Horror, di nuovo

E infine si torna a scrivere qualcosa di nuovo. Ed è ancora horror. Si tratta di un racconto, legato in qualche modo a Codice infranto. Per un breve istante ritroveremo il Commissario Armentano, ma il protagonista sarà Filippo Graziani, il ragazzo che il Commissario trova morto all’inizio del romanzo. Qui si parla di manie, di timori e di ombre. Il titolo provvisorio è infatti Le ombre si allungano già. Dimenticavo, si parla anche di eclissi.

Il maschio selvatico

maschioselvatico2Questo bel libro di Claudio Risé, pubblicato da San Paolo Edizioni nella sua seconda edizione, rielaborata a distanza di 22 anni dalla versione precedente, prende le mosse da un’affermazione di Leonardo da Vinci, il quale diceva che “il salvadego è colui che si salva”. La sua intenzione era quella di indicare come l’uomo che conosceva la natura profonda, quella della selva, fosse il tipo umano capace di “salvarsi”, sia fisicamente che spiritualmente.
Le considerazioni di Claudio Risé – per me molto valide – si sviluppano a partire da una semplice constatazione: il maschio non è più tale, sembra aver perduto molte caratteristiche che lo rendevano capace di nutrire se stesso, il mondo e gli altri maschi. Aspetto, questo, sottolineato anche da molte donne e riconosciuto con fatica dagli stessi uomini.
Non è un ritorno alla natura, e nemmeno un voler affermare che il maschio è superiore. Piuttosto, si tratta del tentativo di recuperare ciò che del maschile e del suo mondo è stato perduto a causa di ideologie e trasformazioni imposte dall’alto, in modo particolare nel mondo occidentale. Il riferimento primo è ovviamente ai concetti di maschile e femminile. Non sfugge il dettaglio che ovviamente maschile e femminile siano pensabili in più modi e che entrambi siano presenti all’interno dell’uomo e della donna. E, tuttavia, ci sono caratteristiche proprie del maschile e altre proprie del femminile, le prime possedute in modo specifico dai maschi e le seconde in modo specifico dalle femmine, anche se non in modo esclusivo.
A causa di un’imposta uguaglianza ideologica che deve esprimersi ormai esclusivamente a partire dall’ambito del diritto – di un diritto però svuotato ormai di contenuti e perciò nocivo – si pongono sullo stesso piano realtà sociali che hanno contenuti intrinsecamente differenti: un esempio su tutti, la questione del matrimonio. Essendo il matrimonio una questione tra un uomo e una donna ma ritenendo opportuna una rielaborazione concettuale, si è ritenuto di espanderlo a qualunque tipo di unione: tra due uomini, tra due donne, e non so cos’altro. Il fatto è che non si pensa che l’unione tra un uomo e una donna non potrà mai essere uguale a quella tra due uomini e a quella tra due donne, non perché le due ultime tipologie siano inferiori, bensì perché sono semplicemente differenti a causa delle caratteristiche del maschile e del femminile. Mettendo tutto sullo stesso piano, obbligando a una uguaglianza di fatto anche nei contenuti, il maschio (come la femmina) si trovano svuotati di specificità.
È perciò più urgente che mai capire quali siano le modalità attraverso cui il maschio può “salvarsi”. Salvarsi, in questo caso, vuol dire soltanto una cosa: tornare pienamente capaci di assumersi le proprie responsabilità, per se stessi e per il mondo.
Claudio Risé descrive le dinamiche interne al maschile che caratterizzano la formazione dell’uomo, e sottolinea come il maschio debba essere capace di lasciarsi nutrire da un altro maschio. Sebbene il maschile si definisca nel confronto con il femminile, e in qualche modo anche con l’inglobamento e il riconoscimento del femminile insito nel maschio stesso, un aspetto fondamentale è che solo i maschi conoscono ciò di cui essi hanno bisogno. Ci sono alcuni passaggi fondamentali nella vita di un uomo che non possono essere elusi, passaggi che a volte contengono il rischio di un’aggressività tutta maschile, aspetto che invece la nostra società occidentale ideologicizzata tende a cancellare sempre più, creando degli esseri infelici, che non hanno più spazi per convogliare le proprie energie maschili.
La proposta di Claudio Risé è quella di riscoprire il legame tra il maschio e la terra, non intesa nel senso di terreno agricolo ma nel senso di materialità, concretezza, senza lasciarsi imbrigliare da una tecnologia e da una società invasive: faccio un esempio, quello del confrontarsi con le altre persone, ormai sempre più veicolato dai social network. La tecnologia tende a sostituirsi ai procedimenti umani, rendendo più semplice la vita ma anche svuotandola di significato. La nostra tecnologia e il nostro tipo di società si stanno sostituendo sempre di più alla libera scelta delle persone. La prima conseguenza è che le differenze tra i generi vengono sempre più cancellate, perché nel mondo perfetto in cui la tecnologia ti risolve tutti i problemi, gli apporti specifici di maschi e femmine non hanno più significato.
Questo è precisamente il rischio, e questo bellissimo libro di Claudio Risé mi sembra adatto ad abbozzare una risposta e una strada da poter riscoprire in sé e approfondire.

