E visto che WordPress li fornisce con una grafica accattivante… ecco i miei report per il 2013

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 8,300 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 3 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Morto e mangiato, antologia benefica

morto-e-mangiatoIn questi giorni è finalmente uscita un’antologia di racconti a tema zombesco, curata da Chiara Poli e Paolo Franchini, intitolata Morto e mangiato. Sono storie di zombie a scopo benefico, nel senso che il ricavato verrà devoluto interamente a A.I.S.E.A. Onlus e A.S.T. Onlus. Esistono due versioni, quella cartacea al prezzo di 15€ e quella ebook, al costo di 4,99€.

Ecco la sinossi: Lo sfacelo dell’economia mondiale costringe gli esseri umani a tornare a pensare all’essenziale. Ovvero: cibo, un riparo per la propria famiglia e ciò che serve per tenerla al sicuro. Il segreto del successo degli zombie è tutto qui. Ci fanno affrontare la paura più grande, ci costringono a riflettere sull’unico appuntamento al quale nessuno di noi, prima o poi, potrà mancare e ci spingono a chiederci: come vogliamo viverlo il tempo che abbiamo a disposizione prima di quel momento? La vita è preziosa. Vivere intensamente, dando valore a ogni singolo giorno, è quanto di meglio possiamo fare. E quanto di più difficile.

Attraverso cento e più racconti brevi, altrettanti autori ci restituiscono il loro sguardo sul tema “morto e mangiato”. Con ironia, provocazioni, riflessioni sul senso di una vita che va vissuta fino in fondo. Giorno dopo giorno.

Personalmente ve ne consiglio l’acquisto, non solo per lo scopo benefico ma anche per i nomi presenti nell’antologia. Oltre il sottoscritto, vi sono altri 115 autori, tra i quali Alfieri, Brasili, Cassani, Croci, Di Giulio, Foti, Lombardi, Marenzana, Milani, Priarone, Santamaria e molti altri.

Il libro è già al top delle classifiche di vendita, perciò grazie a tutti coloro che hanno deciso di devolvere i soldi a queste due associazioni.

Il mio racconto è “Lo storico“, ricorretto per l’occasione. Buona lettura.

Numeri di fine anno su Storia di Geshwa Olers

copertina breveDopo nove giorni dalla chiusura del primo volume e del tomo di appendici su Feedbooks, eccomi a darvi nuovi numeri sui download. Vi dico già che arriviamo quasi a quota 25.000. Leggiamo:

1° volume – Il viaggio nel Masso Verde (link per l’acquisto cartaceo): 6936.

2° volume – La faida dei Logontras (link per il download): 2953.

3° volume – Il cammino di un mago (link per il download): 7041.

4° volume – La battaglia di Passo Keleb (link per il download): 3112.

5° volume – I ghiacci di Passo Ceti (link per il download): 1629.

6° volume – La guerra dei Gelehor (link per il download): 799.

Appendice tomo I (link per l’acquisto cartaceo della Appendice 1): 2063.

Vi ricordo che il primo volume e la Appendice n. 1 (la fiaba del Taglialegna e la Grande Quercia) sono acquistabili presso il sito di Edizioni PerSempre (anche attraverso alcuni store online, ma fate prima tramite il sito dell’editore).

Volete una piccola news sulla stesura del VII volume? Eccovi accontentati: in questi giorni sono arrivato alla creazione definitiva della traccia, con uno sviluppo che ha sorpreso perfino me stesso, anche dopo avermi sorpreso già altre volte. Ora non mi rimane che completarne la scrittura. Credo di riuscirci entro marzo al massimo. Perciò, se volete o potete, abbiate pazienza. Il sole sulle bianche torri arriverà, sempre su Feedbooks.

Più di una pietra?

pietraQualche settimana fa mi è capitato un fatto che, se mi credete, non mi ha lasciato sereno per nulla. E la cosa potrà apparire esagerata non appena si saprà cosa mi abbia tolto per qualche ora quell’equilibrio interiore che mi si afferma sempre con grande fatica.

