Già disponibile Il viaggio nel Masso Verde

FeedbooksIl primo volume di Storia di Geshwa Olers, Il viaggio nel Masso Verde, è già disponibile per il download. Rispetto a quanto avevo pensato, ho dovuto modificare alcune cose. I libri saranno scaricabili sempre cliccando sui bottoni del sito in flash, ma il click rimanderà alla pagina del sito Feedbooks, che ha permesso la realizzazione degli ebook nei formati ePub, Kindle e PDF. In questo modo avrò sott’occhio il numero di download e delle statistiche fornite dal sito.

Ho dovuto anticipare i tempi a causa di un black-out di internet che avvolge casa mia, spingendomi a utilizzare un computer altrui, con il risultato di un tempestivo ostacolo ironicamente in linea con la fortuna editoriale del romanzo.

Non vi rimane, perciò, che cliccare sul sito di Geshwa Olers o, in alternativa, direttamente a questo link: http://www.feedbooks.com/userbook/22293/il-viaggio-nel-masso-verde

E buona lettura!

Horror, dove sei? – parte seconda

bigsur3_levin_rosemarysbaby_cover1Per esempio, si trova nel bellissimo romanzo di Ira Levin, Rosemary’s Baby. Ho letto in giro per la rete che qualcuno ne fa, tutto sommato, una lettura confortante. In fin dei conti, la madre Rosemary, tanto ingenua per gran parte del romanzo da credere e giustificare fino in fondo l’operato dei vicini – che pure le avevano fatto venire dei dubbi, con quei canti stonati guidati da uno zufolo che provenivano da di là del muro – e da non prendere a ceffoni un marito sempre troppo distante e distaccato, al termine del romanzo non decide di prendersi cura del bambino, pur essendo figlio di Satana? Tutto sommato, vuole salvare la sua parte umana, no, o quel poco che ne rimane?

Ecco, è qui che ci trovo la confusione. Il romanzo di Levin non è per nulla confortante, non può esserlo in alcun modo. Anzi, proprio la decisione di Rosemary di tenere il bambino, e di tenerlo vivo, ha a che fare con ciò che costituisce il lato di più aperta denuncia del romanzo: basta trovare le giuste motivazioni, e siamo in grado di accettare qualunque cosa. Perciò passi che i vicini fanno parte di una setta che prepara l’arrivo dell’Anticristo (sembrava gente così per bene, in fin dei conti…), passi che il marito sia sempre più assente (è il suo lavoro che lo tiene tanto occupato), passi che il figlio sia brutto come può esserlo l’incrocio tra un essere umano e una lucertola o giù di lì: in fin dei conti, ha ancora metà parte umana. La si può salvare.

No, signori miei: l’horror va preso per ciò che è. A volte nulla si può salvare, e Rosemary doveva schiantare il bambino sulla strada gettandolo giù dalla finestra del settimo piano, come le era venuto il desiderio di fare in un attimo di sano istinto, questo sì veramente umano. Perché Satana quando prende, prende tutto e non si può scendere a patti. Ecco dove sta l’horror denunciato da questo romanzo: la nostra società è tale da farci passare qualunque cosa. Tutto va bene se si maschera, talvolta, da umanità.

Horror, dove sei?

giobbeL’horror fa male. E non nel senso che viene comunemente pensato da chi ne vorrebbe impedire la lettura, dicendo che “quelle schifezze corrompono la mente, se non addirittura l’anima” o che “mi fa troppo paura, e non riesco più a chiudere occhio, perché poi mi immagino di tutto, nel buio”. L’horror fa male quanto ai personaggi che lo popolano, spesso mostri, ma ancora di più, gente comune.

L’horror è la narrativa sul male presente e inspiegabile, sul vero mostro cattivo fino in fondo, sull’armonia che viene distrutta e senza rimedio. L’horror è la storia dell’uomo che diventa la negazione di se stesso, e non a fin di bene. L’horror graffia, picchia, pugnala e sconvolge. Ti fa venire la nausea e non per ciò che ti mostra (a volte anche per quello, ed è giusto che sia così), ma per quello che ti fa immaginare. Perché il vero horror è dentro di noi, e la parola del romanzo o del racconto non deve far altro che evocarlo, dargli la scossa vitale e renderlo un personaggio oscuro che si aggira nei meandri della nostra mente.

