Stupidario ai tempi del terremoto

Girando su Facebook – quando mai ho ripreso! – si leggono cose veramente incredibili. La gente che ha voglia di storie (e ce n’è molta, a giudicare dagli aggiornamenti di stato) farebbe bene a leggersi qualche romanzo di fantascienza, piuttosto che lanciare o appoggiare ipotesi che non hanno nulla di credibile. Il terremoto in Emilia ha scatenato una nuvola di nulla, che sta coinvolgendo davvero molta gente, e mi chiedo perché. Ho raccolto un campionario di stupidate (a mio parere, ovviamente).

1 – Il terremoto è stato provocato dalle trivellazioni per locare i depositi di gas… con frasi del tipo “ma come fanno a sapere che ci saranno nuove scosse? Forse perché le hanno provocate loro?” O_O Perfino l’aumento della accise sulle benzine, a quanto pare, erano in previsione delle scosse da provocare…

2 – Annullare la parata del 2 giugno per devolvere i soldi ai terremotati… ragazzi! Sveglia! I soldi li avevano già spesi da tempo.

3 – Annullare la visita del Papa a Milano. Ok, a ‘sto punto direi di annullare anche il prossimo Sanremo e la sagra de la Renga a Verona, così possiamo contribuire ancora di più O_o

4 – Sono stati allestiti dei campi di soccorso separati tra Italiani ed extra-comunitari.

5 – Tutta colpa del progetto Haarp. Non sapete di cosa si tratta? Leggete qui, vera fantascienza.

Passiamo a discorsi più seri (rispetto allo stupidario, intendo): Joyland, l’ultima fatica di Stephen King, uscirà negli USA in giugno 2013. Questo l’annuncio in inglese dato da Titan Books, l’editore che lo pubblicherà nella collana Hard Case Crime:

Set in a small-town North Carolina amusement park in 1973, JOYLAND tells the story of the summer in which college student Devin Jones comes to work as a carny and confronts the legacy of a vicious murder, the fate of a dying child, and the ways both will change his life forever.

Stephen King commented, “I love crime, I love mysteries, and I love ghosts. That combo made Hard Case Crime the perfect venue for this book, which is one of my favorites. I also loved the paperbacks I grew up with as a kid, and for that reason, we’re going to hold off on e-publishing this one for the time being. Joyland will be coming out in paperback, and folks who want to read it will have to buy the actual book.” 

King’s previous Hard Case Crime novel, The Colorado Kid, became a national bestseller and inspired the television series “Haven,” now going into its third season on SyFy.

La battaglia di Passo Keleb / 3

Terza anticipazione, questa volta riguarda le Appendici di Storia di Geshwa Olers.

Le narrazioni della saga non si esauriranno nel romanzo, ma si estenderanno anche a queste Appendici dove saranno presenti tre brevi racconti aggiuntivi, riguardanti…

1 – La versione integrale della fiaba del Taglialegna e la Grande Quercia, che Alina Olers, la nonna di Geshwa, racconta a suo nipote all’inizio del primo volume,

2 – Aissa Maissa, dove veniamo a conoscere che fine ha fatto la fada che tentò di uccidere Geshwa e il motivo per il quale non riuscì nel suo intento,

3 – L’anguana Seralda, che ci informa di come – talvolta – queste creature fossero a servizio della popolazione dei villaggi più nascosti, purché le si trattasse… con tutti i riguardi.

Infine, vi sarà anche la leggenda della Creazione dell’Inferno, nella quale veniamo a conoscere, tra le varie, anche tre personaggini che incontreremo in futuro, le Hosidi: Hobis, Sibis e Dibis.

Racconti che ampliano lo spettro leggendario cui Storia di Geshwa Olers fa riferimento, passando dalle leggende del Veneto e del Nord Italia a quelle del mito greco-romano.

La battaglia di Passo Keleb / 2

La seconda anticipazione riguardante La battaglia di Passo Keleb riguarda la copertina. Anche questa sarà eseguita, come già si sapeva, da Enrico Valenza, e il soggetto sarà… un rappresentante del Piccolo Popolo, fino a oggi mai rappresentato in Italia in illustrazioni o dipinti.