Passeggiavo per il corridoio dell’Istituto di Scienze Religiose, dove qualche anno fa mi sono laureato, nell’attesa che un amico terminasse un esame. Il docente lo stava trattenendo per un periodo di tempo perfino eccessivo, dal momento che non era altro che un esame di Pedagogia e che l’interessato si trovava dentro da ben un’ora. Stava per iniziare una lezione alla quale avrei dovuto prendere parte, e perciò controllavo in continuazione l’orologio del cellulare. Per uno di quegli strani collegamenti che il cervello è capace di compiere in quattro e quattr’otto, comparve nella mente una riflessione filosofica che avrà fatto impallidire chissà quale numero di improvvisati pensatori passati per questo mondo, magari in una mezz’ora di tempo buttato al vento come era nel mio caso.

Il tempo, pensai, il tempo passa e ce n’è sempre troppo poco. Subito dopo mi guardai attorno e mi dissi che il palazzo in cui mi trovavo aveva come minimo cinquecento anni. Costruito dopo la Riforma di Trento, stavo solcando il suo pavimento da quasi mezz’ora quando il vento gelido che spesso si muove tra le sue mura mi prese alla sprovvista. Il palazzo è stato restaurato da due o tre anni. Però, pensai, le pietre sono in fin dei conti le stesse. Sono state ripulite, smacchiate, alcune – forse le più sbriciolate – sostituite da altre nuove e della medesima tinta a metà strada tra un color panna e un beige appena appena accennato, ma sono quelle su cui camminarono studenti e seminaristi di un’epoca in cui non esisteva alcunché della odierna tecnologia. Uno studente vestito con l’abito del seminarista, con una bibbia presa in prestito alla biblioteca del capitolo e, forse, alcuni fogli con degli appunti propri, avrà solcato esattamente le stesse pietre, preoccupato per come sarebbe andato il suo incontro con il docente per confrontarsi su una qualche materia del corso teologico. E dopo di lui, un altro e un altro ancora, e poi ancora un altro e altre decine, centinaia, fino a me, che di qui a poco mi troverò a camminare ancora una volta di fronte a un’aula di università come quella, in attesa che sia la mia volta di affrontare l’esame.

Allora abbassai lo sguardo e fissai una pietra, nemmeno quella del pavimento, bensì quella angolare che sostiene una colonna accanto alla porta e che si trova per lo più nascosta alla vista di chiunque. Ne provai invidia, una profonda e insensata invidia. Quella pietra mi sarebbe sopravvissuta, come di fatto era sopravvissuta a miliardi di persone morte in questi ultimi cinquecento anni. Così semplice, così insignificante, eppure così eterna.

Propositi per il 2014

buoni-propositi1Vorrei fare un consuntivo di tutto il 2013, ma credo di non averne le forze. Sono arrivato alla fine dell’anno pieno di energie da un lato, ma anche stanco di certi meccanismi dall’altro. E la ripetizione all’infinito di meccanismi editoriali noti ha la capacità di deprimere chiunque. In ogni caso, posso dire di essere contento di ciò che ho scritto e di quel che ho pubblicato. La serie delle Sette case, edita da Editrice GDS, sta volgendo al termine e ha avuto un discreto successo, mentre è iniziata la nuova versione cartacea di Storia di Geshwa Olers, per i tipi di Edizioni PerSempre. Nuove storie stanno per essere pubblicate, e vedranno la luce i primi mesi del 2014, perciò se siete interessati, rimanete sempre all’erta. Ogni momento è quello buono.

Veniamo ai propositi per il 2014. Non posso non iniziare da quelli che elaborai l’anno scorso, per vedere a quanti sono riuscito a mantener fede. Dicevo:

1 – Completare la pubblicazione online di Storia di Geshwa Olers
2 – Completare la pubblicazione con Editrice GDS di Le sette case
3 – Completare la stesura di Tu sarai l’inizio
4 – Trovare un agente letterario o una casa editrice di prima grandezza
5 – Far girare a mille il motore di Il libro ritrovato
6 – Andare a vivere finalmente per i fattacci miei
7 – Trovare l’amore. Ma questa è un’altra storia.

