Tavola rotonda a Villafranca

Organizzata da Linguafranca di Villafranca di Verona, il 2 giugno si terrà nella bella cittadina scaligera una tavola rotonda intitolata “Tavola rotonda con… l’immaginazione, la scrittura, la poesia”. Parteciperanno, dopo una breve introduzione musicale con “il Miele Dei Pianeti”, Marco Bolla, il sottoscritto Fabrizio Valenza, Anna Bruna Gigliotti, Patrizio Pacioni ed Emanuela Dal Pozzo.

Porterò anche alcune copie di Il viaggio nel Masso Verde, per chi vorrà acquistarla da me con dedica e autografo.

Il tutto accadrà alle ore 18.00 di domenica, presso l’Auditorium di Villafranca. Non mancate! Si parlerà della comunicazione fra prosa e poesia.

Incontri al Pandino Fantasy Books 2013

A sinistra Marta Leandra Mandelli, a destra Edizioni PerSempre (nella persona di Larcher, l'editor"o", al centro, e moglie)
A sinistra Marta Leandra Mandelli, a destra Edizioni PerSempre (nella persona di Larcher, l’editor”o”, al centro, e moglie)

I ragazzi di Linee Infinite sono stati davvero bravi: hanno organizzato un festival di una giornata molto piacevole, ricca e occasione di incontri nuovi e antichi. Ne scrivo giusto due righe per ricordare e ringraziare tutti quelli che sono venuti.

La giornata di ieri, infatti, è stata occasione per rivedere due dei miei editori, Fabio Larcher (Edizioni PerSempre, al cui stand sono stato per tutta la giornata, insolentendolo con le mie frecciate e pressanti richieste) e Simone Draghetti, come sempre molto in gamba nel darsi da fare per dirigere un intero staff di aiutanti. Presenti altri due editori coi quali ho lavorato, Domino e La Corte (che ho rivisto dopo lungo tempo con molto piacere), è stata anche l’occasione per conoscere di persona Gianpiero Grasso di Editrice GDS, con la quale sto pubblicando Le sette case, scambiando pareri e prospettive in comune.

Poi: Fabio Porfidia, Alessio Gallerani, Paola Boni, Giuseppe Pasquali (che ha saputo ristuzzicare il mio amore per il confronto e il dibattito, anche pepato), Davide Galati, Anna Giraldi e Marta Leandra Mandelli, che ieri ho conosciuto più a fondo (e che ho già fatto finire nella mia ragnatela per una serie di presentazioni insieme, vittima ulteriore il nostro editore PerSempre, Larcher). Ma è stata anche la giornata in cui ho conosciuto un personaggio già positivamente incrociato sul web: il mitologico Traz, che ha ricevuto da me e dal mio editore la promessa che Storia di Geshwa Olers uscirà in cartaceo al gran completo nell’arco di un anno circa.

E, si sa, ogni promessa è debito!

Due segnalazioni

Solo due segnalazioni, oggi, per comunicare che sono ancora vivo.

1 – Domani 26 maggio sarò allo stand di Edizioni PerSempre presso il Pandino Fantasy Books 2013, dove sarà in vendita la nuova versione cartacea di Il viaggio nel Masso Verde. Una buona occasione per conoscere in carne e ossa qualcuno con cui fino a oggi ho avuto solo contatti virtuali, ma anche l’ottima occasione per rivedere qualcuno che non vedo da lungo tempo.

2 – Antonia Romagnoli, una delle migliori scrittrici fantasy italiane, segnala il suo disagio relativo all’esperienza avuta con alcuni editori. Per lei è l’occasione di spiegare perché non scriva più sul suo blog, ma per noi è l’occasione di capire come funziona il mondo editoriale italiano (per chi avesse ancora bisogno di suggestioni). Potete leggerlo qui, non perdete l’occasione. Soprattutto, non perdete l’occasione di supportare un’autrice davvero molto brava!

Il viaggio nel Masso Verde – commento di Sangivio di Grodestà

Ci sono commenti ai tuoi romanzi capaci di mostrarti aspetti ai quali non pensavi mentre scrivevi. Come dire? Forse ci stava pensando la tua anima. La gestazione di una storia passa per un lungo periodo di inattività manuale durante il quale fai altro. La tua mente però lavora, come una Pastamatic capace di inglobare nella materia grezza, che tu hai preparato gettando le basi della storia, tutto ciò che ti ha formato come lettore, prima che come autore.

