Abbiamo perso la capacità di essere Italiani

Quanti sentimenti e sensazioni contrastanti, difficili da sopportare, mi trovo a vivere il giorno dopo l’assurdo (ma atteso) risultato elettorale di ieri! Quel che è uscito dalle urne è la perfetta fotografia del nostro Paese, del nostro popolo spezzato e diviso su visioni della vita radicalmente differenti. Chi vuole affidarsi alla consuetudine e chi invece vuole tentare qualcosa di completamente nuovo (e non solo per l’Italia), chi ha paura della sua ombra e chi non ha paura di nulla, nemmeno di dare l’Italia in pasto al ludibrio internazionale. La reazione più diffusa, soprattutto in internet, è l’insulto. Ma a che serve, ragazzi? Siamo davvero convinti che i social network debbano essere sfogatoi pubblici? Facciamo la differenza, almeno lì!

Il grosso problema, secondo me, è che l’Italia ha perduto la sua identità, non sa più cosa essere e chi essere perché i nostri dirigenti hanno preferito occuparsi delle proprie cose piuttosto che di quelle di tutti. Anzi, hanno scambiato le cose di tutti per cose proprie, si sono allontanati sempre di più dalla gente, la gente si è allontanata sempre più da loro, e ora non otteniamo quel cambiamento che vorremmo già dalle urne…

…ma… c’è un ma. Questo quadro che ho appena descritto non è veritiero, non può dipendere solo dai dirigenti, siano essi politici o economici: il vero problema siamo noi. Siamo noi! Abbiamo perso la capacità di essere Italiani. 

“Italiano” non è una parola per dire inciucio o interesse proprio. Italiano è, per esempio, quel che si sente nel video che unisco. Dov’è finita quella nostra capacità di fare il mondo nell’essere Italiani?

Il viaggio nel Masso Verde – nuova vita per la saga

Iniziamo bene il lunedì, con l’annuncio a distanza di qualche giorno dall’uscita della notizia sul blog dell’editore. Il romanzo Storia di Geshwa Olers trova nuova vita tra le pagine di carta messe a disposizione da Edizioni PerSempre. Si tratta di una versione riveduta e ripulita, ridefinita e definitiva. Per me è una grande notizia, perché segna un ulteriore passaggio nella vita di questo romanzo che tramite il sito online Feedbooks sta ormai raggiungendo i 12.000 download.

Lascio la parola al post tratto dal blog di Edizioni PerSempre (che, tra gli altri, pubblica Gianluigi Zuddas e Danilo Arona – quale migliore compagnia?):

Primo volumeÈ con immenso piacere che vi annunciamo il ritorno in versione cartacea di un grande ciclo fantasy, tutto italiano, e ormai famoso presso tutti i cultori della buona letteratura fantastica. Stiamo parlando della saga di Geshwa Olers, di Fabrizio Valenza. Entro la prima metà di marzo 2013, infatti, Edizioni PerSempre ripubblicherà il primo libro del ciclo, Viaggio nel Masso Verde, in una versione riveduta e corretta dall’autore. Nell’attesa vi mostriamo la copertina, la cui illustrazione è opera del grande Fabio Porfidia

La Storia di Geshwa Olers prevede uno sviluppo in sette libri più due di appendici. Narra le gesta di un eroe atipico, Geshwa Olers, un ragazzo che a sedici anni si trova proiettato nel cuore della vita pulsante del suo Regno, Grodestà, e degli intrighi che lo vogliono morto, a qualunque costo. Pare che una profezia lo riguardi fin dal giorno della sua nascita – come in ogni fantasy che si rispetti – ma nulla è come sembra. Attraverso avventure e tragedie, amicizie antiche e nuove conoscenze, Geshwa Olers si fa sempre più strada all’interno dell’esercito del suo regno, e scoprirà come il desiderio della sua morte affondi le proprie radici in un passato ormai mitico e oscuro. 

A breve vi faremo avere una sua intervista. Restate sintonizzati sul nostro blog!

Allora a metà marzo 2013 per l’uscita di Il viaggio nel Masso Verde, targato Edizioni PerSempre.

Politiche!

Facendo seguito al post di qualche giorno fa, nel quale descrivevo ironicamente la proposta editoriale… ehm, volevo dire elettorale di questo anno benedetto del Signore 2013, dichiaro ciò che voterò: Movimento 5 Stelle.

Sono impreparati a governare? C’è del populismo? Sono privi di democrazia?

