Se avete domande sul 7° vol. di Storia di Geshwa Olers…

…fatele adesso o mai più. Sto per girare un video in cui rispondo ad alcune domande che mi sono state rivolte negli ultimi mesi circa “Il sole sulle bianche torri”, ultimo volume di Storia di Geshwa Olers. Se perciò volete unire le vostre, non avete che da aggiungere un commento a questo post e rivolgermi la domanda o, se preferite, scrivermi privatamente.

Il video verrà girato questo pomeriggio, perciò sbrigatevi.

A presto.

Fabrizio

Blocco? Blocco.

Infine è capitato anche a me. Non ho mai sofferto di blocco della scrittura in vita mia, anzi, ho piuttosto sofferto di una iperprolificità che mi rendeva difficile star dietro a tutte le idee che avessi ritenuto meritevoli di vita propria su carta. Ora, però, sono nel pieno di una crisi.

Lo dico qui, platealmente, perché forse potrà aiutarmi a trovare il bandolo di una matassa fin troppo intricata. Dura da mesi, a dire il vero, almeno da marzo di quest’anno. All’inizio pensavo fosse la stanchezza dopo aver scritto un romanzo duro e crudo come “Codice infranto”, poi è arrivata la sorpresa della nuova casa e il trasloco. Sarà quello, mi sono detto, ho la mente presa da mille cose diverse. Poi sono arrivati gli esami universitari. Ovvio, mi son detto, con la mente così piena di nozioni e di preoccupazioni, come e dove potrei trovare la serenità per mettermi a scrivere? Poi è arrivata l’estate, e lì la giustificazione è stata: beh, avrò pure il diritto di riposarmi! Addirittura avevo iniziato a scrivere ben due romanzi, a luglio, ma poi li ho abbandonati, non potendo più nascondere a me stesso che c’era un problema. L’estate è passata ed è iniziato il nuovo anno scolastico. Nuove preoccupazioni economiche mi hanno riempito la mente, ma ormai era evidente che non riuscivo più a mettermi a computer per scrivere una qualunque storia, fosse un racconto o un romanzo, né breve né lunga.

Il paradosso è che le idee sono ancora molte, ma ciò che manca è altro: la voglia. Al solo pensiero di sedermi di fronte alla tastiera per eseguire la prima stesura di una qualsiasi narrazione, parte immediato un impulso a far ben altro, di molto diverso. Per darvi una mezza idea di quanto diverso possa essere questo altro, tornato dal lavoro faccio circa un’ora e venti di pesi, un quarto d’ora di stretching e perfino un’ora di ballo. Ogni giorno, in modo da rendermi del tutto impossibile quell’incontro quotidiano con la scrittura che finora ha nutrito tanta parte della mia vita. Già, sto imparando a ballare hip hop. Assurdo, no?

Le scuse che riesco a trovare sono che trasferitomi a vivere per i fatti miei, mi si sono aperte sfide che prima d’ora non ho mai avuto il coraggio di affrontare, per esempio il ballo. Mi sto concentrando su aspetti molto – qualcuno direbbe “troppo” – esteriori della mia personalità. Ho passato trent’anni a occuparmi dell’interiorità, della mia cultura, della mia formazione sotto tutti gli aspetti, e chissà, forse adesso mi sono stancato o – più probabilmente – ho colto anche l’altro aspetto della vita, quello più ludico.

Rimane però il problema di fondo: perché non scrivo più? Che passi le giornate ballando o facendo l’asceta in un monastero, dovrei comunque essere nella condizione di scrivere, soprattutto per un motivo: perché scrivere mi piace, indipendentemente da qualunque problema. Eppure non accade. La matassa è intricata, dicevo, e non ho una risposta. Solo certezze concrete, al momento: la principale è che non so che fare.

Chi vivrà vedrà, si sarebbe detto una volta.