Veniva dal mare – anticipazioni

jDF8PTfLe ho promesse per giorni, e infine eccole. Piccole – poche – anticipazioni sul secondo volume della Trilogia dell’isola, Veniva dal mare, in uscita a marzo di quest’anno. Manca poco, perciò, meno di due mesi. Allora:

  • I protagonisti saranno ovviamente i due del precedente romanzo, La ragazza della tempesta, ovvero Lidia Panfili e Riccardo Gaglioffi, ma si aggiungeranno alcuni comprimari e una nuova protagonista principale, una ragazza inglese.
  • Ebbene sì, la ragazza inglese provocherà non pochi problemi.
  • Il romanzo sarà diviso in capitoli titolati con i nomi dei mesi, in tutto 6, a partire da luglio. Una sorta di conto alla rovescia? E per cosa?
  • Tutto comincerà a luglio del 2012, con un sogno (premonitore?) di Lidia.
  • Più che mai risate e romanticismo e – non può mancare – un pizzico di mistero.
  • Lunedì 15 febbraio 2016 pubblicherò una nuova anticipazione, ovvero il Prologo di Veniva dal mare.

Questo è quanto, per il momento. Se volete, potete leggere il primo capitolo della Trilogia acquistando La ragazza della tempesta o leggendolo gratuitamente con kindle unlimited.

A presto!

Un uomo e i suoi lettori di… romance

6857517666_46ef828780_bGià, chi l’avrebbe detto? Ma il romance – quella roba sentimentale che parla di donne, amori e matrimoni impossibili – non era per cuori muliebri? Non era affare di femmina? A quanto pare, decisamente no.

Il sottoscritto è uomo e maschio, e ha scritto questo primo capitolo di una trilogia alcuni anni fa, La ragazza della tempesta, e si appresta a scrivere il secondo libro, Veniva dal mare. E scopre, dopo una promozione gratuita di due giorni, che c’è tantissima gente disposta a leggerlo, centinaia di persone nel giro di poche ore. Sale la classifica dei più venduti e questa notte arriva alla posizione 83 degli ebook più venduti di Amazon.

Soprattutto, scopre che ha tantissimi lettori uomini e che sono proprio loro che gli scrivono, segnalandogli spesso che lo hanno scaricato e che lasceranno un commento.

Ma come, ci si chiederà ancora, non era costituito soprattutto da donne, il mondo dei lettori (o si dovrebbe dire delle lettrici?), e il cuore non era affare per fanciulle? Nulla è scontato a questo mondo, il che mi fa, ovviamente, piacere. La dimostrazione concreta che la realtà non è mai tagliata con l’accetta come i discorsi di certi politici o uomini in vista.

Continuate così, amici miei. Questo è il link per acquistare o leggere gratuitamente il libro.

La ragazza della tempesta – Il prologo

cop5versamazE così accade qualcosa. Un download fortunato (più di 300 copie in due giorni) e il mio romance La ragazza della tempesta pare tornare in auge. È già da qualche giorno che continua a vendere, trascinando tra l’altro anche le vendite degli altri romanzi, fantasy e horror. Potere del romance!

Perciò, in attesa del secondo volume della Trilogia dell’isola, intitolato Veniva dal mare, eccovi il Prologo della Ragazza. Ricordo che il link d’acquisto del volume (che può essere letto pure con kindle unlimited) è questo: http://www.amazon.it/ragazza-della-tempesta-Trilogia-dellisola-ebook/dp/B008BH9RUI/ref=pd_rhf_gw_p_img_1?ie=UTF8&refRID=1HBWA7YPFAQ112KP1MCR

Buona lettura!

L’ombra della sera

Entrò nel corridoio come un’ombra della sera.

La porta d’ingresso sempre aperta lasciava vedere, nel buio del crepuscolo, la schiuma perlacea di onde nascoste nel silenzio. La casa era di fronte al mare. Un paio di barche le aveva lasciate sulla rena, ben legate.