Una serie di commenti sta giungendo da un lettore che mi autorizza a pubblicarli, con un’unica richiesta: che io mantenga l’anonimato. Allora mi ha domandato di trasformare il suo nome in Grodestiano, cosa che ho fatto. Perciò ecco il commento di Sangivio di Grodestà a Il viaggio nel Masso Verde. Nel mondo di Stedon sarebbe con ogni probabilità un simpatizzante di Eus e del suo nome abbandonato. È anche grazie a commenti come quello che segue se sono stato in grado di modificare e riaggiustare il testo del romanzo per offrire la nuova e definitiva versione cartacea con Edizioni PerSempre. D’altronde, credo che uno scrittore debba sempre migliorarsi, e dal momento che Storia di Geshwa Olers è un romanzo in piena evoluzione (per lo meno fino a quando non sarà uscito il settimo volume cartaceo), le modifiche alla versione digitale sono sempre possibili. Dimenticavo, ringrazio tutti coloro che l’hanno scaricata da Feedbooks: al momento viaggiamo oltre i 15.000 download, verso i 16.000! Ecco il commento.

ges2011Dei quattro [Il viaggio nel Masso Verde, n.d.r.] è il volume che preferisco, al momento. È un libro magico. Quando ne hai letto la prima pagina, sei già caduto nell’incantesimo che ti costringerà a leggerlo fino in fondo. L’apertura con l’episodio di SobisLob è veramente efficace. L’unica cosa che non ho ben capito è come fa Asshar a cavarsela. In proposito c’è solo un accenno da parte di Eu-Ahalan ad Esfelerte, mi pare. Ma è una cosa che non si spiega mai.

Interessante anche l’espediente dei vari redattori e curatori dell’opera, dà al tutto un sapore a metà tra leggenda e storia. Mi piace. Una piccola nota, a questo proposito: quest’atmosfera mi sembra sia rotta poi da uno stile che è invece troppo moderno, secondo me. Il modo di esprimersi restituisce poco l’atmosfera delle leggende o anche del genere biografico-epico, specie quando si presentano i pensieri dei personaggi in modo diretto. Del resto, ho visto che nei volumi successivi queste irruzioni del narratore nella testa dei personaggi sono diminuite molto.

Un’altra nota storta mi sembrano gli scorci relativi alle attività di Eu-Ahlan. Non credo giovi molto alla trama, anche se ne capisco la funzionalità. Scoprire così presto il nemico lo rende già più familiare, incute meno timore, perché esce dalla sfera dell’ignoto.

Il tema del viaggio è uno dei miei preferiti, forse per questo mi ha appassionato molto, questo volume. Le descrizioni del Masso Verde sono bellissime. In particolare segnalo quello scorcio dei Giganti del silenzio: affascinante! Molto ben tratteggiato il rapporto di Geshwa con il padre, già da prima del viaggio e, naturalmente, anche durante. Lo stesso si può dire della madre. L’addio a Senfe è una di quelle cose che ti restano dentro, soprattutto perché si presagisce la tragedia.

Tra gli avvenimenti del viaggio è interessante la visita al Regno degli Gnomi. Però mi è sembrata un po’ artificiosa questa esplorazione di così tanti luoghi, prima che Geshwa venisse riacciuffato. Sembra quasi un pretesto per farci visitare il regno gnomico. Del resto anche nel terzo volume assistiamo ad una sorta di replica di questo episodio. Mi sono chiesto come mai indulgere così tanto su questi viaggi sotterranei.

Una trovata azzeccata è il folletto Harang: quella sì che ti tiene incollato al libro per parecchio e dà un tocco di mistero unico. Così come i testi antichi che vengono consultati, rivelando informazioni gustosissime sull’ambientazione. Questo stratagemma dei libri è per me l’esatto opposto dei pensieri in presa diretta.

Un altro appunto lo devo fare sull’episodio di Aissa Maissa. A me non è piaciuto molto, non so dirti perché. Ho gradito molto più la prima parte dell’episodio, quello legato all’orco. So che invece è una delle tue parti preferite, perciò non aggiungo altro, è solo questione di un mio gusto personale.