L’horror è necessario, perché come dice King, mostra qual è il limite nella vita di ognuno di noi. Togliete l’horror dall’horror, e vengono fuori vampirelli, streghette, mannari ammaestrati, zombie che amano la società, angeli buoni che diventano cattivi e angeli cattivi che si redimono, e chi più ne ha più ne metta. Questo è il veramente deprecabile horror: un genere che non è più se stesso ma che continua a venire sventrato e stuprato da chi scrive fantasy (di bassa lega) utilizzando il materiale horror. Leggete a tal riguardo la bella riflessione di Baccalario su La Repubblica del 23 agosto.

Vogliamo smetterla? Riportiamo l’horror a essere se stesso? Qualcuno sta già cominciando, e in Italia ce n’è più che mai bisogno!

Il viaggio nel Masso Verde – cosa cambia

È arrivato il momento di spiegare cosa ci sarà di diverso nel primo volume di Storia di Geshwa Olers rispetto all’edizione pubblicata da L’Età dell’Acquario nel 2007. Innanzitutto, la copertina. Che è questa. L’illustrazione rappresenta Tir Demàr, la Torre del Pianto, scena dello scontro tra i Maghi del capitolo iniziale. È opera di Fabio Porfidia. Il logo, come ormai sapete, è di Maddalena Gemma (autrice anche della copertina dell’horror Commento d’autore).

Poi, veniamo alla sostanza:

– ho eliminato le ingenuità del testo, soprattutto relative all’atteggiamento di Geshwa nei confronti della fiaba che la nonna gli racconta all’inizio. L’ho definitivamente reso un ragazzo di sedici anni che da solo si rende conto di attardarsi ancora in abitudini da lasciarsi alle spalle;

– ho anticipato l’entrata in scena dei folletti (la loro prima apparizione era prevista per il quarto volume). Senza anticiparvi troppo, vi dico solo che si chiama Harang e che fa parte del Regno degli Ùguri (rimaneggiamento dei folletti U’augurie della tradizione barese) e che assolverà a un importante compito, sia narrativo che… strutturale;

– ho reso più consapevole anche Nargolìan, soprattutto per ciò che concerne il suo desiderio di avvicinarsi alla magia.

NON ho eseguito un rimaneggiamento strutturale, dal momento che ho voluto preservare quella caratteristica di romanzo aperto, in cui non tutto viene spiegato, che così tante antipatie e incomprensioni si è attirata. Storia di Geshwa Olers è e rimarrà un romanzo in cui non tutto verrà spiegato. Certo, ho fatto un passo avanti verso un chiarimento di certi eventi già in questo volume (come nella scena con gli gnomi), ma non ho intenzione di spiegare tutto. Né ora né mai.

– Infine, il sito è pronto: si tratta di www.geshwaolers.com, che rimanda a un sito in flash pubblicato tramite Wix.com, raggiungibile con un clic sul logo di Storia di Geshwa Olers. Ho optato in questo modo per evitare l’inutile spesa di pagare un programmatore, riservando i soldi per editing e poco altro.

Tutti pronti per il primo settembre? Il libro sarà scaricabile in formato ePub, Kindle e Pdf. Seguirà l’iPad, non appena avrò terminato di testarlo.