Si mosse lentamente, affaticato dal lavoro frenetico di cui si era saturato negli ultimi tempi. Dopo qualche metro si appoggiò al muro e mentre il frigorifero dalla cucina attaccava un ronzio che volò nello spazio, si tolse le scarpe mettendole appaiate lungo il battiscopa. Sfilò i calzini e li infilò nelle scarpe, poi si sistemò i pantaloni, scrollandoli e tirandoli su. Stava ancora dimagrendo.

Lasciò le luci spente, ascoltando lo sciabordio dell’acqua rilassante, la sua vera ninna nanna prima di crollare sopraffatto dalla stanchezza. Andò dritto nella camera da letto, si sedette sulla sedia di fronte alla specchiera e posò portafoglio e cellulare sul comò di legno restaurato. Quindi Riccardo accese il lume sull’angolo.

La luce dorata mise in evidenza il suo aspetto trasandato. La barba era lunga di parecchi mesi ormai, sebbene il pettinarla ogni giorno gli restituisse un minimo di civiltà. Il lume accarezzò con riflessi dorati le onde dei peli che gli incorniciavano le labbra disidratate e che scendevano flessuosi e fluenti ben oltre il mento. Si stropicciò gli occhi e si passò una mano sulla fronte arrossata. I capelli biondi erano piuttosto folti e anche i suoi compagni, pescatori di lungo corso, che di certo non si preoccupavano di mostrarsi a modo, avevano avuto di che ridire sul suo aspetto.

Perché ti fai questo?

Quando sbottonò la camicia a quadri rossi e l’ebbe gettata in un angolo, sfilò la maglietta chiazzata di sudore. Rimanendo a torso nudo si bloccò, con la maglia che gli pendeva dal braccio destro. Adocchiò subito la ferita.

Era ancora lì, segno bianco sul petto muscoloso, rosso per il sole e per buona parte coperto di peluria bionda, in qualche filo già bianca. Portò la mano sinistra sulla cicatrice, sentendola emergere dalla pelle. Alzò gli occhi, si osservò il volto segnato da zigomi potenti, al di sopra dei quali due occhi verdi si fissarono in quelli di chi lo stava osservando dall’altra parte dello specchio. Si avvicinò, si scrutò, cercò di leggere il viso di quell’uomo che sentiva tanto distante, quasi un’altra persona…

Prese la maglia, la appallottolò e la gettò sullo specchio, poi afferrò il cellulare e lo lanciò sul comò di legno che rintronò. Riccardo urlò, di rabbia ancora non sopita, di ricordi che riemergevano come quella cicatrice.

E con essi ci fu il rumore delle onde, di un mare in tempesta e di una voce di donna che si perdeva nel fragore del temporale.

Poggiò i gomiti sul legno e chiuse il viso nelle grandi mani. Al riparo da qualunque occhio, la scomparsa improvvisa dell’ira lasciò il posto al pianto di un uomo che, dentro se stesso, cadeva nel vuoto ormai da molto tempo.

Promozione per La ragazza della tempesta

cop5versamazGratuito su Amazon, è possibile scaricare solo oggi e domani La ragazza della tempesta, il romance primo capitolo della trilogia dell’isola. Il link del download è questo ed ecco la trama del romanzo:

Doveva essere solo una richiesta di informazioni.
Lidia stava cercando di tornare a Milano dalla calura di Zoagli, ma il destino la portò a bussare proprio a quella porta. E ovviamente, accadde che fosse proprio Riccardo ad aprirle. È davvero un pescatore, quell’uomo disegnato nella tenebra e nel mistero? E ciò che le racconta quando la invita a pranzo… è tutto vero?
Lei è una giornalista di un importante quotidiano nazionale e fa di tutto per non cedere al fascino di Riccardo. I suoi modi gentili risultano a volte incomprensibili, ma ciò non impedisce che scatti un feeling immediato, ed è subito breccia nei cuori di entrambi.
Qualcosa, però, si muove, risalendo dal passato. Riccardo nasconde ben più di qualche mistero e la giornalista, con la determinazione e l’inguaribile curiosità che le sono tipiche, è decisa a svelarli, infilandosi nei guai. Soprattutto quando scopre che quell’isola di fronte alla costa, soprannominata dalla gente del luogo “isola dei morti”, ha forti legami con il tenebroso uomo a cui rischia di legarsi.