Ecco quanto afferma la tradizione italiana su di essi: Il Salbanello è una creatura brutta e ripugnante che, tranne in inverno quando indossa una tunica rossa logora e strappata, cammina nuda. Sono alti circa un metro, con una grande testa e con una chioma trasandata, grigia e riccia che forma un tutt’uno con la barba incolta. Hanno mani e piedi sproporzionati e deformi, il petto completamente coperto di peli e maleodorante; gli occhi, furbi e penetranti, sembrano due piccole fessure intagliate nella testa. Il Salbanello, citato nelle tradizioni popolari del Veneto e dell’Emilia, detesta parlare e scambia informazioni con i suoi simili con semplici e incomprensibili gesta delle mani. Alquanto maligno e cattivo questa creatura ipnotizza i malcapitati inducendoli a commettere atti impensabili e bizzarri.

Nella copertina farà capolino con la sua espressione maligna dai sotterranei di Passo Keleb. Non dico altro, per non rovinare la sorpresa della trama. Come? Volevate vederla? E no, bisogna aspettare che arrivi luglio.

Siamo alle solite

Il giorno dopo i ballottaggi, i soliti noti ci ripropongono le solite analisi, dimostrandosi nuovamente incapaci di riconoscere le solite colpe.

Bersani avrebbe vinto dappertutto, senza rendersi conto (o senza volersi accorgere) che spesso hanno vinto proprio quei candidati Pd che il partito aveva deciso di non appoggiare o che si erano opposti ai candidati scelti attraverso le primarie. Inoltre, lo smacchiatore di leopardi è riuscito ad affermare che la vittoria di Orlando a Palermo è praticamente vittoria del Pd. Magia!

Alfano è riuscito a sostenere che non si può dire che il Pdl abbia perso, perché dove si presentava c’è stato un fortissimo astensionismo, talmente alto da coincidere praticamente con l’elettorato del suo partito. In buona sostanza, “i nostri – che sono tanti – hanno preferito rimanersene seduti a casa”.

E di Pizzarotti, che cosa ha potuto riconoscere la Bindi, ieri sera nella trasmissione della Gruber su La7? Che ha vinto per i voti del centrodestra e che ora vuole vederlo all’opera.

Certo, tutti noi vogliamo vederli all’opera, i candidati del M5S, perfino io che li ho votati. Ma quand’è che i partiti tradizionali di questi ultimi vent’anni si renderanno conto che si stanno sciogliendo come neve al sole e che c’è una novità che si sta proponendo, cioè la partecipazione maggiore e diretta del popolo nella cosa civica?

1978 – Ossessione

OSSESSIONE

ISBN: 88-452-1598-9 (edizione Italiana)

ISBN 978-0-451-07645-8 (edizione Americana)

TramaCharlie Decker, un liceale all’ultimo anno, un giorno impugna una pistola e spara a due insegnanti. Da questo momento prende la classe in ostaggio, e inizia un lungo confronto con la polizia e con i suoi compagni. Ne nasce una sorta di terapia di gruppo, dalla quale i ragazzi ne usciranno solo a costo di rivelarsi a vicenda gli imbarazzanti segreti e l’orribile realtà d’animo che albergano nei loro cuori. Liberati dalla gabbia nella quale lo stesso Charlie si è sentito a lungo imprigionato (e nel quale vede imprigionati pure gli altri), danno pieno sfogo a ciò che fuoriesce dal loro lato oscuro.

Ossessione rientra nella categoria della suspence. Lo pseudonimo di Richard Bachman, col quale Stephen King compose sei romanzi nella fase iniziale della sua carriera di scrittore, vide la sua comparsa la prima volta sul romanzo “Rage”, da noi tradotto con Ossessione. Scritto durante l’ultimo anno della scuola superiore, King ci accompagna nella follia di uno studente e nel lato oscuro di un ragazzo disturbato. Lo pseudonimo Bachman servì proprio a questo: scoprire gli anfratti più bui dell’umano essere, fino a svelare i desideri più nascosti, le pulsioni più proibite e le paure più ancestrali, senza l’ausilio di una narrazione soprannaturale (se non in L’occhio del male e ne I vendicatori).

Charlie Decker dà di matto un mercoledì mattina, quando viene chiamato in presidenza durante una lezione di algebra, dove un’insulsa insegnante si diverte a seviziare culturalmente alcuni studenti. La quantità di pensieri eccentrici e sottilmente ossessivi (lo scoiattolo, le mutandine bianche di Sandra Cross, la parola mangiamerda) ci danno già un preannuncio della situazione: Charlie non possiede più quella che viene considerata una buona coerenza interiore.