A chi fa queste domande circa Grillo e il suo movimento, vorrei rivolgere esattamente le stesse questioni, dando anche la mia risposta: i vari Pdl/Pd/Udc/Monti erano preparati a governare (mi pare proprio di no, visti i risultati in cui hanno fatto precipitare l’Italia)? I vari Pdl e Pd, ma ora che siamo in fase elettorale anche Monti, non sono stati populisti? Per lo meno, quello di Grillo è populismo nel senso che le decisioni vengono prese dal popolo. I vari Pdl/Pd/Monti sono stati eroi della democrazia, giusto? L’hanno rafforzata a tal punto, che gli spazi per i diritti e l’espressione del pensiero popolare sono divenuti sempre più risicati. Tant’è vero che per riuscire a far sentire la propria voce, il popolo si è dovuto affidare a movimenti come M5S e Fare per Fermare il Declino, che ha ugualmente il mio appoggio.

Sapete che vi dico? Speriamo che Grillo e Fare stravincano, e che finalmente questa Italia diventi sì ingovernabile, ma per una volta nel senso giusto!

Il V volume di Storia di Geshwa Olers

Entro questa sera uscirà su Feedbooks il V volume di Storia di Geshwa Olers, I ghiacci di Passo Ceti.

È stato un lavoro lungo, soprattutto perché la prima versione – quella che ho dovuto sistemare – risaliva al 2000. Tredici anni di pratica della scrittura e di sviluppo della professionalità hanno fatto sì che la correzione divenisse una riscrittura: da qui i continui rinvii nel rilascio del volume, motivati, inoltre, dall’intensa attività di questi ultimi mesi, con vari contratti da onorare e che, perciò, avevano la precedenza. Dunque: scusate il ritardo.

Scrivo questo breve post per avvisare di un particolare che riguarda il presente volume e quello prossimo (La guerra dei Gelehor, per il quale non dovreste aspettare troppo tempo…), e cioè che non sono in nulla e per nulla autoconclusivi. Se i primi quattro volumi, che costituiscono la Prima Parte del romanzo, possono essere letti come a se stanti, i volumi che invece compongono la Seconda Parte sono tutti interdipendenti. Non solo, ma diverranno la chiave di lettura di tutto ciò che è accaduto nella Prima Parte. A voi scoprire in che modo.

Spero che, in ogni caso, possano garantirvi del sano (ma anche riflessivo) divertimento. A questa sera, su Feedbooks!

Politiche?

Facciamo il punto della situazione.

Vediamo un po’: un uomo basso (non in soprabito giallo, ma siamo da quelle parti) è riuscito a spedire centinaia di poveri vecchietti e gente ormai allo stremo finanziario presso i caf dei sindacati, dove hanno sperato di riuscire a riavere indietro i soldi dell’IMU; un uomo che parla ancora con parole tipo “collettivo” va in giro dicendo che vuole smacchiare qualcuno e per la rete si diffonde uno strano video in cui strana gente canta sul motivo di We Will Rock You dei Queen… “smacchialo, smacchialo”; un signore attempato che è considerato da mezzo mondo la garanzia per l’Italia ha sviluppato un potere inedito per un politico: leggere nella mente della Merkel, riuscendo a cogliere la sua eventuale infelicità per la vittoria di Bersani (mhm… mi viene in mente La zona morta di King); un uomo dell’Ottocento pelato, in barba e abiti eccentrici è riuscito a fottersi da solo con un curriculum falso (ma attualmente rimane una delle persone più credibili del nostro dibattito politico); un grillo salta di città in città ottenendo consensi da mezzo popolo dicendo che è meglio uscire dalla zona euro; un uomo con la toga ha fatto un partito per uomini togati (dimenticandosi di un certo Montesquieu, che diceva cose del tipo: “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”. Temo abbia preso alla lettera quest’ultime parole…).

Ma… dove siamo? Ah, vero, nel Paese che ha inventato la Commedia dell’Arte.

La filosofia del baule – nuovo romanzo

copertina2È arrivato su Amazon La filosofia del baule, il mio nuovo romanzo (acquistabile a 1,01 euro cliccando qui). Questa volta si tratta di un poliziesco. Ho preferito pubblicarlo in proprio perché si tratta di un esperimento. Prima di cercare un editore per questo genere, preferisco sottoporlo al parere di chi vorrà acquistarlo in formato ebook. Perciò, fatemi sapere che ne pensate.