Lo scrittore

No title - De DominicisQualche tempo fa è nata una discussione sullo scrittore pubblicitario di se stesso, in merito alla quale io stesso volli precisare alcune cose (che potete rileggere qui). Di giorno in giorno, poi, la riflessione è proseguita nel segreto della mia scatola cranica e non posso non aggiungere altre cose. Cioè queste:

libero di fare ciò che vuole, come sosteneva Gino De Dominicis. In fin dei conti, nella mia concezione lo scrittore ha ancora la S maiuscola e perciò la condizione ideale per scrivere è quella che lo lascia totalmente libero. Ogni tanto sento dire: vorrei poter scrivere quando voglio io oppure vorrei avere più tempo per scrivere. Il problema non è questo! Il vero problema è capire che noi siamo padroni del nostro approccio alla scrittura, per tutto ciò che la concerne;

la S maiuscola non riguarda il ritenersi superiore agli altri, o per lo meno non in maniera diretta. Ha a che fare, piuttosto, con lo status d’arte cui la scrittura dovrebbe assurgere;

il momento più importante della scrittura non è la pubblicazione. Le discussioni puntuali sul mondo dell’editoria (talvolta necessitate dal nostro ristretto e malato panorama editoriale) non riguardano lo scrittore, bensì il mercato. Per capire un po’ meglio cosa intendo dire, pensate alla poesia: l’Italia è uno dei pochi Paesi in cui la poesia non viene praticamente considerata, editorialmente parlando. Come se non esistesse, mentre in Paesi che stanno vivendo una profonda crisi economica, come la Grecia (e non per una dipendenza necessaria di uno dei due concetti dall’altro), la poesia negli ultimi decenni ha conosciuto una fioritura quasi senza precedenti. Se volessimo pensare alla poesia italiana da un punto di vista editoriale, dovremmo dire che è morta. Voi ve la sentite di decretare un simile giudizio? Io no, anche perché la poesia è il medium comunicativo anti-mercato per eccellenza. I poeti esistono, e il loro linguaggio scopre la realtà in ogni singolo verso della loro arte. La poesia è la dimostrazione per eccellenza di come il momento della creazione sia quello più importante. L’attimo in cui lo scrittore vive il raptus della parola da mettere su carta è quello fondamentale. Tutto il resto è un di più. Ciò che poi viene dopo la stesura definitiva è, normalmente, la parte più deprimente e meno artistica;

– in fin dei conti, lo scrittore può anche essere un personaggio, il che non ha nulla a che fare con la pubblicità di se stessi. Sono gli scritti dell’autore a dover parlare, ma di certo non si potrà impedire (e sarebbe ingiusto farlo) che lo scrittore sia l’incarnazione di ciò che il suo verbo esclama. In un modo o nell’altro.

Se il romanzo è dotato di piume

Ho una storia nel cassetto, già scritta, dall’inizio alla fine. Mi ci sono voluti quattro mesi per completarla e ora necessita di una revisione robusta, soprattutto in alcune parti. Piccolo problema: di mezzo ci son le piume, per così dire. Già, dentro c’è un angelo. Dove sta il problema, direte voi?

Il problema sta nel fatto che il fantomatico mercato fantastico italiano è zeppo di angeli di tutti i tipi e non voglio che la mia storia si perda nella melma dilagante. Già è difficile piazzare un romanzo in maniera dignitosa, se poi ci si mette di mezzo anche il Grande Zuccherificio Piuma & Bitumi Vari, il rischio che si corre è molto grosso.

In quel romanzo parlo di dolore maschile e morte, di assenza/presenza femminile e del sacro che irrompe nella monotonia quotidiana. La speranza è quella di trovare un allevatore che tratti bene il mio cucciolo e lo faccia crescere (non parlo dell’angelo, che anzi ha un che di bastardo…).

Ho osato proferire la parola “speranza”? D’accordo, ritorno in me e il romanzo ritorna nel cassetto. Darò la precedenza a un’altra storia: sempre sofferenza maschile, sempre dolore e quasi morte. Anche soprannaturale, sì, seppur un solo accenno. Per lo meno, però, non ci sono angeli.

Se lo… scienzista ci mette lo zampino

Su L’Espresso di questa settimana leggo un intervento di Piergiorgio Odifreddi relativo alla…

Scienza? Matematica? Logica?