Quasi nessuno di questi propositi si è concretizzato, oppure quasi tutti. Nel senso che l’1 e il 2 sono quasi al termine, mancano solo il VII volume di entrambe; il 3 è rimasto del tutto inatteso, e passa tale quale al nuovo anno; il 4 ha visto svariati tentativi, tutti falliti miseramente (il che mi ha portato, come si dice, a mettermela via); col 5 ci ho provato, ma le mie due bravissime colleghe e il sottoscritto non siamo riusciti come volevamo, in parte per le difficoltà in Italia di un lavoro basato sui libri e in parte perché io mi sono sfilato per poter attendere al Biennio di Specializzazione in Scienze Religiose (cui il caro governo Monti mi ha gentilmente obbligato, retroqualificando nel contempo il mio contratto di lavoro e facendomi perdere 2000 euro netti l’anno), avviato alla grande con una tesi sul rapporto tra Cristianesimo e neopaganesimo già in elaborazione; il 6 e il 7 sono entrambi a buon punto: potrei dire un bel “stiamo lavorando per voi” (ok, non ve ne frega nulla, lo so).

Veniamo ai propositi per il 2014.

1 – Completare la stesura di Tu sarai l’inizio

2 – Avviare una collaborazione duratura con la nuova casa editrice per la quale uscirà il prossimo (particolare) romanzo horror.

3 – Scrivere tutti i racconti brevi che ho in sospeso da parecchio tempo.

4 – Pubblicare in cartaceo la raccolta di racconti L’alieno nella mente.

5 – Pubblicare in unica raccolta cartacea Le sette case.

6 – Pubblicare in cartaceo almeno il 2° 3° e 4° volume di Storia di Geshwa Olers, più un altro paio di volumetti di appendici.

7 – Andare in vacanza su un bell’isolotto assolato o – in cambio – su una bella grande isola chiamata Sicilia.

8 – Casa e amore: binomio irrinunciabile, da concretizzare per quel 40% che manca. La vita è già qui.

5 storie fantastiche italiane

Sono gli unici romanzi fantastici italiani che abbia letto nel corso di quest’anno. Lo so, sono poche, soprattutto se paragonate alla mole di lettura “italica” (soprattutto fantasy) che mi sono sorbito (con scoperte piacevoli e articoli relativi) negli anni passati. Mi adeguerò di nuovo il prossimo anno, riservandomi a molti scrittori fantastici, esordienti e no, tornando a dire come la penso per tutti coloro (pochi) ai quali potrebbe interessare.

Comunque, ecco qui le mie 5 letture, con breve commento e voto. Potrebbe essere un suggerimento per gli acquisti natalizi.

Iskida2Iskìda della Terra di Nurak, di Andrea Atzori. Il primo fantasy italiano letto nel 2013. Trama: L’arrivo dei Mercanti dalle Vele Gialle nella Terra di Nurak minaccia l’equilibrio creatosi dopo i Giorni della Caduta. I Clan convocano la Grande Assemblea a Lò, nella notte dell’Equinozio delle Nebbie. Deve essere impedita un’altra Guerra, perché con essa scomparirebbe il Popolo degli Uomini. Iskìda delle Valli di Lùn e il suo cane Ino accompagneranno Lianda, la strega del Clan del Cavallo. Ma Iskìda continua ad avere uno strano sogno… forze oscure si muovono, e le rune bisbigliano di caos e tenebre…

Commento: Bel romanzo fantasy, primo di una serie, di ambientazione mediterranea. Certificato!
Di che si tratta? Iskìda della Terra di Nurak, il primo volume di una saga di Andrea Atzori che si preannuncia decisamente interessante. Quali sono le caratteristiche che mi hanno colpito?

Come dicevo, innanzitutto la sua mediterraneità. La storia è classica, ma l’immaginario si ispira alle leggende e alla tipicità della Sardegna, dando vita a una coinvolgente visione di vita sospesa tra sciamanesimo e riti pagani. L’autore è capace di far respirare il mediterraneo, di portare il lettore dentro il mistero delle origini.

Poi, la storia è scritta molto bene. Atzori sa come usare le parole e la struttura della storia, seppur breve per la brevità del libretto, è efficacemente congegnata. Ritornare tra le sue pagine è un piacevole appuntamento. Il linguaggio usato è piano e non barocco, semplice ma preciso, asciutto.