Andiamo alla seconda parte: decisamente diversa. Il romanzo è proprio diviso in due. Secondo me c’è un calo di tono, specie dopo la notizia del disastro di Senfe. Il tema migliore lì sviluppato rimane l’inspiegabile abbandono da parte di Sitor. È ciò che tiene maggiormente alto il livello del racconto. Interessanti sono i Gelehor, specie quando si scopre che Geshwa li aveva già incontrati in precedenza: da brivido! Però mi è sembrata troppo facile la risoluzione del conflitto finale, specie con il Mago. L’anguana è una specie di Deus ex machina. Mi pare di capire però che c’è un motivo a tutto ciò: le ultime parole di Onofererne al termine del IV volume sembrano riaprire la partita. È solo un’impressione.

La menzione esplicita di Eus e di un culto a lui legato all’inizio mi hanno fatto arricciare il naso. Ma in questo gioca molto la mia dipendenza forte da Tolkien. Nel corso dei volumi ho imparato a conviverci, e alla fine ad apprezzarla per quel che riguarda i due eremiti dello Shangil. Ma ti dirò magari in seguito.

Mi fermo qui, perché ho già riempito una pagina e altrimenti finisco per commentare riga per riga.

Come vedete, non è un commento del tutto positivo, ma non mi faccio problemi a pubblicarlo per intero (come già accaduto in passato per altre recensioni e commenti). La questione è: può un commento simile essere utile? La risposta è affermativa, perché si tratta di parole seguite a una riflessione attenta e puntuale, capaci di darmi indicazioni (assieme a tanti altri commenti) sulla via di un miglioramento.

Al prossimo commento di Sangivio di Grodestà, riguardante La faida dei Logontras. Se qualcun altro avesse il desiderio di veder pubblicato il proprio commento, non ha che da inviarmelo scrivendo a valenza.fabrizio@gmail.com.

Il viaggio nel Masso Verde – news

f1f80-primavalenzablogOra che è uscita la nuova edizione cartacea di Il viaggio nel Masso Verde, ricominciano le segnalazioni (intanto qui e qui – ringrazio entrambi i siti) e i fan del clan “una stellina solo una” (chi si appresta a votare con il voto minimo gli articoli riguardanti autori che suscitano per strambi motivi il fastidio, tra i quali il sottoscritto).

Inoltre, c’è una nuova intervista, sul blog dell’Editore. La potete leggere qui.

Come il Doctor Who

Vorrei condividere con voi una riflessione che negli ultimi tempi si è fatta sempre più stringente e fattiva. Riguarda il corso degli eventi e la strada della nostra vita. Argomenti grossi, dirà qualcuno, e in effetti lo sono. Ma chi può impedire a un essere mano di cercare il senso della propria vita muovendosi tra i sentieri e gli incroci dell’esistenza?
Nessuno! Anzi, sono proprio questi incroci e quei sentieri a stimolare il mio interrogativo. Vedo di spiegarmi meglio.

Ciascuno di noi fa l’esperienza di volere e desiderare, e di tentare per realizzare ciò che vuole e desidera. Ora, si dà il caso che alcune cose siano alla nostra portata e che possano essere realizzate con l’ausilio della forza di volontà e di un impegno indefesso e testardo. La maggior parte, tuttavia, soprattutto le cose che più fanno vibrare quel composto inscindibile di anima e corpo che siamo, sono al di fuori della portata nostra e di chi ci sta intorno.
Sembrano essere collegate a volontà altrui, a sfere superiori che sfuggono a qualunque nostro controllo. In effetti, così è.

C’è davvero gran poco su questa terra e nella nostra vita che possiamo controllare. Tuttavia, il nostro cammino nel mondo e nella vita non viene effettuato nella totale solitudine. Non mi riferisco, ovviamente, alla compagnia di altre persone, ma all’evidenza che talvolta si mostra ad alcuni di un sentiero al di sopra degli altri, di una traccia più forte che si compone pezzo dopo pezzo e che ci rende importanti per quel tipo di sentiero che si sta evidenziando. Qualcuno può fare mille tentativi di intraprendere una via senza successo che invece ad altri riesce al primo colpo.

Potrebbe essere fortuna, direbbe qualcuno.

Potrebbe. Tuttavia la fortuna agisce in un caso, non in una serie. Ciò cui mi riferisco io ha a che fare con quegli eventi che, concatenandosi l’un all’altro, formano le caratteristiche del nostro sentiero.
Ciascuno ha il suo e ciascuno di noi è importante e significativo per quel particolare sentiero sul quale si trova a camminare. Non ho mai condiviso il detto per il quale tutti siamo necessari ma nessuno indispensabile. Al contrario, credo che ognuno sia e necessario e indispensabile, però per quello specifico sentiero.
Sta a noi renderci disponibili per abbracciare questo sentiero. Potrebbe anche essere più di uno e bisogna avere le orecchie pronte a udire la voce che ti chiama dal termine di esso, riconoscendocisi.

