gambe. Perciò mi sdraiai sulla mia macchia già bagnata, mettendomi supino. I miei occhi erano rivolti al soffitto, nel buio, e le mie orecchie erano innaturalmente tese per cogliere il minimo rumore. Solo che adesso non si udiva più nulla.

Solo silenzio. Di tanto in tanto il crepitio della tapparella spinta dal vento, ma nessuna ombra a offuscare la luce dei lampioni e nessun tonfo sordo a segnalarmi la presenza di una qualche strana creatura o di un qualsiasi ladro. Già, perché non ci avevo pensato fino a quel momento? Un ladro! Non era la cosa più ovvia? Un appartamento a piano terra, raggiungibile scavalcando una recinzione facile da saltare, sarei dovuto arrivare più facilmente alla logica conclusione. Certo, l’unico punto in cui poterla scavalcare era all’interno dello spiazzo di un condominio con cancellata, ma si sa come vanno queste cose. Alle ore notturne, specialmente in estate, chiunque, ladro o poveraccio che abbia ben in mente la sua meta, riesce a raggiungere il suo obiettivo.

La cosa più stramba, tuttavia, era che non mi era venuto subito in mente. No, avevo preferito pensare a chissà cosa… a una creatura, a una cazzata che neppure un bambino…

E come mai?

Rimasi in silenzio, continuando a fissare il soffitto buio. La domanda aleggiò sopra di me.

Già, come mai avevo pensato subito a un qualcosa che un essere umano fino ai sei anni avrebbe definito con il termine ‘mostro’? Ecco la cosa che più di tutte mi stupì: l’istinto mi aveva portato a mettere da parte la ragione e a far sgusciare fuori dalle segrete stanze dell’infanzia uno dei mostri che si nascondevano nel buio più profondo.

Quello fu il momento in cui giunse il rumore dal salotto.

Impietrito. Questa è l’unica parola che possa descrivere il modo in cui mi sentivo. Ero sdraiato sul letto, come quando in certi incubi qualcosa aleggia nell’aria sopra il tuo letto e ti tiene inchiodato sul materasso, e non hai nemmeno il coraggio di parlare, perché sai che se urlassi, non uscirebbe dalla tua gola il minimo suono.

Perciò ero impietrito sul materasso, mentre dal salotto, grosso modo dalla parte del divano sotto la finestra che dava sulla strada, veniva quel rumore.

Un suono sordo, tipico dei cuscini di pelle piuttosto vecchi quando tornano del loro gonfiore normale, dopo essere stati schiacciati a lungo da chissà quale peso. Quel suono scricchiolante durò a lungo, per lo meno dentro di me, mentre la mia immaginazione non poteva far altro che completare l’angosciante avvenimento che si stava concretizzando in quella stanza, così vicina alla mia.

L’unica cosa che fui capace di fare: gettarmi. Mi girai su me stesso, fino a rotolare giù dal letto, sbattendo il fianco sul pavimento duro, evitando il tavolino con il lume per un paio di centimetri. Soffocai il dolore che mi esplose all’anca, chiusi gli occhi, tutto rapito in quei pochi ma lunghi attimi dalla preoccupazione di non farmi sentire. Quando li riaprii, la prima cosa che pensai fu che dovevo girare su me stesso. Avevo i piedi verso l’armadio a specchiera e la testa era voltata verso il muro. Subito, dovevo girarmi subito, prima che quella cosa arrivasse…

Mi raggomitolai nel poco spazio, mi contrassi un qualche muscolo addominale, smossi le tende con i piedi ma l’importante fu arrivare a guardare il mio volto spaventato specchiato sull’armadio. Gattonai per un mezzo metro, il cuore che macinava come un treno in discesa. Ero conscio che la tensione mi teneva le palpebre aperte come se fossero agganciate da pinze; iniziavo a lacrimare, perfino, ma ero incapace di chiudere gli occhi. Se quella cosa fosse arrivata fino a me… Con la testa mi sporsi oltre il bordo del letto e guardai verso la sala. C’era l’ampio riquadro della finestra senza tapparelle, dalla quale entrava la luce della luna. Proprio in quel tratto di strada non c’erano lampioni, ma non vedendo nulla di insolito, decisi di gattonare fino alla porta della camera da letto. Perciò mi diedi una mossa, prima che fuggisse tutto il coraggio che mi rimaneva.

Dovevo sincerarmi che fosse davvero tutto frutto della mia immaginazione. Feci in silenzio e nell’arco di pochi secondi mi ritrovai con la testa che sfiorava lo stipite della porta. Quindi alzai gli occhi verso l’ingresso, che da quel punto vedevo bene.

Era rimasta nascosta dalla libreria che divideva l’angolo cottura dalla sala, ma dalla nuova posizione che avevo acquisito, essa fu di colpo visibile. Era alta, una sagoma nera contro la luminosità lunare che giungeva dall’esterno. Le braccia erano lungo i fianchi, rilassate – le sue! – ma un poco aperte, come se fosse in attesa che io giungessi. Le gambe allargate, la testa… com’era quella testa? Non lo capii subito.

Solo una cosa mi fu chiara, prima di perdere la consapevolezza che quanto stavo osservando era reale. Conoscevo quella cosa, l’avevo già vista. Quando… quando…

(continua…)

Un pensiero su “La creatura del giardino /2

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...