La vita distante dal blog

Ultimamente sono poco presente su questo blog. La motivazione non è perché mi sono stancato di internet, anzi. Piuttosto, la spiegazione è semplice e bella: oltre a vivere, sto scrivendo. Tanto. E correggendo, tanto.

Ci sono alcuni libri in uscita, prossimamente.

A partire dalla quarta delle Sette case, Il lupo nel cielo, anche se la terza, Verso la soglia, è uscita da poco, disponibile presso tutti i rivenditori online.

Poi c’è il sesto volume di Storia di Geshwa Olers gratuita, La guerra dei Gelehor, del quale sto per iniziare la correzione. Immagino che sarà disponibile grosso modo verso fine giugno.

Infine c’è la riedizione di Il viaggio nel Masso Verde, ormai vicina (questione di un paio di settimane), primo volume del romanzo fantasy. Con l’occasione ricominceranno anche poche e sporadiche presentazioni in giro per l’Italia, ma non mancherò di segnalarvele.

Questi sono i (bei) motivi per i quali ultimamente la mia vita è distante dal blog.

Sulle recensioni / 2

recensori2Proseguo con la mia riflessione sulle recensioni, stavolta entrando più sul personale.

Quando ho fatto il Direttore Editoriale di Fantasy Planet, avevo scelto una certa politica riguardante le recensioni. Innanzitutto furono l’ultima cosa alla quale pensai. Per fare recensioni, come dicevo nel post precedente, ci vuole preparazione. Io stesso feci i miei errori, al tempo, ma su una cosa credo di averci visto giusto: mai affidare le recensioni di romanzi a degli scrittori professionisti, tanto meno a degli emergenti o a degli esordienti. Ci sono diverse controindicazioni, al riguardo, la prima delle quali è che ci si inimica la generalità di coloro verso i quali si esprime un giudizio negativo.

Non c’è animale più permaloso dello scrittore. Farlo saltare sulla sedia, come punto nel sedere da un ago, è cosa molto facile, spesso involontariamente.

Ma prima di questa controindicazione, alla sua base, si trova l’altra, più generale: uno scrittore non potrà mai essere obiettivo, per il semplice fatto che è… uno scrittore. Lo scrittore assume un punto di vista, sempre. Ha un suo modo di vedere e leggere il mondo. Il suo giudizio su un romanzo può essere (anzi, spesso lo è senza mezzi termini) tranchant, il che non vuol dire che lo ritenga l’unico giudizio possibile (anche se molte volte capita proprio così). Se uno scrittore esprime il suo punto di vista, lo fa in quanto scrive i propri romanzi in un certo modo piuttosto che in un altro. Non credete alla favola dello scrittore oggettivo. Ogni scrittore è un uomo o una donna di parte, che non vede l’ora di convincervi a vederla come lui/lei. Altrimenti fallisce nella sua missione, che è quella di raccontarvi la sua visione del mondo.

Può sembrare un tantino estremo, questo mio modo di vedere le cose. Però, pensateci: secondo voi è possibile scrivere un romanzo rimanendo estranei alle cose che si raccontano? E ogni romanzo non possiede forse una specifica visione del mondo? C’è qualcuno tra voi che crede che uno scrittore possa entrare e uscire da differenti visioni del mondo come se nulla fosse? Non confondiamo la visione del mondo dello scrittore con il punto di vista dei suoi protagonisti; sono due cose differenti!

Che uno scrittore si renda conto di questo, è per lui motivo di crescita personale. La consapevolezza è sempre un grande avvenimento: aiuta a starsene al proprio posto, ma anche a non sentirsi defraudato di qualcosa nel momento in cui dovesse leggere una critica eccessivamente negativa.

Ritorno, allora, al mio leit motiv: parlate di commenti personali, anche voi scrittori che mi leggete. Il commento è un bel modo di esprimere la propria idea. Il commento accetta un confronto ma si mostra anche con molta umiltà, con delicatezza. Non è un giudizio: è solo un parere. Rispecchia il proprio modo di vedere le cose ma senza il bisogno di farsi “maestro”, perché è al corrente della propria fallibilità, della propria parzialità, della propria particolarità.

Lasciamo che a recensire siano i critici. Tutti gli altri partecipino, ma per offrire il proprio sobrio punto di vista, please.

Sulle recensioni / 1

recensoriHo qualcosa da dire circa le recensioni dei romanzi. Nell’arco della mia carriera di scrittore ho avuto l’occasione di confrontarmi, scontrarmi e misurarmi con lettori di tutti i tipi. Il mondo della lettura è vasto nelle tipologie di fauna che esso presenta: trovi il lettore pignolo che guarda al romanzo in sé e trovi il lettore leggero che vuole divertirsi; trovi quello che pensa di essere egli stesso uno scrittore e quello che sa stare al di qua dello steccato (ebbene sì, c’è uno steccato: quello di chi sa riconoscere il proprio posto, scusate la franchezza).

