Un Medioevo di ritorno

sebastian_munster_illustrations_of_monstrous_humans_from_cosmographia_1544-1In quale altro modo definire ciò che sta accadendo da un po’ di tempo in Italia?

Il ritorno delle Signorie. I Berlusconi, i fiorentini, gli industriali (alcuni, pochi).

La medicina alternativa, pre-industriale e pre-scientifica: ho perfino colleghe (io sono insegnante) che sostengono che le medicine fanno male e che è molto meglio utilizzare nuove strane cose tipo la zeolite. Prima si battevano perfino contro le scie chimiche. E ora vecchie malattie tornano (si vedano i casi di meningite).

L’analfabetismo che torna, l’incapacità di parlare e scrivere, nonché leggere, l’italiano. Forse gli stranieri ci salveranno anche da questo.

Devozionismi che poco hanno a che fare con la religione, quella vera, con il rapporto con Dio, quello vero. Madonne appaiono ovunque e statue piangono sangue a litri. Perfino il Papa viene contestato da quella parte di cattolici che si dicono più realisti del Re.

Ve lo dico io: è un Medioevo di ritorno. Ma non quello bello e luminoso, che ha fatto camminare l’Europa. Piuttosto, quello oscuro che ci rendeva il luogo più retrogrado del mondo conosciuto.

La narrazione (diversa) del fallimento

unnamed-20Quello relativo al fallimento umano – lo preciso, in ambito lavorativo – è uno dei temi forse più delicati, perché è suscettibile di pregiudizi e facili conclusioni.
In realtà che cosa sia fallimento dipende, molto probabilmente, dal punto di vista che si assume, dalla situazione che si vive e, soprattutto, dagli obiettivi che ci si era dati.
Guardando alla mia esperienza personale, ho pubblicato una ventina di romanzi e svariati racconti in alcune antologie o in pubblicazioni singole. Ho effettuato conferenze e presentazioni in mezza Italia e per qualche anno sono stato conosciuto per il mio romanzo fantasy. Eppure la sensazione di aver fallito è in me sempre presente. Quando tento di analizzare tale sensazione, e mi interrogo sulle motivazioni che mi portano a questa considerazione, la prima risposta che mi do è che non ho avuto quel successo di pubblico – ma anche economico – che pensavo (e che penso tuttora) di meritare. Di qui l’altro interrogativo: posso stabilire che ho fallito solo perché non ho raggiunto questo obiettivo?
Certo, il desiderio di guadagnare con la mia scrittura e perciò di potermi rendere indipendente da qualsiasi altro lavoro tramite essa è molto forte e costantemente presente. Così presente, da divenire talvolta il senso delle mie azioni. Eppure, la mia vita mi ha sempre portato piuttosto lontano da questa agognata conclusione, puntando verso la concretizzazione di più alti ideali nei quali mi sono in fin dei conti sempre riconosciuto, ovvero quelli cristiani. La dipendenza da Dio, il legame affettivo con le persone che mi circondano, l’amore nei confronti del prossimo e, soprattutto, il riconoscere che la mia strada personale rientra nel progetto di Dio, tutto questo mi ha sempre portato distante da quel primo obiettivo di riconoscere il mio proprio valore tramite il successo determinato dalla scrittura.
E qui, credo, si entra nel vivo della questione, perché parlare di fallimento o meno ha a che fare direttamente con il valore che ci si attribuisce e che si attribuisce al proprio cammino. I miei quarant’anni di cammino sono fallimentari perché non sono riuscito a raggiungere ciò che mi aspettavo in termini di successo e riconoscimento sociale nell’ambito della scrittura, che comunque è l’ambito espressivo proprio della mia personalità?
La risposta non può che essere no, la mia vita non è fallimentare, il mio cammino non è fallimentare, soprattutto perché – sebbene faccia molta fatica – in fin dei conti riconosco il senso della mia vita soprattutto in quei valori cristiani di cui parlavo. Solo nel momento in cui anche il modo in cui vivo l’essere uno scrittore rientrerà in questa prospettiva, a pieno titolo, allora potrò percepire il successo nel mio cammino.
Infine, c’è un’ulteriore riflessione che posso fare, cioè che il successo o il fallimento non possono essere stabiliti unicamente sul breve periodo o sul risultato più o meno immediato di un’azione intrapresa, per quanto essa possa rivelarsi complessa. Il ragionamento va piuttosto fatto sul lungo periodo. A tal proposito, non posso evitare di pensare a ciò che accade al compositore Gustav Mahler: straordinario direttore d’orchestra e grandissimo compositore, il senso della sua vita, da lui stesso riconosciuto tale, stava soprattutto nella composizione. Eppure, egli non poté mai gustare un simile apprezzamento e riconoscimento da parte del pubblico mentre era in vita, tanto da dover affermare che il suo tempo sarebbe arrivato (a tal proposito si può leggere la bella raccolta di articoli: Il mio tempo verrà, edito da Il Saggiatore). Con il senno di poi, il suo tempo è arrivato, sì, ma quarant’anni dopo la sua morte.
È stato forse fallimento?

Sembro scomparso – aggiornamenti

BANNER versione BpiccoloSembro scomparso, ma non lo sono. La strada per completare il VII volume di Storia di Geshwa Olers (i cui primi sei volumi sono acquistabili su Amazon) è ancora lunga, ma nell’arco di due o tre mesi dovrei riuscire a vedere il traguardo. Vi annuncio già che sarà il volume più rivoluzionario, come ho già scritto altre volte in altri luoghi.

Il sole sulle bianche torri sarà composto da tre parti. La prima di queste è uscita su Feedbooks alcuni mesi fa e non ha avuto il successo in termini di download che avrei sperato, forse perché prima parte di un’unità (al momento) monca. Il che è comprensibile. La seconda parte sarà il punto di snodo di tutta la saga, perché metterà nella giusta luce qualunque cosa sia stata scritta nelle tremila pagine precedenti. La terza parte costituirà la degna conclusione. Il volume comprenderà, ovviamente, tutte e tre le parti.

Nell’attesa di questo VII volume, potete continuare ad acquistare i miei due romanzi horror pubblicati con Dunwich Edizioni (qui trovate Trasmissione inversa), che mi stanno dando piccole soddisfazioni, oppure un altro di quelli autonomamente messi in vendita su Amazon. In ogni caso, ancora un grazie a tutti, in modo particolare a coloro che hanno iniziato a seguire questo blog in un periodo di magra.

Fabrizio