Se posso trovare una nota che non mi ha convinto del tutto è costituita dalle illustrazioni. Sono belle, per carità, ma lo stile manga che le caratterizza rischia di inquadrare la storia in modo tale da farla pensare come adatta solo ai ragazzi. Forse l’autore ha scritto Iskìda con il pensiero rivolto agli Young Adults, ma mi sento di poter affermare che invece si tratta di un racconto adatto soprattutto agli adulti. L’approccio generale mi fa pensare più a una storia per grandi adatta anche ai ragazzi, che viceversa. Sarà che non amo le etichette – e che soprattutto quella YA mi sta particolarmente stretta e mi provoca prurito – ma dire che Iskìda della Terra di Nurak è un libro pensato per quella categoria significa svilirla fin dall’inizio.

Merita di più. Non vi resta che leggerlo. Voto: 4 su 5.

Sono in procinto di leggere i capitoli successivi, già in mio possesso.

Copertina_Rock_Elfico_catalogoRock Elfico, di Fabio Larcher. Trama: E’ un mattina d’inverno come tante per il sedicenne Paolo Maltesi; ma all’improvviso tutto cambia: mentre si sta preparando ad andare a scuola piomba in casa sua una stranissima ragazza, che gli “regala” una chitarra elettrica di colore blu. Si tratta di una chitarra magica, di uno strumento di potere assoluto attraverso il suono. Ma la chitarra porta con sé un destino terribile e il suo legittimo costruttore è un mago elfico, crudele e affascinante come una rockstar, che vorrebbe usare Paolo come mezzo per attuare i suoi piani atroci. Riuscirà il ragazzo a sottrarsi all’influenza del negromante? Può darsi, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto.

Commento: “Talento”. Che vuol dire? Per una evoluzione semantica che inizia con la parabola dei talenti nel Vangelo di Matteo, il talento è divenuto il dono di dio dato all’umanità. Di lì è divenuto ingegno, predisposizione, capacità in un campo dello scibile umano, ma rimane il concetto che si tratti di qualcosa di innato, parzialmente indipendente dalla stessa volontà di chi lo detiene. Questo è l’assunto sul quale si muove Rock Elfico, di Fabio Larcher.

Mi piace notare come la partenza del romanzo sia molto simile a quella di Storia di Geshwa Olers (dove una sera d’inverno come tante il sedicenne Geshwa Olers si vede piombare a casa, anzi nella propria stanza, uno stranissimo essere – che scoprirà essere un folletto Ùgure – che gli regala un dono, strumento di potere: la capacità di percepire se si sta infilando in una situazione pericolosa), ma questa è con ogni probabilità la sorte delle… fiabe. Lo stesso autore mi ha rivelato essere la sua concezione delle storie come di uno sviluppo vario e differente della struttura basilare delle fiabe. Per certi versi sono d’accordo con lui.

Mi permetto di mettere in parallelo il piano del protagonista Paolo, con la sua capacità di produrre musica trascinante attraverso la chitarra blu, e quello del suo autore, Fabio Larcher, che possiede indubbiamente una ben consapevole capacità di condurre una storia dall’inizio alla fine. La domanda che però voglio pormi è: è riuscito a conferirle tutto ciò di cui ha bisogno per divenire una storia superiore? Attenzione, quanto dico da qui in avanti contiene spoiler.

Il romanzo è suddiviso in tre giornate, delle quali le prime due sono costruite molto bene, sono spiritose, veloci e non c’è un solo pezzo fuori posto. Quando si arriva alla terza, si “incappa” nel confronto con le Entità, che è secondo me è il punto più interessante, di lovecraftiana atmosfera, ma anche più debole. Non tanto per l’aspetto metafisico, quanto per la modalità di rappresentare il tutto: è una discettazione filosofica impostata sul metodo del confronto, che però stride con tutto il resto, posta com’è in mezzo a un romanzo fatto d’azione. Purtroppo si nota come un blocco differente. Per questa parte filosofica, l’avrei vista bene tradotta in immagini orrorifiche… o fantastico/orrorifiche, il che vuol dire ovviamente allungare il romanzo.