Per quanto riguarda me, posso dire senz’ombra di dubbio che uno di questi sentieri sia la scrittura. Quanti hanno tentato senza riuscire mai a cavarne un ragno dal buco? Così come uno di quelli che invece non mi appartiene sia la famiglia.
Riconoscere il proprio sentiero vuol dire amare se stessi e la propria vita, con tutte le strambe direzioni che essa assume. Proprio come in una qualsiasi delle tante puntate del Doctor Who.

Il viaggio nel Masso Verde – riparte l’avventura

E finalmente eccoci, con la nuova edizione di Storia di Geshwa Olers.

È già disponibile per l’acquisto cartaceo il primo volume della storia, Il viaggio nel Masso Verde.

Il regno di Grodestà è in pericolo. La Palude è sotto il malefico incantesimo dei Maghi. La salvezza è oltre il bosco, al di là del Masso Verde. Insieme a suo padre, Geshwa si mette in cammino. Incontrerà orchi e streghe, donne-serpente e uomini di argilla, gnomi, maghi e saltimbanchi. Avrà visioni, correrà pericoli indicibili, riceverà minacce e subirà maledizioni, farà scoperte a cui nessuno sembra disposto a credere. Capirà il valore dell’amicizia e il significato del dolore. Avventura e magia si incontrano nel primo capitolo di una saga interamente ispirata a leggende mediterranee.

L’acquisto è già disponibile sul sito InMondadori, Deastore, Libreria Universitaria.

Inoltre, riprendo a girare per festival e presentazioni. Il primo appuntamento al Pandino Fantasy Books 2013, il 26 maggio, presso il Castello Visconteo di Pandino. Per info leggete qui.

Voci e caratteri – Da Bachman a Odentorth

Il paragone forse non è dei più azzeccati, perché Richard Bachman è lo pseudonimo di Stephen King mentre Elior Odentorth è il fittizio curatore di Storia di Geshwa Olers. Ho voluto titolare il post in questo modo, però, per segnalare una sollecitazione cui pensavo già da tempo ma che sono riuscito a esplicitare solo leggendo l’introduzione di King alla versione inglese di The Long Walk, uno dei più bei romanzi targati Bachman (e assoluto precedente, insieme a The Running Man – ma mille volte più validi – di romanzi alla Hunger Games).

In essa, King sostiene quanto segue:

The importance of being Bachman was always the importance of finding a good voice and a valid point of view that were a little different from my own. Not really different; I am not schizo enough to believe that. But I do believe that there are tricks all of us use to change our perspectives and our perceptions – to see ourselves new by dressing up in different clothes and doing our hair in different styles – and that such tricks can be very useful, a way of revitalizing and refreshing old strategies for living life, observing life, and creating art.

Ecco il punto: un modo per rivitalizzare e rinfrescare vecchie strategie di vita, per osservare la vita e creare arte.

L’annotazione di King mi ha subito fatto saltare in mente quanto abbia desiderato offrire voci differenti all’interno della mia storia fantasy, in modo da fornire più materiale possibile e più punti di vista possibili sulla vita di Geshwa Olers, senza offrire un unico spunto o un’unica possibilità di lettura. In questo modo sono nati gli autori dei sette volumi: Nildon Lonstat, l’Anonimo Grodestiano, l’Oscuro Tearca, il Padre Pellegrino, il Figlio Devoto e il Rivelatore (questi ultimi tre altrimenti chiamati la Triade). Oltre a queste sono presenti anche altre voci, ovviamente, tra le quali – in alcuni brani – quella che deriva dalla testimonianza diretta di Geshwa Olers. Permettetemi di chiarire il carattere di ciascuna di queste voci.

Nildon Lonstat è, come dice anche Odentorth nella sua Nota iniziale, autore a volte scialbo, a volte sanguigno, di non scarsa capacità, anche se certo non alla pari degli autori degli altri volumi della saga. Il suo obiettivo è chiaramente quello di raccontare una favola, una storia delle origini della vicenda di Geshwa Olers che fosse il più mitizzata possibile: da qui il largo uso di un punto di vista fiabesco, spesso fanciullesco, una scrittura più semplice, un’attenzione maggiore ai sogni e alla energia tipica di un ragazzo ancora immaturo, che però si trova a dover affrontare di colpo la propria vita. La sua scrittura si rivitalizza e diventa particolarmente efficace nei brani per lui forse più appassionati: le descrizioni naturali e le emozioni di Geshwa, in modo particolare quando muore la madre.