Amore e thriller si intrecciano nel primo capitolo di una trilogia romantica pronta a esplodere: una storia che sa di redenzione dalle colpe del passato.

Ricordate: solo per il 20 e il 21 gennaio. Passate parola!

L’ottimismo è una decisione

ottimismo-pessimismoOttimismo, cos’è? È da tempo che me lo chiedo, ricordando che un tempo lo vivevo, in pieno.

L’ottimismo è una decisione, ben più di un pensiero. Una decisione che rischia facilmente di essere fraintesa o soppiantata da un’altra decisione, quella del pessimismo.

L’ottimismo è una decisione che conferisce un colore differente a tutto ciò che si vive. E forse è proprio questo l’atteggiamento più necessario tra quelli da abbracciare oggi.

È ottimismo la decisione di leggere le cose in un modo positivo anziché in un modo altro, negativo, che diviene pessimismo. L’ottimismo è solare, conduce verso il bene, in modo particolare il proprio. Poi, per conseguenza, verso quello degli altri, e lo nutre.

Ricordo ancora quando persone a me molto care mi dissero che avrei perso il mio ottimismo, che sarei venuto meno ai miei ideali, perché la vita mi avrebbe portato lì, al pessimismo. Eravamo nella cucina della mia casa vecchia, in piedi tra il tavolo e la credenza. Forse era il 1989 o il 1990. Io avevo 17 o 18 anni e di lì a tre anni, la vita avrebbe dato davvero il primo duro colpo al mio ottimismo. Avrei vinto il concorso per lavorare in Banca.

L’ottimismo e il pessimismo sono decisioni, tuttavia profondamente diverse l’una dall’altra: il primo ci rende liberi di muoversi, non per paura, ma per fiducia. Il secondo ci lega, rendendoci poco alla volta succubi, passivi. Vittime. Io sono stato vittima del pessimismo molto, troppo a lungo.

Dopo vent’anni di pessimismo torna il sole. Ed è un giorno importante da ricordare, come quando si torna a casa.

Il difetto, l’arte e la maschera

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“Homeless” di Sergio Zagallo. La fotografia è tratta dal blog http://artburner.blogspot.it/

La scrittura è arte?

Di tanto in tanto mi capita di vivere situazioni che svelano la realtà di me a me stesso. È, a dire il vero, un’eventualità che auspico per chiunque si voglia dedicare a un’arte.

Nell’arco degli anni mi sono imbattuto molte volte in chi sostiene che la letteratura o la scrittura non siano arte o non siano arte tout court. Mi sono sempre stupito di una simile posizione, perché mi ha dato ogni volta l’idea che dietro l’affermazione si celi una giustificazione non dovuta, unico motivo la consapevolezza di non essere davvero scrittori o di non sentirsi tali.

La scrittura, invece, è un’arte, e una delle più raffinate. La scrittura è simulazione, è illusione, è sogno e creazione di sogni. La scrittura – e di conseguenza tutta la letteratura – è un’altra prospettiva. Quando la scrittura non si mostra per questo, allora sono d’accordo, non è arte, ma non è nemmeno vera scrittura.

Tuttavia, vorrei puntare l’attenzione su un’altra questione: ovvero sul perno dell’arte, l’illusione, e su ciò che può essere limite e punto di forza dell’arte tutta. Il difetto.

Il difetto

Ciascuno ha uno o più difetti. Solitamente, il difetto è quella macchia che si tenta di nascondere, di dissimulare, di coprire o – peggio del peggio – di far finta che non esista. È proprio in questi casi che il difetto si trasforma in una gabbia, in quel mostro che si è paventato, dapprima sotto forma di oscura-presenza-innominabile, e poi sempre più come mostro-esterno-a-noi, da accusare, da colpire, da svilire, da colpevolizzare.