Poi ci sono delle incongruenze nelle ultime pagine, o per meglio dire delle inverosimiglianze. La prima, è quando un tizio (di cui preferisco non rivelare il nome) spara a Maltesi, ferendolo così gravemente da fargli “vomitare” sangue. Uno si immagina una ferita davvero grave, uno shock fisico assolutamente non indifferente, ma quasi subito si rimette tanto bene da poter correre, senza menzionare più il problema. La seconda incongruenza è quando i due protagonisti buoni arrivano a una sorta di navicella sferica, nella quale siedono due elfi ebeti.

In ogni caso, ed è questo il punto, non sono problemi tali da compromettere la piacevolezza del romanzo. Lo stesso autore, tra l’altro, mi ha confidato che sta lavorando a una nuova versione capace di porre riparo a queste e ad altre piccole smagliature. Infine: si può dire che si tratti di una storia superiore?

Secondo il mio modesto parere, sì. Abbraccia un tema molto delicato, quello della tentazione, risolvendolo con gusto e divertimento, capace di essere sempre leggero, ma proprio per questo motivo profondo. Alto e basso si corrispondono, in questo romanzo, il che è esattamente la caratteristica delle storie superiori.

Voto: 3 su 5.

la_magica_terra_di_sluppLa magica terra di Slupp, di Antonia Romagnoli. Trama: La Magica Terra di Slupp in grave pericolo. Un gruppo di apprendisti maghi dovr salvarla dalla minaccia di un temibile nemico, pronto a tutto per avere la spada, o forse lo schiaccianoci, che gli aprir la via al potere. Riusciranno gli squinternati eroi, tra un fax e una battaglia di magia, a sconfiggere il Cattivo? Un fantasy da leggere sorridendo, o forse un libro umoristico con un tocco di magia.

Commento: Solo poche parole per definire questo romanzo, ovvero demenziale ed esilarante. Ma voi, sarete capaci di lasciarvi andare alla demenzialità? Non sempre è facile.

Voto: 3 su 5.

 

 

 

 

lastazionedeldiosuonoLa stazione del dio del suono, di Danilo Arona. Trama: Ci sono luoghi carichi di potere malefico nati dall’intersezione delle linee di energia che percorrono la Terra. Uno di essi è Piano Orizzontale, paesino sperduto situato nei pressi del Passo dei Giovi. Lì un gruppo di infernali vecchietti ha deciso di riunirsi ancora una volta per celebrare la “veglia”. Per tutta la notte essi improvviseranno una narrazione, a turno, ricamando storie del terrore. E la realtà immaginata, grazie all’oscura energia che permea quel luogo, diventerà realtà vera… Una stazione ferroviaria semi-abbandonata. Erbacce, ruggine, sassi. Eppure, quando fu costruita, più di 100 anni fa, avrebbe dovuto rappresentare uno snodo vitale per le ferrovie del nord Italia. Ma nel 1898, una tremenda sciagura ferroviaria causò decine di morti, e Piano Orizzontale iniziò a godere di una fama sinistra. Pian piano, col passare degli anni, il suo aspetto divenne spettrale, forse per non fare torto ai fantasmi delle vittime del treno che di notte si dice infestino la galleria poco lontana. Ecco il luogo nel quale decidono di incontrasi i bizzarri membri del Circolo del Venerdì, un gruppo di uomini di mezza età che amano raccontare storie del terrore a turno, per una lunga notte…

Commento: Il romanzo di un grande scrittore italiano. Danilo Arona continua a essere sottovalutato, quando andrebbe citato come il grande autore horror/fantastico italiano, o per lo meno come uno dei grandi. L’atmosfera che riesce a costruire è straordinaria, in bilico tra l’ironico gioco degli stilemi classici e la sapiente capacità di farsi strada nell’animo del lettore. Non si può dire di conoscere l’horror italiano se non si è letto almeno una delle sue opere, e questa “stazione” è indubbiamente uno dei suoi capisaldi!

Voto: 4 su 5.

nove_guerrieriNove guerrieri, di Bruno Bacelli. Trama: Leandro, partecipa a una missione sacra (composta da nove volontari fra cui il nobile della zona) per liberare la sua terra dal dominio di una terribile strega. Essa da tempo immemore sottrae la forza vitale agli abitanti con mezzi magici, o sacrificandoli nel suo castello. In una terra velenosa e impervia il protagonista porta la missione a termine tra insidie e tradimenti.