L’Anonimo Grodestiano sembra uno scrittore più istituzionale. Il suo intento è quello di inserire Geshwa all’interno della vita del Regno di Grodestà, delle sue tradizioni e, per l’appunto, delle sue istituzioni, senza dimenticare e tralasciare le caratteristiche che gli permisero di farsi strada all’interno di un Esercito Reale ormai in decadenza: l’intelligenza e la furbizia, condite da un pizzico di fortuna. L’Anonimo Grodestiano si permette di giocare e scherzare, ha un gusto particolare per la descrizione delle creature magiche, delle quali ha riempito i due libri a lui riferiti (La faida dei Logontras e La battaglia di Passo Keleb) e sembra molto interessato per la maturazione di Geshwa in quanto uomo, anzi, direi di più: in quanto maschio che si riscopre sempre di più privato di un padre.

L’Oscuro Tearca è una voce tutta intrisa di spiritualità. Leggendo il suo volume si comprende come il suo intento fosse quello di gettare un primo ponte tra la Storia che riguarda Geshwa Olers e la spiritualità. Per farlo, sceglie di concentrare la sua attenzione sul personaggio che più di ogni altro gli permette di fornire i suoi taglienti (e impliciti) giudizi sulla magia, Nargolìan Asergnac, fraterno amico di Geshwa. In effetti l’Oscuro Tearca, che ha una scrittura veloce, priva di orpelli, spesso molto franca ed esplicita, ci ha fornito una… Storia di Nargolìan Asergnac. L’autore è fissato con gli antichi testi sacri e ha inserito nel suo volume una moltitudine di riferimenti alla struttura della magia e alle credenze religiose di Stedon che gli altri volumi non contengono.

La Triade. Per quanto riguarda la Triade, la storia è tutta diversa. Ho già detto altre volte come la voce di questi tre scrittori sia quasi identica tra tutti gli ultimi tre volumi, eppure vi sono delle differenze che riguardano soprattutto l’obiettivo dei singoli narratori. Sebbene il loro scopo principale fosse quello di fornire il punto di vista, per così dire, divino sulla vita di Geshwa Olers, il Padre Pellegrino pose l’accento sul rapporto paterno che Geshwa assunse nei confronti dei suoi compagni, infiltrando il quinto volume (I ghiacci di Passo Ceti) di immagini di paternità che rimandassero al rapporto di Eus con gli Uomini; il Figlio Devoto scrisse un volume nel quale la preoccupazione principale fosse quella di fornire agli occhi di tutti l’evoluzioni definitiva di Geshwa Olers secondo le antiche profezie, senza mancare di mettere in luce la problematicità del protagonista nei confronti del padre scomparso. Il Rivelatore, infine…

Beh, permettetemi di non Rivelarvi nulla, al riguardo. Scoprirete il perché di quel nome leggendo il settimo volume, per evitare di fare importanti e definitivi spoiler. Nel frattempo, preparatevi a leggere il sesto, La guerra dei Gelehor.

Il 1° Maggio e il diritto di essere retribuito

Approfitto di questa giornata di festa per scrivere un post riguardante il diritto di essere pagato… per uno scrittore.

Se non lo sapete, ve lo dico io: la scrittura è uno tra i lavori più sottopagati. Viene sottopagato l’autore (spesso i diritti d’autore in Italia sono sotto la soglia considerata minima altrove, un 5% a fronte di un più giusto 8-10%, e quasi mai viene riconosciuto un anticipo – a me è successo solo con la ipercorretta Edizioni Domino per il racconto Fondamenta d’incubo) e viene sottopagato l’editore (che di un libro cartaceo si intasca solitamente una cifra simile a quella dell’autore, se va bene); viene sottopagato un traduttore (conoscendone alcuni, sono incorso nella scioccante rivelazione del lavoro da negri che spesso devono subire) e viene sottopagato un illustratore (anche qui, avendo un fratello illustratore affermato, so quanto sia difficile la strada di un illustratore e di quanto gli editori – specialmente italiani – sfruttino la loro manodopera); infine, sottopagati sono i vari professionisti della scrittura, dall’editor al correttore di bozze, dal grafico a qualunque altra figura. L’unico non sottopagato bensì sovrapagato è il distributore, secondo me il vero affarista dell’editoria, motivo per cui anche i grandi gruppi editoriali tendono ad assorbire la distribuzione all’interno del proprio processo produttivo.