L’oscura-presenza-innominabile e il mostro-esterno-a-noi sono passaggi necessari, perfino salutari se posti come primi passaggi di un più ampio cammino. Il terzo passaggio dovrebbe essere quello della crisi.

La crisi

La crisi pone tutto sotto un’ottica difficile da apprezzare, per chi la vive. Tutto viene svalutato, le cose perdono il loro sapore perché ci si rende conto che motivazioni limitate erano a sostegno dei nostri sforzi passati. La crisi è però trasformazione, il punto forse più importante, perché snodo della nostra crescita. Allora, chi fa arte può decidere di accogliere la crisi come momento di verità, a patto che si riesca a porre la sincerità al primo posto. C’è sempre la possibilità di imparare a essere sinceri con se stessi, ma è di per sé evidente che chi ha da sempre praticato l’auto-sincerità, quando si mostrerà il momento della crisi, farà meno fatica ad affrontarlo.

La crisi è fucina. La crisi è il crogiolo nel quale gli elementi vengono trasformati. La crisi è il momento in cui è possibile dar vita all’homunculus. La crisi è la vera pietra filosofale per riuscire a costruire una strada alla propria arte.

L’arte, dunque.

Come si esce dalla crisi? E come si passa dalla crisi all’espressione artistica? Non è ovviamente facile dare un’indicazione, ma sono piuttosto sicuro che vi sia un punto fondante, alla portata di tutti. Certo, chi non ha talento, non riuscirà comunque a produrre arte, magari solo ottima produzione di serie, ma pur sempre cosa ottima sarà.

Chi ha talento, invece, riesce a far leva proprio su quel difetto che è all’origine di tutto, per trasformarlo nella motivazione e nell’oggetto della propria arte. L’arte nasce dal difetto, esattamente come la perla dalla sporcizia.

Di qui la necessità di non far finta di essere puliti, il bisogno di non nascondere l’imperfezione, la chiave di volta della macchia personale (non per forza cruenta, non per forza vergognosa, non per forza sconveniente, ma sempre difficile da ammettere) che diviene la forma della propria espressione. Dite che Dante non avesse idee politiche chiare, un po’ per tutti? Dite che Michelangelo non sentisse il peso del giudizio sociale circa la sua ammirazione per il corpo maschile? Dite che Beethoven non si sentisse limitato dalla propria sordità crescente? Dite che Freud non si sentisse oppresso dal mistero della sessualità? Sono sicuro di sì, in tutti i casi. Il modo in cui hanno risolto ciò che forse a lungo hanno considerato come un proprio difetto è divenuto arte.

E per questo diciamo grazie.

 

Genericità e specificità, ovvero della necessità di distinguere

cordoglioCon la morte di David Bowie torna prepotente l’espressione della massa, il cordoglio online si diffonde a macchia d’olio, e tutti ci ritroviamo in fila dietro il feretro di un uomo che conoscevamo solo attraverso le sue manifestazioni artistiche. Ovverosia, non lo conoscevamo affatto.

Non è strano che si provi dispiacere per un grande della cultura contemporanea che ci lascia per (si spera) migliori lidi, ma che a queste improvvise assenze (ricordo quelle che più mi hanno fatto male: Isaac Asimov, Michael Crichton, Freddy Mercury, Herbert von Karajan, Claudio Abbado, Amy Winehouse, Michael Jackson) si inneschi il meccanismo non riflettuto ma quasi dovuto del cordoglio mondiale. È una dinamica che nasconde altro e per me è sempre stato più interessante capire cosa si nasconde “sotto la botola” che gridare “oooohhhh” come il resto della folla indistinta. A tal riguardo, rimando al bellissimo post odierno di Loredana Lipperini (che potete leggere qui).

