Rock elfico, di Fabio Larcher

Copertina_Rock_Elfico_catalogo“Talento”. Che vuol dire? Per una evoluzione semantica che inizia con la parabola dei talenti nel Vangelo di Matteo, il talento è divenuto il dono di dio dato all’umanità. Di lì è divenuto ingegno, predisposizione, capacità in un campo dello scibile umano, ma rimane il concetto che si tratti di qualcosa di innato, parzialmente indipendente dalla stessa volontà di chi lo detiene. Questo è l’assunto sul quale si muove Rock Elfico, di Fabio Larcher.

Per comodità, riporto la trama del romanzo direttamente dalla pagina della casa editrice Edizioni PerSempre:

È un mattina d’inverno come tante per il sedicenne Paolo Maltesi; ma all’improvviso tutto cambia: mentre si sta preparando per andare a scuola, piomba in casa sua una stranissima ragazza, che gli “regala” una chitarra elettrica di colore blu. Si tratta di una chitarra magica, di uno strumento di potere assoluto, che cambia la realtà attraverso il suono.

Ma la chitarra porta con sé un destino terribile e il suo legittimo costruttore è un mago elfico, crudele e affascinante come una rockstar, e vorrebbe usare Paolo come mezzo per attuare i suoi piani atroci. Riuscirà il ragazzo a sottrarsi all’influenza del negromante? Può darsi, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto.

Mi piace notare come la partenza del romanzo sia molto simile a quella di Storia di Geshwa Olers (dove una sera d’inverno come tante il sedicenne Geshwa Olers si vede piombare a casa, anzi nella propria stanza, uno stranissimo essere – che scoprirà essere un folletto Ùgure – che gli regala un dono, strumento di potere: la capacità di percepire se si sta infilando in una situazione pericolosa), ma questa è con ogni probabilità la sorte delle… fiabe. Lo stesso autore mi ha rivelato essere la sua concezione delle storie come di uno sviluppo vario e differente della struttura basilare delle fiabe. Per certi versi sono d’accordo con lui.

Mi permetto di mettere in parallelo il piano del protagonista Paolo, con la sua capacità di produrre musica trascinante attraverso la chitarra blu, e quello del suo autore, Fabio Larcher, che possiede indubbiamente una ben consapevole capacità di condurre una storia dall’inizio alla fine. La domanda che però voglio pormi è: è riuscito a conferirle tutto ciò di cui ha bisogno per divenire una storia superiore? Attenzione, quanto dico da qui in avanti contiene spoiler.

Il romanzo è suddiviso in tre giornate, delle quali le prime due sono costruite molto bene, sono spiritose, veloci e non c’è un solo pezzo fuori posto. Quando si arriva alla terza, si “incappa” nel confronto con le Entità, che è secondo me il punto più interessante, di lovecraftiana atmosfera, ma anche più debole. Non tanto per l’aspetto metafisico, quanto per la modalità di rappresentare il tutto: è una discettazione filosofica impostata sul metodo del confronto, che però stride con tutto il resto, posta com’è in mezzo a un romanzo fatto d’azione. Purtroppo si nota come un blocco differente. Per questa parte filosofica, l’avrei vista bene tradotta in immagini orrorifiche… o fantastico/orrorifiche, il che vuol dire ovviamente allungare il romanzo.

Poi ci sono delle incongruenze nelle ultime pagine, o per meglio dire delle inverosimiglianze. La prima, è quando un tizio (di cui preferisco non rivelare il nome) spara a Maltesi, ferendolo così gravemente da fargli “vomitare” sangue. Uno si immagina una ferita davvero grave, uno shock fisico assolutamente non indifferente, ma quasi subito si rimette tanto bene da poter correre, senza menzionare più il problema.  La seconda incongruenza è quando i due protagonisti buoni arrivano a una sorta di navicella sferica, nella quale siedono due elfi ebeti.

In ogni caso, ed è questo il punto, non sono problemi tali da compromettere la piacevolezza del romanzo. Lo stesso autore, tra l’altro, mi ha confidato che sta lavorando a una nuova versione capace di porre riparo a queste e ad altre piccole smagliature. Infine: si può dire che si tratti di una storia superiore?

Secondo il mio modesto parere, sì. Abbraccia un tema molto delicato, quello della tentazione, risolvendolo con gusto e divertimento, capace di essere sempre leggero, ma proprio per questo motivo profondo. Alto e basso si corrispondono, in questo romanzo, il che è esattamente la caratteristica delle storie superiori.


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