Ecco la tramaIl 2 aprile 2012 Samuele Bertacchiani, braccio destro del sindaco di Mura, Giosuè Bonetti, viene trovato morto dentro un baule, ai piedi della Scala della Ragione, nella piazza centrale del paese. Bertacchiani, però, non è stato ucciso, ma è deceduto per quella che sembra morte naturale.
A indagare sul fatto è chiamato il commissario Pietro Girgenti, dai suoi soprannominato Commissario Filosofo. 
Le elezioni amministrative incombono, il sindaco si trova immerso in una poco chiara vicenda di stampo mafioso e i suoi principali antagonisti approfittano della sinistra atmosfera che sta avvolgendo la classe politica della tranquilla cittadina settentrionale. 
E’ chiaro, infatti, che quel baule e quel cadavere costituiscono un messaggio. 
Ma chi ne è il vero destinatario? Che cosa nasconde la politica di Mura?

Rock elfico, di Fabio Larcher

Copertina_Rock_Elfico_catalogo“Talento”. Che vuol dire? Per una evoluzione semantica che inizia con la parabola dei talenti nel Vangelo di Matteo, il talento è divenuto il dono di dio dato all’umanità. Di lì è divenuto ingegno, predisposizione, capacità in un campo dello scibile umano, ma rimane il concetto che si tratti di qualcosa di innato, parzialmente indipendente dalla stessa volontà di chi lo detiene. Questo è l’assunto sul quale si muove Rock Elfico, di Fabio Larcher.

Per comodità, riporto la trama del romanzo direttamente dalla pagina della casa editrice Edizioni PerSempre:

È un mattina d’inverno come tante per il sedicenne Paolo Maltesi; ma all’improvviso tutto cambia: mentre si sta preparando per andare a scuola, piomba in casa sua una stranissima ragazza, che gli “regala” una chitarra elettrica di colore blu. Si tratta di una chitarra magica, di uno strumento di potere assoluto, che cambia la realtà attraverso il suono.

Ma la chitarra porta con sé un destino terribile e il suo legittimo costruttore è un mago elfico, crudele e affascinante come una rockstar, e vorrebbe usare Paolo come mezzo per attuare i suoi piani atroci. Riuscirà il ragazzo a sottrarsi all’influenza del negromante? Può darsi, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto.

Mi piace notare come la partenza del romanzo sia molto simile a quella di Storia di Geshwa Olers (dove una sera d’inverno come tante il sedicenne Geshwa Olers si vede piombare a casa, anzi nella propria stanza, uno stranissimo essere – che scoprirà essere un folletto Ùgure – che gli regala un dono, strumento di potere: la capacità di percepire se si sta infilando in una situazione pericolosa), ma questa è con ogni probabilità la sorte delle… fiabe. Lo stesso autore mi ha rivelato essere la sua concezione delle storie come di uno sviluppo vario e differente della struttura basilare delle fiabe. Per certi versi sono d’accordo con lui.

Mi permetto di mettere in parallelo il piano del protagonista Paolo, con la sua capacità di produrre musica trascinante attraverso la chitarra blu, e quello del suo autore, Fabio Larcher, che possiede indubbiamente una ben consapevole capacità di condurre una storia dall’inizio alla fine. La domanda che però voglio pormi è: è riuscito a conferirle tutto ciò di cui ha bisogno per divenire una storia superiore? Attenzione, quanto dico da qui in avanti contiene spoiler.

Il romanzo è suddiviso in tre giornate, delle quali le prime due sono costruite molto bene, sono spiritose, veloci e non c’è un solo pezzo fuori posto. Quando si arriva alla terza, si “incappa” nel confronto con le Entità, che è secondo me il punto più interessante, di lovecraftiana atmosfera, ma anche più debole. Non tanto per l’aspetto metafisico, quanto per la modalità di rappresentare il tutto: è una discettazione filosofica impostata sul metodo del confronto, che però stride con tutto il resto, posta com’è in mezzo a un romanzo fatto d’azione. Purtroppo si nota come un blocco differente. Per questa parte filosofica, l’avrei vista bene tradotta in immagini orrorifiche… o fantastico/orrorifiche, il che vuol dire ovviamente allungare il romanzo.

Poi ci sono delle incongruenze nelle ultime pagine, o per meglio dire delle inverosimiglianze. La prima, è quando un tizio (di cui preferisco non rivelare il nome) spara a Maltesi, ferendolo così gravemente da fargli “vomitare” sangue. Uno si immagina una ferita davvero grave, uno shock fisico assolutamente non indifferente, ma quasi subito si rimette tanto bene da poter correre, senza menzionare più il problema.  La seconda incongruenza è quando i due protagonisti buoni arrivano a una sorta di navicella sferica, nella quale siedono due elfi ebeti.