Ma cosa vuole, ‘sto qua? Sarà la domanda che più di uno potrà porsi leggendo queste parole (sempre che qualcuno in effetti le legga, il che non è per nulla certo). Voglio, anzi, desidero, desidererei, mi piacerebbe che ci abituassimo sempre più a distinguere tra un atteggiamento personale, diciamo così, generico e un atteggiamento specifico, tra un approccio generico ai problemi e un approccio invece specifico. Alcuni esempi?

L’utilizzo della parola “artista”, per farne uno. Al di là delle implicazioni temporali riguardanti l’arte (cioè il tempo come fattore necessario a considerarla tale), mi verrebbe da dire che la parola artista non possa essere applicata a un Fabio Volo (che fa riferimento alle dinamiche generiche della massa, probabile motivo per cui vende), mentre a un D. F. Wallace, sì (perché si addentra nei meandri del comportamento umano, presentandocelo nella sua scomoda contraddittorietà e con un linguaggio spassoso e – stranezza – difficile). Direi che sia un artista un David Bowie (capace di precorrere e amplificare i linguaggi espressivi), mentre una Madonna no (anche lei contenitore modificabile a seconda del gusto medio, certo, con una grande forza interiore, ma niente di più).

Genericità (o, se volete, gusto medio) e specificità (o, se volete, capacità di approfondimento). Due termini che mi piace applicare anche ad altri aspetti della cultura contemporanea. Prendiamo la psicologia: c’è un Morelli (generico, senza approfondimento concreto delle disparate manifestazioni emotive) e c’è un Claudio Risé (specifico, utile in quanto realista e attento a restituire e chiarire determinate meccaniche, soprattutto maschili).

Il concetto torna utile anche per gli eventi sociali: terrorismo e Islam, per esempio. C’è l’approccio generico, secondo il quale l’Islam è di per sé terroristico, e c’è l’approccio specifico, che si preoccupa di approfondire, di capire le differenziazioni interne al mondo musulmano, alla religione islamica e/o al libro sacro dell’Islam (ma la stessa cosa si può dire esattamente per l’ebraismo e per il cristianesimo, anche se con coloriture e periodi storici diversi).

Non voglio insegnare niente a nessuno. Voglio solo invitare all’approfondimento, anche quando i mezzi di comunicazione ci trascinano in un vortice di cordoglio, o di tristezza, o di depressione, o di indignazione.

 

Trilogia dell’isola – La ragazza della tempesta

cop5versamazQuesto primo post dell’anno è per segnalare la nuova versione di La ragazza della tempesta, un romance pubblicato per la prima volta nel 2009, ma da oggi capitolo iniziale (e in sé autoconclusivo) della trilogia dell’isola.

Ecco la trama:

Doveva essere sola una richiesta di informazioni.
Lidia stava solo cercando di tornare a Milano dalla calura di Zoagli, ma le capitò di bussare proprio a quella porta. Soprattutto, accadde che fosse proprio Riccardo ad aprirle. È davvero un pescatore, come le racconta quando la invita a pranzo?
Lei è una giornalista di un importante quotidiano nazionale e fa di tutto per resistere al fascino di quell’uomo, gentile anche se dai modi a volte incomprensibili. Scatta un feeling immediato, è subito breccia nei cuori di entrambi.
Qualcosa, però, si muove e risale dal passato. Riccardo nasconde ben più di un mistero e la giornalista, con la determinazione e l’inguaribile curiosità che le sono tipiche, è decisa a svelarli. Soprattutto quando scopre che quell’isola di fronte alla costa, soprannominata dalla gente del luogo “isola dei morti”, ha forti legami con il tenebroso uomo a cui rischia di legarsi.

Amore e thriller si intrecciano nel primo capitolo di una trilogia romantica pronta a esplodere: una storia che sa di redenzione dalle colpe del passato.

Potete trovarla qui, ma la si può leggere anche gratuitamente tramite Kindle Unlimited. Il secondo libro della serie, Veniva dal mare, è in fase di stesura. Immagino che sarà pronto per marzo di quest’anno.

P.s.: nel frattempo, grazie per i download di Il sole sulle bianche torri. Stanno finalmente – lentamente – aumentando.

A presto,
Fabrizio