No, nulla di tutto questo. Alla Cultura. E non alla Cultura intesa in senso generico, ma in merito a un dibattito tra Umberto Eco ed Eugenio Scalfari. Dico: tra ECO e SCALFARI spunta Odifreddi. Di cosa tratta il dibattito? Del senso di realtà del mondo contemporaneo e del rapporto tra finzione narrativa e realtà. Odifreddi dice la sua e, ancora una volta, la fa fuori dal vasino. Riporto alcune frasi:

Se mi permetto, da scienziato, di intromettermi nel dibattito come “terzo fra cotanto senno”, è solo perché mi sembra che sia Eco che Scalfari, da umanisti, tendano a sottovalutare l’effetto deleterio che dosi massicce di finzioni finiscono per avere sul principio di realtà.

E già qui… rimango silenziosamente allibito. Ma andiamo avanti (tralasciando l’ormai sua trita e ritrita ripetizione che cattivona l’ora di religione a scuola!):

In quelle stesse scuole, verranno anche sistematicamente impartiti insegnamenti letterari e filosofici dello stesso genere, dagli dèi omerici dell’Iliade e dell’Odissea, alla schizofrenica voce del daimon socratico, ai regni dell’aldilà della Commedia dantesca, ai deliri idealisti di Hegel e Croce, al motto nietzschiano che «non ci sono fatti, solo interpretazioni».

Avete capito bene? Inizio a domandarmi perché il suo intervento sia stato pubblicato nella sezione “Cultura” della rivista… Continuiamo!

Questo mercato è sostenuto da un battage di recensioni, interventi, dibattiti e interviste che satura le terze pagine della carta stampata e della televisione.

A questo punto non so davvero che reazione avere, se non quella di iniziare a pensare che – forse – ‘sto tizio ha qualche problema, e non solo di coerenza logica (strafalcioni logici e di metodo disseminano i suoi cosiddetti testi saggistici sul Cristianesimo).

Veniamo alle sue conclusioni. Tenetevi forte.

Il primo risultato di questa manovra a tenaglia è una società che non vive della e nella realtà, appunto, ma è immersa nella finzione generalizzata. C’è forse da stupirsi se, ormai assuefatta alle storie dei cantastorie, quella società finisca poi col diventare facile preda dei contastorie, politici o religiosi che siano? I quali, in fondo, perseguono i propri fini con gli stessi mezzi, spesso raccontando addirittura le stesse storie.

Il secondo risultato è una società che non conosce la realtà e se ne disinteressa. Oggi qualunque scrittore o attore da quattro soldi, per non parlare di uno da milioni, riceve più attenzione ed esposizione di qualunque premio Nobel. E le contingenti e superficiali invenzioni del primo sommergono le necessarie e profonde scoperte del secondo. Bisognerebbe fruire dei romanzi, dei film e della tv cum grano salis.

Terminata la lettura dell’articolo (e dopo aver letto alcuni suoi cosiddetti saggi) mi chiedo perché perseverino a pubblicare simili minchiate. Scusate il francesismo.

Alcune news

Vorrei parlare della lettura di Wunderkind – Una lucida moneta d’argento, di GL D’Andrea, ma rimando a un post successivo. Dico solo che finalmente ho trovato la pietra di paragone per farmi un’idea qualitativa del fantasy italiano. Il suo Wunderkind rivela il migliore scrittore fantastico.

Vorrei parlare della situazione italiana e dell’incapacità del Governo e dei politici di rendersi conto che la gente non ce la fa più, e che se non aprono gli occhi ciò che sta accadendo in Grecia, Spagna e Inghilterra accadrà anche qui, ma forse con un tantino di cattiveria in più. Però non lo faccio perché sarebbe troppo lungo e al momento ho troppo da fare.

Vi segnalo una citazione di una pagina di Commento d’autore (nella quale il protagonista Cesare Ombroso inizia a camminare su una strada alternativa) fatta dal blog Al peggio non c’è mai fine per parlare di una nuova versione di Pinocchio. Grazie Iri.

Infine vi rimando alla pagina home del mio sito. Un piccolo passo in più verso la versione 2011 de Il viaggio nel Masso Verde. A tal riguardo non mancheranno le anticipazioni per scoprire in che modo questo romanzo sarà diverso dalla precedente versione.