Inoltre, ha un precedente: per poco non ha ammazzato l’insegnante di chimica e fisica. Se lui, però, si considera ammattito, è convinto che la causa di tutto sia l’ambiente nel quale vive. “Tu e mio padre e tutti i tuoi amici, tutti voi dovreste finirci insieme con me, tutti voi meritereste di finire a Greenmantle con me (un riformatorio, n.d.a.), perché ci siete dentro tutti, tutti quanti, ci siete dentro fino alle orecchie!” pensa Charlie mentre attende di parlare con il preside. Una volta entrato, chiarisce il punto della questione: si è stufato di loro, degli adulti, che non devono nemmeno cercare di capirlo. La risposta che il preside gli dà – tu sei psichicamente instabile – fa scattare tutto. Charlie si calma, prende le distanze perfino da se stesso e dice all’uomo che gli sta davanti il fatto suo.

La questione principale è la Grande Scheda Americana, lo schema col quale le autorità scolastiche vogliono imbrigliare, definire e controllare le persone. Charlie si ribella a questo stato di cose, soprattutto a causa della continua discesa di schemi dall’alto che gli sono stati imposti, dal padre, dagli amici del padre, dalla scuola, dallo psicologo, dai compagni. La sua ribellione violenta diventa l’annuncio plateale della sua libertà rispetto agli schemi nei quali lo si vorrebbe imbrigliare.

Motivazioni. Ma guardiamo alle motivazioni, razionali e non, che Charlie mette in campo.

Lo stesso protagonista spiega la perdita della sua coerenza interiore, nel corso della narrazione, con una metafora: un fungo magico che cresce nel suo subconscio e che cresce lentamente fin da quando ebbe uno spiacevole incidente con gli amici di suo padre, nel corso di una notturna. Leggiamo il testo in inglese.

And all that weirdness isn’t just going on outside. It’s in you too, right now, growing in the dark like magic mushrooms. Call it the Thing in the Cellar. Call it the Blow Lunch Factor. Call it the Loony Tunes File. I think of it as my private dinosaur, huge, slimy, and mindless, stumbling around in the stinking swamp of my subconscious, never finding a tarpit big enough to hold it (pag. 21 della versione americana).

Si può parlare, ovviamente, di un fungo velenoso! Ma qui siamo a livello della spiegazione irrazionale, quella pienamente comprensibile e accettabile solo dal protagonista. Ce n’è anche un’altra, subito dopo:

But that’s me, and I started to tell you about them, those bright college-bound students that, metaphorically speaking, walked down to the store to get milk and ended up in the middle of an armed robbery.

Ragazzi che scendono per prendere il latte e finiscono in un negozio d’armi (e noi potremmo cantare con una miscellanea da Gianni Morandi: Fatti mandare dalla mamma / a prendere il latte / non fermarti in Vietnam / a sparare ai Vietcong). Un problema sociale all’epoca decisamente già sentito!

Ma questa spiegazione fa da passaggio a quella pienamente razionale, contenuta a pagina 35 della medesima edizione americana:

“Are you nuts?” Harmon Jackson asked suddenly.

“I think I must be,” I said. “Anyone who kills anyone else is nuts, in my book.”

Chiunque uccida qualcun altro dev’essere matto. Una spiegazione logica, per l’appunto, ma che non dice nulla della reale sostanza della faccenda.

Conseguenza. La diretta conseguenza è dovuta alla reazione del preside: una volta che gli ha sbattuto in faccia la prova di ciò di cui è convinto, ovvero che Charlie sia matto da legare, il preside non reagisce, non lo insegue, non lo denuncia, non fa nulla per segnalare a tutto il mondo circostante che Charlie è un pazzo furioso. Per questo motivo il ragazzo decide di prendere la strada per la grande svolta. Prende la pistola di suo padre dall’armadietto della scuola, torna in classe, uccide l’insegnante e prende in ostaggio i suoi compagni.

Ed ecco la seconda questione che King, tramite le parole matte scritte dallo pseudonimo Bachman, cerca di dimostrare: la gente considerata normale è più folle di chi viene considerato folle. Basta solo darle la possibilità di dimostrarlo.