Commento: Senza volermi trasformare in un recensore (ci sono fin troppi scrittori o aspiranti tali che lo fanno), questo primo romanzo breve di Bacelli è piacevole, veloce e possiede almeno un elemento che rimane dentro: la voce del protagonista. Se, infatti, la storia è classica e tutto sommato scevra da increspature narrative od orpelli, la voce narrante riesce a ritagliarsi un sentiero che si fa strada nella mente del lettore, portandolo poco alla volta a immaginarselo senza grande fatica, anzi, ritrovandolo con piacere anche a lettura spezzata nel tempo, come è stata la mia. Certo, ci sono delle ingenuità, ma nel complesso non inficiano il piacere della storia.

Voto: 3 su 5.

Il taglialegna e la Grande Quercia – un’idea per Natale

copertina breveÈ finalmente in arrivo la versione definitiva della fiaba che apre, per bocca della nonna di Geshwa, Il viaggio nel Masso Verde. Intitolata Il taglialegna e la Grande Quercia, la fiaba è il frutto di tre alberi differenti: una leggenda della Lessinia, una fiaba Estone e una fiaba di Esopo. Ma lascio parlare la quarta di copertina.

Con questo libro inauguriamo la pubblicazione delle Appendici alla Storia di Geshwa Olers. Si tratta della fiaba che all’inizio del romanzo Il viaggio nel Masso Verde nonna Bilette racconta a Geshwa. Se ricordate era intitolata Il taglialegna e la Grande Quercia, ed è la rielaborazione di tre fiabe differenti: una fiaba tipica della Lessinia, nella quale il taglialegna veniva addormentato per evitare che abbattesse l’albero, una fiaba Estone, nella quale il taglialegna entra a colloquio con l’albero, e una favola di Esopo, nella quale il dio Ermes vuole provare l’onestà del taglialegna. La fusione delle tre fiabe ha portato alla creazione di questa storia, nella quale l’onestà del taglialegna viene testata dalla grande quercia e suo figlio ottiene, attraverso prove di vario genere, una vita lunga e fortunata.

Ovviamente seguiranno altri volumetti di Appendici, riproponendo materiale già pubblicato online sul sito di Feedbooks (a tal proposito ricordo che il primo volume e quello di Appendici di Storia di Geshwa Olers saranno disponibili solo fino a venerdì 20 dicembre) e presentando per la prima volta testi e storie inedite, il tutto nella sua definitiva versione.

Questo volumetto, edito come tutta la saga di Geshwa Olers da Edizioni PerSempre, è cartonato e consta di 80 pagine. Il suo prezzo è di 13,90€, ma se lo ordinate scrivendomi in privato, potete averlo con dedica a 10€, ovviamente per un periodo limitato. E allora, perché non fare un regalo di Natale speciale?

A presto. Fabrizio

10 bugie sul Natale

Nativity_tree2011Vicini al Natale, eccomi con un articolo sulle 10 bufale più in voga riguardanti questa festa. Ma che avete capito, mica voglio delegittimarlo, il Natale. Io sono cristiano, ma anche senza esserlo chiederei di smetterla di raccontare scemenze circa questa festività che ci accompagna almeno da 1700 anni. È una questione di onestà intellettuale. Ecco qui 10 bugie sul Natale.

Il Natale ha sostituito la Festa del Sole

Secondo una vulgata sempre più diffusa – e poggiante su qualche base storica – il Natale non sarebbe altro che la festa romana del Sol Invictus trasformata dai cristiani vittoriosi sugli dèi pagani, che andavano sostituendo per ogni dove dopo il riconoscimento formale dell’Imperatore Costantino e la sua conversione al cristianesimo con l’unico dio del monoteismo. Di qui la rivincita odierna di certo paganesimo che tenta di far credere che il Christmas sia, in buona sostanza, un’usurpazione. Il che spiega come mai si vada sempre più diffondendo in certe località (vedi la scempiaggine di Oxford) un cambiamento di nome della festa in… Festa della Luce.

Per quanto mi riguarda, tendo a credere maggiormente che il Natale si riallacci alla festività ebraica dell’hannukah (qui il collegamento wiki per capire di cosa si tratta), dal momento che il cristianesimo è un proseguimento dell’ebraismo e la nascita di Cristo la conferma, a livello di simbolismo, che la Luce della salvezza vince le tenebre dell’anima.