Tuttavia, credo che ultimamente ci siano alcuni problemi di fondo, al riguardo.

Personalmente, non ho mai ritenuto il mio commento a una lettura – piaciuta o meno – una recensione. La recensione è un fatto tecnico, il prodotto di uno studio minimo circa la letteratura, i generi e il mondo degli scrittori. Io conosco la letteratura, conosco i generi e conosco il mondo degli scrittori. Tuttavia, mi manca un aspetto che credo sia fondamentale per poter dire che trattasi di recensione anziché di puro commento personale: la professionalità specifica. Esiste un mondo di critici letterari, quelli veri, quelli che lo fanno per professione. In quale modo potrei pensare di sostituirmi a essi?

Eppure, complici social network come aNobii, Goodreads o altri o addirittura la pura esistenza di internet, il semplice lettore (magari nemmeno troppo colto e preparato) si trasforma in critico letterario, con la prosopopea di considerarsi tale e di poter insegnare a uno scrittore come fare il suo mestiere. Si tratta di una errata focalizzazione sulle proprie capacità, di una supponenza circa il lavoro degli altri. È una automistificazione nella quale il lettore stesso risulta spesso carnefice di se stesso e degli scrittori. Per fare una critica seria e produrre una recensione adeguata ci vuole studio e professionalità. Occorre essere scrittori, sebbene in un senso diverso da quello della narrazione fittizia.

Vediamo in che modo il parere di un lettore normale può trasformarsi nella recensione di un sedicente critico:

Lettore normale – Il romanzo mi è piaciuto perché si legge che è una meraviglia, con quelle immagini vivide e i personaggi che sembrano reali. Mi ha fatto tornare in mente certe estati vissute nella mia adolescenza, e questo credo sia il merito più grande di un romanzo. L’unica cosa che non ho apprezzato è che in certi momenti la storia diventa un po’ noiosa. Ma si tratta solo di poca cosa.

Lettore auto-mistificante (sedicente critico) – Non ho ben capito dove volesse arrivare l’autore di questo che vorrebbe essere un romanzo mainstream ma che, in più di un punto, scade in ben altro genere! Lo scrittore possiede certamente l’uso della lingua e la lettura procede liscia per la maggior parte della narrazione. Riesce a rendere bene le azioni dei protagonisti attraverso lo show-don’t-tell e le descrizioni soffrono di un leggero infodump, sebbene siano per lo più adeguate. Tuttavia, in certi casi il comportamento dei personaggi è inspiegabilmente adolescenziale, mentre forse avrebbero dovuto comportarsi più da uomini, da adulti! Inoltre, in certi casi l’autore fa di tutto per tenere distante il lettore, con certi brani scritti come i romanzi dell’Ottocento, troppo descrittivi, troppo lenti. Siamo nel Duemila, signori!!! Forse alcuni si dovrebbero leggere alcuni manuali di scrittura, specie anglosassoni, prima di imbarcarsi nell’impresa della scrittura.

Ecco, credo di aver ben reso l’idea. Il mondo dei forum, dei social network e dei blogger italiani è stracolmo di simili metastasi letterarie. Chiamateli commenti, gente. COMMENTI PERSONALI!!! L’umiltà personale è sempre il miglior approccio a ogni cosa. Soprattutto, aiuta a rendersi conto di cosa si è veramente.

Credo di poter dire ancora dell’altro, ma rinvio al successivo post. Prossimamente.

Verso la soglia, 3° volume de Le sette case

Nuova uscita per i tipi di Editrice GDS. Si tratta di Verso la soglia, terzo volume della serie horror Le sette case, sette romanzi brevi leggibili anche in maniera slegata. Ecco la trama: torniamo nel passato.

“Anno 1905. Ernesto Maffei, letterato appartenente a una antica famiglia nobile, manda una richiesta di soccorso al suo amico Tommaso Zorzi. L’amico arriva tardi e trova il cadavere di Ernesto steso a terra, nel proprio ufficio. Sopra il tavolo, una cartellina con un titolo inscritto in un cartiglio: Verso la soglia. Tommaso ricorda di avergliene sentito parlare. Era una strana e misteriosa ricerca condotta talvolta a discapito della loro amicizia. La afferra e la nasconde prima di chiamare la Polizia. Quando ne studia il contenuto, al quieto calore di un caminetto nel suo Palazzo, Tommaso scopre che il defunto amico era sull’orlo della follia, ma anche a un passo da una scoperta eccezionale. Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Esiste una soglia, ed è consigliabile non oltrepassarla.”

Già in vendita su Bookrepublic.