Famiglia fuori norma /2

(continua da qui)

FAMIGLIA-NORTONFuori c’era notte buia, senza stelle. Il cielo era coperto da nuvole ammatassate su Verulengo in seguito a un vento forte e tagliente che continuava a soffiare da quel pomeriggio. Luca non sentì freddo e così parve essere anche per gli altri. L’eccitazione era troppa, dato che per la prima volta si erano trovati in così tanti per fare dolcetto o scherzetto. Lorenza, una loro compagna di classe, quando l’aveva saputo direttamente da lui (ma Luca non avrebbe mai ammesso nemmeno con la forza di averglielo detto), lo aveva implorato di portarla con loro, ma non c’era stato verso. “Tu dovresti fare quella che viene squartata” le aveva risposto. “Non ti conviene”. Lei aveva finto di capire e si era allontanata.

Tutti e quattro si mossero in silenzio lungo la strada che dalle villette a schiera tra le quali si trovava casa Veggia portava verso il centro cittadino. Il nucleo di casette era un poco fuori mano ma sia Luca che Michele, che abitavano da quella parte del paese, erano abituati a farla ogni giorno per arrivare a scuola.

La strada che percorsero era isolata e senza illuminazione, lunga poco più di cento metri e circondata dagli alberi scombinati e incolti che crescevano nei campi che la attorniavano. Sul lato destro correva una cancellata nascosta da edera e cespugli incontrollati, che avevano invaso il campo della carreggiata sconnessa. Circa a metà del percorso si intravvedeva la casa abbandonata.

Per tutti, soprattutto per i bambini, era LA casa abbandonata per eccellenza. Un tempo doveva essere stata una dimora perfino signorile, una villa a due piani circondata da un portico e da un vasto giardino. Ora le aiuole non avevano più forma e le primavere non si attardavano più in quell’angolo di Verulengo, gli alberi erano bitorzoluti e piegati da un peso maligno e finestre e porte erano state inchiodate con assi sulle quali vandali avevano disegnato cose oscene. Ogni volta che ci passavano davanti, qualcosa gli diceva sempre di accelerare il passo e le fantasie di bambino divenivano pericolosamente reali.

“Ehi” disse Jason, il primo a spezzare il silenzio che s’era formato fin da quando erano partiti, “lo sapete che qualcuno è venuto ad abitare nella casa dei fantasmi?”

“Stai scherzando?” chiese Carlo. Tra tutti era quello più impressionabile. Già si immaginava chissà che cosa.

“Che stai dicendo?” domandò Michele.

“Ho notato che è già da tre giorni che di sera c’è una luce accesa, in quella casa”.

E che cosa ci faceva Jason di sera davanti a quella casa, in quella via oscura, si domandò Luca per istinto. Evitò di cercare una risposta, dal momento che subito dopo considerò su chi la domanda verteva. “E chi dice che non siano ladri?”

“I ladri accendono le luci?” ribatté Jason. “Giusto per non farsi vedere?”

“Luca, hai detto una cazzata” lo sbeffeggiò Michele. “Luca ha detto una cazzata, ha detto una cazzata…” canzonò.

“Piantala, piscialetto. Fai così solo perché hai paura”. Luca si rese conto un poco in ritardo che Jason si stava dirigendo verso la cancellata che distava ormai una ventina di metri da loro. Lo vide avvicinarsi con quel suo imitare Nonno Sawyer che gli fece accapponare la pelle. È strafigo, si disse. È perfetto! Si pentì perfino un poco di averlo isolato fino a quel momento. Non lo conosceva da molto, solo da quando era iniziato il primo anno delle Secondarie, cioè da due mesi, ma si disse che avrebbe cercato di non fare più lo stronzo con lui. “Dove stai andando, Jason?” gli gridò.

Jason non rispose. Michele e Carlo si arrestarono dov’erano. Solo Luca seguì il loro nuovo compare.

Era vero. Come aveva detto Jason, la villa sembrava essere stata rimessa a nuovo. Non in modo definitivo, ma c’era molto di cambiato. Gli alberi e i cespugli avevano ancora il loro aspetto selvaggio e c’era l’erba da tagliare quasi ovunque, però l’ingresso della cancellata era stata ripulita dell’edera secca, il vialetto era stato liberato dal fogliame e avevano falciato l’erba che lo circondava di almeno un metro per ogni lato. La cosa più significativa, però, era che c’erano ben tre finestre illuminate, due al piano terra e una al piano superiore. Finestre illuminate voleva dire che erano state tolte le assi e che i vetri erano stati sostituiti. Quindi qualcuno ci abitava, e non poteva essere un ladro. Fantastico! Cosa c’era di meglio per la notte di Halloween che andare a fare un sopralluogo in quella che era universalmente conosciuta come la casa dei fantasmi di Verulengo, soprattutto con una buona scusa a coprirgli le spalle? I nuovi arrivati non avrebbero potuto rifiutargli un dolcetto, altrimenti si sarebbero dovuti arrendere al loro… scherzetto?

Che idioti! Che scherzetto gli avrebbero fatto? Non ne avevano organizzato nemmeno uno. Proprio dei veri idioti. D’altronde, si disse Luca, nessuno gli avrebbe rifiutato qualche dolce.

“Ti sei imbambolato?” domandò Michele, che gli si avvicinò.

Luca si voltò verso di lui e notò che invece Carlo era rimasto alla sua distanza iniziale. Nei suoi occhi si leggeva lo sgomento per quella mezza idea che doveva essere divenuta palese sul volto dell’amico. “Dai, cominciamo da qui” propose infine. “Poi andiamo in paese”.

L’unico ad accettare subito e volentieri fu Jason. “Grande!” disse.

“Davvero?” chiese Michele.

Il prolungamento silenzioso di uno sguardo costipato fu, invece, l’unica affermazione di Carlo.

“Beh, per me si può fare” concluse Michele. Tornò indietro per afferrare Carlo e trascinarlo fino al cancello. L’amico non fece rimostranze e lo seguì, ma quando si trovò con le punte acuminate della cancellata circa un metro e mezzo sopra di lui, iniziò a scuotere la testa.

“Come pensate di entrare?” chiese. “Non c’è campanello”.

Jason spinse la cancellata e la parte destra si aprì. “Così” disse. Nel giro di due secondi fu dentro.

Gli altri lo guardarono dall’esterno. Anche Luca si fermò. Forse avrebbero dato disturbo.

“Allora, che fate lì impalati? Volete lasciarmi da solo?” domandò Jason. Si alzò la maschera e spuntò il suo viso magro e pallido, quasi brillante perfino in quella notte senza stelle.

“Dai, diamoci una mossa. Io non mi lascio scappare l’occasione” disse Luca, che fu il primo a spingersi oltre il cancello dietro a Jason. Quasi immediatamente si mossero anche Michele e Carlo.

(continua…)

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