A ben vedere, il romanzo mette in atto lo scontro tra la razionalità adulta, e i valori che gli adulti professano, e la irrazionalità giovanile, con la speranza che le dovrebbe essere tipica. Charlie incarna molto bene il tipico ragazzo che cresce con il peso dei fallimenti degli adulti, giunti a soffocare la speranza di libertà. I loro valori, considerati ipocriti da Charlie, vengono respinti in nome della possibilità di credere ancora nel futuro. Ciò che fanno gli adulti con Charlie è esattamente mettergli delle catene, incastrandolo in un’idea preconcetta di ragazzo strano, che deve oltretutto sopportare la violenza verbale del padre e la sudditanza della madre. Il protagonista ne ha piene le tasche delle imposizioni finto-morali degli adulti e si ribella contro di esse.

Moralità e rabbia. All’interno della classe, la moralità degli adulti e il forte autocontrollo sono incarnati (una volta che Mrs. Underwood giace morta ai piedi della cattedra) dal compagno Ted Jones, dal quale poco alla volta tutti gli altri ragazzi prendono le distanze. La psicologia fallita di fronte all’irrazionale, invece, è impersonata dal dottore Don Grace. Al termine di una conversazione all’interfono con Charlie, durante la quale cerca di convincerlo a deporre l’arma e di ammansirlo, il dottore risulta sconfitto e Charlie lo vede allontanarsi dalla scuola con l’aria d’un uomo anziano che, al termine della sua vita, non è riuscito a far trionfare la ragione. Il ragazzo gode di quella vista.

Dalla lettura complessiva del romanzo si comprende come le azioni di Charlie, dettate dalla rabbia (che dà anche il titolo alla versione originale, banalmente modificata in italiano), provengano direttamente dal modo di comportarsi del padre, violento e ipocrita. Tuttavia, ne costituiscono la reazione, laddove il comportamento che i suoi compagni assumono all’interno della classe, durante le quattro ore in cui divengono suoi ostaggi, non fa altro che dimostrare che essi sono i degni successori della generazione adulta. L’ipocrisia viene smascherata poco alla volta e la rabbia che alberga anche negli altri ragazzi si sfoga di colpo contro l’unico che riesce a mantenere il proprio autocontrollo, Ted Jones. In questo modo, ragazzi all’apparenza normale e sana vengono smascherati, dimostrando che sono già divenuti conformi alle copie adulte.

Pur se si tratta di una prova letteraria sempre di alto livello, con una fine indagine delle dinamiche psicologiche di quella che può essere considerata la fase ultima della post-adolescenza, Ossessione non appare del tutto convincente. Le conclusioni alle quali il protagonista giunge non risaltano mai del tutto evidenti, e al termine del romanzo non è ben chiaro se le sue intenzioni abbiano ottenuto un risultato utile per il futuro di Charlie o se la sua azione di ribellione violenta sia stata solo l’ennesima controprova che, dalla gabbia nella quale è stato infilato a forza, Charlie non può liberarsi.

Nota sul prezzo: essendo fuori produzione da un bel po’ di tempo, questa versione della traduzione italiana di Rage, che porta ISBN 8845215989, è da collezione. La si può trovare con una valutazione oscillante tra i 40 e gli 80 euro.

Terremoto

E stanotte il diavolo ha passeggiato in Pianura. Dico, possibile che succeda quasi sempre di notte? Uno non sa che fare, si ritrova a ballare nel suo letto mentre sente che gli oggetti prendono voce e pensa che potrebbe durare ancora a lungo. La scossa sarà forte o si risolverà in breve? Aumenterà di intensità, e se lo farà, riuscirai a far sì che i tuoi genitori anziani riescano a raggiungere il piano terra dal sesto, tra ascensori da non sfiorare nemmeno con un piede e scale ancora più insicure?

Insomma, non sono bei momenti, soprattutto se durano da un anno. Il mio pensiero è andato a tutti gli amici dell’Emilia, tra i quali ci sono molti scrittori che stimo.

Le fasi del fantasy italiano

Da qualche giorno è uscito il mio primo articolo in qualità di giornalista partecipativo sul sito AgoraVox, uno dei più importanti siti italiani ed europei di questa nuova forma di giornalismo, che prevede la partecipazione di chi giornalista professionale non è.

Si intitola Le 3 fasi (forse 4) del fantasy italiano, e tenta di sistematizzare un’evoluzione di questo genere che, nel nostro Paese, esiste ormai da quarant’anni. Mi piacerebbe che lo leggeste e che mi diceste cosa ne pensate.

Il mio obiettivo, alla lunga, sarebbe quello di sistematizzare una riflessione sulla produzione fantastica nostrana, in modo da offrire strumenti di riflessione per scrittori e lettori.