L’albero di Natale è un simbolo pagano

Quante volte si sente dire – anche nelle scuole!!! – che l’albero di Natale è un simbolo pagano? Fin troppe, ma si tratta di una delle innumerevoli sciocchezze affermate sul cristianesimo. L’albero, è vero, è simbolo potentissimo in tutte le culture, ma ciò non toglie il significato specificamente cristiano dell’albero di Natale, anzi, lo conferma. Dal momento che Cristo è venuto a confermare ciò che di buono c’è nel mondo e a manifestare l’amore e la misericordia di Dio, creando il presupposto anche fisico della nostra salvezza, l’albero di Natale è la riconferma che certi simbolismi hanno ragione d’essere.

Nello specifico, che l’albero sia un abete è legato al suo essere sempreverde, sempre vivo, rimando all’eternità e all’albero della vita del Paradiso, all’albero di Jesse dal quale deriva Gesù e all’albero della croce. Le luci che lo adornano rimandano a Cristo luce del mondo. La stella che si pone sulla cima rimanda alla cometa che guidò verso il luogo di nascita di Cristo. Le palline sono l’evoluzione del melograno, simbolo cristiano indicante la Passione.

Qui un articolo per approfondire ulteriormente.

La befana è una festa pagana

Ovviamente, anche la festa della befana è una festa pagana. Giusto? No, sbagliato. Befana è parola che deriva, per corruzione, da epifanìa, manifestazione, ovvero la manifestazione del Figlio di Dio, Cristo, in Gesù incarnato. In realtà non c’è differenza tra il Natale e l’Epifania, sono solo diversi momenti temporali di un’unica festività, riguardante la manifestazione di Cristo sulla Terra. E allora, da dove viene l’usanza di brusar la vecia, come accade qui a Verona e in altre zone d’Italia?

La sua storia è intrecciata con quella dei Re Magi che, secondo la tradizione, nel loro cammino verso Betlemme persero la strada, videro in lontananza il fumo di un camino, si diressero in quella direzione e trovarono una casetta. Bussarono alla porta e andò loro incontro una vecchina che tuttavia si rifiutò di aiutarli. Una volta partiti, però, la donna si rese conto di aver sbagliato, così uscì di casa per raggiungerli. La vecchia, cercando di raggiungere i Magi, si fermava di casa in casa donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Ci sono senza dubbio rimandi a un paganesimo antecedente, legato alla terra e all’abbondanza che si sperava essa donasse, ma ci si ferma qui: bruciare la vecia è una ritualità di tipo esorcistico, non certo legata alla donna (ricordo che la strega – ipotetico rimando della befana – è visualizzata anche con tratti maschili, quali la barba), ma al rinnovamento insito nella Luce che illumina il mondo.

Il Natale non c’entra nulla con la Pasqua

A causa del consumismo imperante, il Natale è diventato la festa di Babbo Natale (così come la Pasqua è la festa dell’uovo e il giorno in cui si cerca di scongiurare – unico fra tutti gli altri dell’anno – l’agnellicidio commerciale) e si è finito per perdere il collegamento che essa ha con la principale festività cristiana, ovvero la Pasqua. Eppure, la festa del Natale e in seguito il periodo che l’anticipa, ovvero l’Avvento, sono nati in riferimento alla Pasqua. Perché se si festeggia la Risurrezione del Cristo, è importante anche indicare con un’altra festività che questo Cristo è personaggio storico realmente nato tra di noi, e di qui si giunge al Natale.

Il riferimento alla Pasqua è presente, per esempio, nei doni che i Re Magi portano a Gesù appena nato: oro, incenso e mirra. L’oro è il dono per un Re, ma Gesù – che viene a proclamare il Regno di Dio – è definito Re durante il suo processo a opera di Pilato, perciò nel contesto della Passione che conduce alla morte in croce. L’incenso è il materiale indispensabile per la preghiera alla divinità, ma si potrà riconoscere in Gesù la divinità del Cristo solo con la Risurrezione, non prima. E la mirra è l’unguento usato per i corpi dei defunti, previsione e rimando preciso alla morte di Gesù.