Negli ultimi tempi si sta ampliando un altro canale attraverso il quale uno scrittore può essere sottopagato, quello degli ebook: l’ebook richiede meno spese di un cartaceo, motivo per cui l’autore potrebbe ricevere una percentuale di diritti che arrivi almeno al 40%. Invece, spesso si riesce a ottenere solo un 25%. Inoltre, quasi tutti gli editori – soprattutto quelli piccoli – ti dicono che ti riconosceranno la cifra solo quando l’ammontare totale dei diritti supererà una determinata soglia, che ne so, 25 o 50€. Il risultato è presto detto: non vedi mai i soldi. Al momento io sono creditore di una cifra che supera i 50€, ma che è divisa tra troppi editori, motivo per cui forse non vedrò mai quei soldi.

Forse è il caso di cambiare sistema, di diventare più furbi (con gli editori) o di affermare i propri diritti (con i lettori). Faccio un esempio (e so che ci sono anche altri blogger che proprio in questi giorni stanno affermando lo stesso principio).

Sto offrendo del tutto gratuitamente il mio romanzone fantasy, Storia di Geshwa Olers. La storia sta piacendo a parecchie migliaia di persone, che lo scaricano di continuo e che, fortunatamente, iniziano a parlarne in commenti e brevi post. Già questo è un traguardo non scontato, perché i lettori di ebook gratuiti tendono a mantenere l’anonimato; di tanto in tanto qualcuno esce allo scoperto e consegna un feedback al povero autore, che altrimenti deve trarre le proprie conclusioni da una serie aleatoria di calcoli (di solito basati sui numeri di download). Ma quel che secondo me è più significativo, è che chiedevo a chi lo leggeva di fare una donazione, di non importa quale cifra. Se il lettore apprezzava, chiedevo di fare una piccola donazione, anche una sola nella vita, per permettermi di sostenere i costi della pubblicazione gratuita. Risultato? Mai ricevuto un solo euro!

Già, perché anche gli ebook gratuiti hanno dei costi. Innanzitutto se a crearli concorrono altre professionalità, alle quali bisogna riconoscere una cifra seppur minima e spesso simbolica. Ma poi, soprattutto perché il mio lavoro di autore vale, ha dei costi: di tempo e dedizione. Lo faccio con grande passione e piacere, ma lo faccio anche con grande professonalità, non ho remore nell’affermarlo.

E la professionalità va riconosciuta anche economicamente. Che ne dite, allora, di fare anche una sola donazione nella vostra vita come segno di riconoscimento per il romanzo fantasy che sto regalando? Iniziamo a pensare che possa esserci una forma editoriale alternativa a quella tradizionale, che preveda un contatto più diretto tra autore e lettore anche sotto la forma del pagamento, e non solo sotto quella del commento positivo o negativo. Iniziamo a spenderci anche a livello di passaparola: un ebook gratuito basa la propria vita anche su questo.

Nella colonna di sinistra, da oggi in poi esisterà una casella che invita a fare donazioni sul mio conto PayPal: utilizzatelo e diffondetene la voce. Se ognuno dei lettori dei miei ebook avesse donato anche un solo euro (1€ non è una cifra enorme nemmeno in tempi di crisi, giusto?, e se vi sono piaciuti i 5 ebook che finora avete letto – come dimostrano i numeri – perché non donarlo?), adesso avrei i soldi per fare una edizione coi fiocchi di tutti e sette i volumi, comprendente anche illustrazioni, comprendente quelle benedette mappe che di tanto in tanto qualche lettore mi domanda (già, anche le mappe si pagano, all’illustratore che le disegna). Comprendente, infine, una produzione più decisa di quelle musiche che un altro professionista, questa volta della musica, cioè mio fratello Fabio Valenza, ha composto del tutto gratuitamente e che sono un ulteriore apporto al mondo di Stedon.

Insomma, ve lo chiedo in questo giorno di Festa del Lavoro: donate, donate, donate!

Il mio indirizzo mail per effettuare la donazione è throor@libero.it