In ogni caso, ed è questo il punto, non sono problemi tali da compromettere la piacevolezza del romanzo. Lo stesso autore, tra l’altro, mi ha confidato che sta lavorando a una nuova versione capace di porre riparo a queste e ad altre piccole smagliature. Infine: si può dire che si tratti di una storia superiore?

Secondo il mio modesto parere, sì. Abbraccia un tema molto delicato, quello della tentazione, risolvendolo con gusto e divertimento, capace di essere sempre leggero, ma proprio per questo motivo profondo. Alto e basso si corrispondono, in questo romanzo, il che è esattamente la caratteristica delle storie superiori.

La scelta di un Papa

Quanto è accaduto ieri, 11 febbraio 2013, rimarrà nella storia. La scelta di Benedetto XVI di rimettere il suo mandato a partire dal 28 febbraio ore 20.00 è un fatto di una portata eccezionale, che probabilmente sfugge ai più. È certamente difficile per un cristiano comprenderne il senso di innovazione; quando più lo sarà per chi nella Chiesa non crede e non ne condivide prospettive, principi e orizzonti, oltre che pratiche e significati?

La sua decisione ha provocato un profluvio di reazioni da parte della gente comune, che in particolare attraverso i social network si è prodigata in insulti e lancio del letame, come membri di una qualche tribù di uomini primitivi. D’altronde, non tutti gli esseri umani – a quanto sembra – si sono innalzati dalla condizione di primati. Vorrei però soffermarmi sul senso di novità e stranezza che la sua decisione ha provocato.

Devo essere sincero: quando ho visto la notizia, praticamente uno o due minuti dopo che era stata diffusa dall’ANSA, sono rimasto molto colpito. Ho percepito immediatamente essere un qualcosa di enorme, anche se non ne ho compreso subito le conseguenze. Quelle sono venute dopo, con la ragione. Il primo pensiero che ha attraversato la mia mente è stato: ora ci sarà quel cambiamento che la stessa Chiesa attende da decenni. Non so come mai, ma ho fatto due più due secondo una direttiva ancora nascosta alla mia mente, e ne ho tratto delle conclusioni che, poi, ho visto essere le stesse di buona parte dei commentatori. In questo pensiero certamente rientrano le convinzioni che mi sono andato facendo negli anni di pontificato di Benedetto XVI, ovvero di come egli sia certamente un uomo coraggioso, che non ha avuto paura di combattere la Curia Romana e le sue fazioni e non ha temuto di tentare un riavvicinamento con i fratelli cristiani separati. E questo dovrebbe essere già di per sé un motivo per elogiare questo Papa, non per criticarlo come invece hanno fatto moltissimi, spesso senza nemmeno sapere cosa stesse facendo e il significato delle sue decisioni. Ma ciò che è stato per me più determinante arriva dalle sue nette posizioni nei confronti di tematiche la cui discussione anche in seno alla Chiesa non può più essere rimandata: bioetica, morale sessuale, approccio sociale, apertura alla cultura del mondo.

La mia reazione iniziale, quel pensiero “ora ci sarà il cambiamento” deriva proprio dall’aver associato a Ratzinger i passi indietro che nell’opinione comune (e talvolta anche nella mia) la Chiesa ha fatto su questi temi, influenzando soprattutto la società italiana, la gente comune.

A ben vedere, però, il gesto di Papa Benedetto XVI non può essere ridotto a ciò che molti commentatori (stavolta meno accorti) si sono sbrigati a dire: il Papa lascia perché è stanco, perché è vecchio, perché nasconde qualcosa o perché si è accorto del fallimento. No, lettura troppo semplice e, secondo me, sbagliata.

Lasciando il soglio pontificio, lui ancora in vita, il Papa sceglie di lanciare alla Chiesa e non solo il messaggio più forte che si potesse immaginare. In buona sostanza il suo messaggio è stato: lascio perché in questi ultimi mesi mi sono venute meno le forze necessarie ad affrontare il rinnovamento di cui la Chiesa ha bisogno in conseguenza del rapido mutamento della società. Un concetto più forte di questo era difficile immaginarlo, soprattutto se pensato in rapporto all’immagine che ci eravamo abituati ad attribuire a Ratzinger. Di lui è stato detto di tutto, e forse si è trovato a concentrare su di sé gli odi spesso immotivati di molta gente. In questo modo, invece, è stato capace di dimostrare il grande amore che prova per la Chiesa. Ricordiamocelo ancora una volta: la Chiesa non sono le istituzioni; la Chiesa sono i battezzati. Questo suo gesto d’amore va a favore di tutti i cristiani.