La gelosia

jealousyLa gelosia è una sorta d’infiltrazione. È acqua velenosa che si infila nelle crepe dell’esistenza e dell’esperienza, provocando dei cedimenti che modificano il punto di vista. Quelle crepe sono, di solito, solitudini ingigantite da qualche abbandono, da qualche affetto andato a male, riconfermate da altri legami – di vario tipo – che hanno mutato il loro segno da positivo in negativo.

Non capita a tutti, la gelosia, ma a chi capita, appare come un mostro dalle molte teste. Una più evidente, che riesce a farti dire e fare cose impensabili altrimenti, fino a rovinare un rapporto, sia esso d’amore o d’amicizia, o anche un rapporto di lavoro. In questi casi si cerca di fare del proprio meglio e se si riesce a contare fino a 10 (o a 1000) prima di parlare sotto dettatura della gelosia, forse qualcosa si riesce a sistemare, perché si lascia lo spazio a un dialogo sanante. Ma c’è un’altra testa, molto più nascosta, che si chiama rabbia. E la rabbia lavora sottilmente, è forse la versione più dannosa di questa infiltrazione. La rabbia riesce a trasformare il modo di pensare, poco alla volta, goccia dopo goccia, fino a quando i propri pensieri sono talmente mutati da essere considerati, per l’appunto, propri, anche quando non lo sono.

Come si sconfigge la gelosia? La consapevolezza è tutto, in questo caso. Bisogna agire sullo svisceramento delle tristezze e solitudini precedenti, rendersi conto che quando la gelosia scatta, è perché la situazione che si vive ripropone fatti anteriori, che nulla danno il diritto di addossare a chi – suo malgrado – subisce i risultati di tale gelosia. E poi, una volta che si è effettuato questo riconoscimento, agire sul simbolismo insito nella relazione, di qualunque genere essa sia.

Infatti, uno degli aspetti peggiori della nostra società è che il simbolismo è quasi del tutto non più considerato, mentre è alla base di ogni nostra manifestazione, interiore ed esteriore. Ogni nostro gesto, ogni nostro modo d’essere, ogni nostra ricerca e ogni nostra “ombra” interiore è legata ad aspetti e contenuti simbolici che prima vengono sviscerati e meglio è.

Solo in questo modo si può vincere la gelosia. Dimenticavo, un simile passaggio verso la vittoria è infarcito di sofferenza e durezza. Ma siamo uomini, giusto? Quindi vanno affrontati.

Mi vengono in mente celebri storie legate alla gelosia, una su tutte, quella di Otello, sia nella versione di Shakespeare che in quella di Verdi. Jago è il verme velenoso che inquina le tristezze personali di Otello, arrivando a manomettere e compromettere tutto ciò che di più bello ha, Desdemona. Davvero vogliamo lasciare che le nostre relazioni più belle vengano inquinate dal mostro a più teste?