Il Natale è un falso storico, perché Gesù non è mai esistito

Ebbene sì, all’alba del 2014 c’è ancora chi crede di poter affermare che un Gesù storico non sia mai esistito. Sarebbe solo il frutto di una fede, nei casi migliori, o di una colossale mistificazione per soppiantare il paganesimo antico. A tal riguardo, si afferma che non vi siano documenti storici certi che parlino di Gesù detto Cristo.

Ora, al di là del fatto che di documenti storici che affermino con certezza qualcosa del passato non ne esistono per nulla, perché la storiografia e l’archeologia insegnano che le testimonianze del passato – siano esse scritte o monumentali – vanno fatte parlare attraverso interpretazione, in realtà la figura di Gesù detto Cristo è tra le antiche quella più ricca di documentazioni indirette. Escludiamo i Vangeli canonici, d’accordo, giusto per fare un segno di distensione verso chi li accusa di manipolazione, ma le prove indirette della Sua esistenza sono innumerevoli, a partire dai testi che parlano dei suoi seguaci, dalle prove delle comunità che si formarono sulla base del suo insegnamento, dai Vangeli apocrifi spesso dovuti a una pietas provata nei confronti di questa figura avvertita come importantissima, dalle motivazioni interiori che poterono condurre un gruppo di fuggiaschi spaventati quali erano i discepoli a rischiare la vita per… per che cosa, un falso storico?  Sappiamo come dalla loro testimonianza sia nato il cristianesimo.

Santa Lucia non c’entra nulla con il Natale

Non poteva mancare la rivendicazione neopagana circa l’origine di questa festa, che sarebbe da rinvenire in… antichi riti pagani preesistenti (mi immagino la frase pronunciata un po’ alla Fantozzi, scusate l’ironia).

E poi parlano di mistificazione operata dal cristianesimo! Qui la vera storia di Santa Lucia.

Gesù non è nato in una grotta

A tal riguardo indico semplicemente questo… articolo, che parla da sé. Ma come si fa a scrivere un articolo del genere, mi chiedo io? E sì che non ho chissà quali grandi studi teologici alle spalle. Vabbe’, andiamo avanti.

O era una grotta o era una stalla: decidiamoci!

Siete mai stati in Terrasanta? Se ci andate, potete scopire come le case antiche, soprattutto quelle di gente povera, fossero costruite nelle grotte e nelle cavità dei colli, perfino nei grandi sassi (similmente a ciò che accadde in Italia a Matera e in altre zone), così come per le stalle, che spesso erano create all’interno delle colline. Se andate a visitare la Basilica dell’Annunciazione, vedrete come casa della Vergine… una grotta, che veniva chiusa tramite dei mattoni. Et voilà, il gioco era fatto. Una grotta diveniva una casa, oppure una stalla.

Quando fate il presepe, allora, non vi preoccupate: fatelo con una grotta o con una stalla, non cambia nulla. Sarete comunque nel giusto. E non fate come in certe scuole in cui ho lavorato, dove per rispetto nei confronti delle altre culture usavano una stalla senza personaggi: il rispetto delle culture altrui è possibile solo a partire dal rispetto della cultura in cui si è nati e cresciuti.

I Re Magi non sono mai esistiti

E, di conseguenza…

Non c’era alcuna stella cometa

Oltre all’inesistenza dei Re Magi, si fa ultimamente battaglia per dimostrare che anche la stella cometa non ci sarebbe mai stata. E qui si potrebbe perfino dargli ragione, a ‘sti qua! Il fatto è, però, che i Vangeli non parlano mai di stella cometa. Parlano solo di stella, una stella in oriente. Fu Giotto a farla divenire stella cometa in un suo affresco, dopo aver visto l’apparizione della Cometa di Halley nel 1301 ed esserne rimasto impressionato.

Volete approfondire l’argomento? Eccovi un articolo di Franco Cardini. Ma, per carità, tenete conto che lui è un cristiano e che perciò sarà indubbiamente di parte!

Detto questo, vado a godermi le festività, con tutte le tradizioni meravigliose che, nei secoli, si sono stratificate e l’hanno resa quell’occasione speciale e, perché no, anche un poco magica.