Non solo. Questo gesto, se verrà seguito da un reale cambiamento che – stavolta sì – spetterà ai vertici affrontare, riportandosi al livello della società che ormai è corsa in avanti (come amerebbe dire King), sarà capace di influire come nessun altro su tutto l’Occidente. Forse perfino sull’umanità.

Posso sostenere questo concetto sulla base di alcuni semplici dati. Innanzitutto la considerazione nella quale sono ancora tenuti la Chiesa di Roma e il suo Vescovo. La notizia riportata dall’ANSA (e al riguardo ci sarebbe molto da dire, soprattutto in relazione alla giornalista Giovanna Chirri, una delle poche persone presenti al Concistoro in cui il Papa ha dato l’annuncio – erano in cinque – ed esempio di quali opportunità possa dare l’impegno personale nel proprio lavoro, con una formazione classica ormai considerata superata che invece le ha dato la possibilità di capire il latino dell’annuncio, e con una ostinazione a considerare il proprio lavoro come lavoro sul campo, non dietro un computer) ha fatto il giro del mondo, divenendo la prima notizia di tutti i giornali e telegiornali mondiali, nell’arco di circa 100 secondi. Viene già considerata la notizia del secolo. Inoltre, ogni volta che il Papa se ne veniva fuori con una delle sue “definizioni” considerate retrograde, il mondo intero gli si accaniva contro.

Io ho sempre saputo che quando una persona dà contro a una mia affermazione, è perché mi ritiene voce per lei significativa. Il Papa e ciò che egli esprime in quanto pastore della cristianità non ha mai smesso di essere punto di riferimento per tutti. Non solo per i cattolici. Non solo per i cristiani. Non solo per gli occidentali. Anche per il resto del mondo. Devo ricordare ciò che è accaduto ai funerali di Giovanni Paolo II? Non abbiamo visto immagini che sembravano  fantascienza? La verità è che tutti, ciascuno per il suo motivo, guarda alla Chiesa di Roma, prendendo posizione in un modo o nell’altro. C’è da chiedersi, dunque, quale potrà essere l’influsso sulla società civile di tutto il mondo di un cambiamento di posizioni o di aperture da parte della Chiesa su quelli che vengono ritenuti temi scottanti.

Solo verso sera mi sono reso conto, però, di ciò che ha provocato dentro di me questa decisione del Papa, al di là di ogni considerazione logica. Smarrimento. Disorientamento. Che cosa accadrà, adesso? Questo è ciò che mi sono domandato. Ho avuto come l’impressione che i lupi nascosti nell’oscurità sono sempre pronti ad attaccare, proprio quando la Chiesa mostra anche le sue fragilità. Certo, la debolezza è per il cristiano il momento in cui Cristo sorregge, e perciò non è possibile venir sopraffatti, ma sarei insincero se dicessi che ora sono tranquillo.

No, non lo sono. Ancora una volta il padre che presiede nella carità le chiese sorelle (cioè il Papa) è venuto meno, come già otto anni fa, e la speranza del cambiamento è grande. Questa particolare sensazione interiore si è riflettuta perfino in ciò che scrivo: alle prese con il quinto volume delle Sette case, un romanzo breve intitolato Il diavolo di Tourette, la trama, che segue le giornate di questo scorcio di calendario con Big Snow e tutto il resto, ha subito un cambiamento improvviso. Il protagonista ha colto questa sterzata improvvisa nel mondo della politica internazionale e della spiritualità con una decisione che non avevo minimamente pensato. Vita e romanzi vanno sempre di pari passo, sia per l’autore che per i suoi protagonisti.

I ghiacci di Passo Ceti – copertina provvisoria

Chiedo scusa a tutti coloro che sono ormai da due mesi in attesa dell’uscita del quinto volume di Storia di Geshwa Olers, I ghiacci di Passo Ceti, ma faccio il possibile per farlo uscire in maniera dignitosa e quanto prima. Ormai non manca molto. Credo che attorno il 20 febbraio sarà pronto. Come avevo anticipato, la copertina di Enrico Valenza arriverà più tardi. Al momento ce n’è una provvisoria, tratta da un’illustrazione che il disegnatore Fabio Porfidia mi preparò alcuni anni fa per Tir Pret, la Torre del Passato, presente all’inizio di questo volume.

Eccola.

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