Workshop passione mia!

Sì, non posso che dirmi soddisfatto della due giorni (10 ore totali) dedicata all’approfondimento della fiaba: la storia, la struttura, le caratteristiche e le prove pratiche. Passione, vera passione, resa possibile dagli ottimi partecipanti. Perciò, grazie a tutti voi. Eccovi giusto due foto.

Da sinistra a destra: Riccardo, Andrea, il sottoscritto, Stefania, Eleonora e Luigi.

Pausa caffè

Struttura del Workshop sulla fiaba

Domani inizia il workshop sulla scrittura per fiabe all’interno dell’Art Pollution Fest. Le iscrizioni sono ancora aperte. Per chi non fa in tempo oggi, sarà possibile iscriversi direttamente prima dell’inizio del workshop, al Parco Balladoro, cioè dove si svolgerà il festival.

Questa la struttura del corso:

0. Introduzione generale e invito alla stesura di una trama.

  1. Breve introduzione storica alla fiaba.
  2. Caratteristiche formali e strutturali della fiaba.
    1. Forma
    2. Struttura
    3. Analisi della fiaba “La Gatta Cenerentola” di G. Basile
    4. Linguaggio
  3. Fasi della scrittura.
  4. Sperimentazione.

Divenire di un’idea/1

Inizialmente il primo e il quinto volume di Storia di Geshwa Olers erano uniti. Il viaggio nel Masso Verde ne costituiva la prima parte e I ghiacci di Passo Ceti la seconda. Ecco alcuni dei primi appunti sulla trama. Ovviamente ho tolto gli spoiler ma ho lasciato i riferimenti a passi che sono stati eliminati.

8 gennaio 2001

Al centro del romanzo potrebbe esserci una corte, con un re, il re di Grodestà […] e un capo-comico di una compagnia teatrale giunta a corte. Il capo-comico sarebbe un golem creato dalle forze delle Terre del Concordato, che ripercorre il mito di Mannanan, il signore celtico dell’illusione, il quale si presenta travestito da buffone al re AODH DUBH O’DONNEL. Oltre alla spada stringe nelle mani 3 lance annerite di agrifoglio.

p.s.: le porte della reggia sono in agrifoglio –> protezione.

10 gennaio 2001

Quando Ges va nella casa di sua zia, trova lì una compagnia di saltimbanchi e fa amicizia con un arciere. L’arciere è una persona profonda –> è il golem, che […]. La compagnia è quella che va alla corte. CAPOCOMICO (GOLEM): TAR HÅN tar hen

– Ges va col padre a casa di Nar.

– Ges va col padre da sua zia a chiedere ospitalità. Quando tornano trova la casa distrutta e sua madre e la nonna morte.
– Il padre manda Ges a vivere dalla zia. Lui va da un’altra parte.

21 gennaio 2001

Quando Ges e suo padre vanno a casa della zia attraversano un bosco. Vanno su due puledri.

30 gennaio 2001

Geshwa viene indicato più di una volta come una persona in grado di fare qualcosa di eccezionale, di più che umano. Ciò che in lui è di sovrumano è la capacità di sacrificarsi, che metterà a disposizione più di una volta, e sempre in momenti clou. Ges rivela già da giovane una proprietà che sembra appartenere a un altro mondo, e ha la capacità, con la sua semplice presenza, di rimandare a qualcos’altro, come se vedendo lui si vedesse un simbolo, che rimanda a un’altra realtà.

Questo succede più volte:

– prima che Ges parta, sua madre lo guarda e gli dice che lo vede già come un ometto cresciuto, e la nonna conferma dicendo che il tempo dentro di lui corre più veloce. Anche se Ges non capisce cosa significhi.
– mentre Ges parla con Tar Hån riguardo a suo padre (che è incomprensibilmente sparito), l’arciere gli dice che è abbastanza maturo da pensare alla sua vita. Sarà per questo che Ges decide di diventare soldato.
– il locandiere che ospita Ges riconosce che ha l’aspetto di chi ha vissuto una dura guerra, anche se forse la guerra è stata più che esterna una guerra interiore.
– è Geshwa che decide e spinge Nordan e Liuval a difendere l’uomo solitario. Qui mostra ancora una volta il suo coraggio e la sua disposizione d’animo.
– Quando i tre incontrano gli uomini che gli parlano del predicatore, Geshwa ha una doppia reazione: diffidenza (che ha la meglio) e attrazione.
– […]

Le idee nascono così, come note musicali talvolta separate, che vanno a comporre un’unica melodia con l’andare del tempo.

Circa il massacro norvegese

Non posso starmene zitto, sta già partendo l’internazionale delle etichette. Cristiano integralista, estrema destra, poi salta fuori un Odino e un videogioco di troppo e si passa alle svastiche et similia. Nella sostanza, caccia all’identificazione del male.

Purtroppo, il male è inedintificabile per costituzione. Piuttosto, mi sento di dire una cosa riguardo a quella parola – “cristiano” – messa accanto all’altra – “fondamentalista”, perché cristiano è identificabile in pieno. Certo, è un utilizzo che si fa normalmente della parola, spogliandola tuttavia di qualunque contenuto possa avere, perché cristiano non potrà mai andare accompagnata a fondamentalista, così come a integralista. Cristiani fondamentalisti? Cristiani integralisti? Molto semplicemente, non sono cristiani.

Un cristiano è uno che si mette dalla parte del debole, sempre, perché soprattutto nel debole ha la possibilità di vedere Cristo (ma non solo nel debole: Cristo è in chiunque), e il debole lo è innanzitutto rispetto a ciò che è considerata la norma (concetto semplicemente nominale, inesistente nella realtà). Un cristiano è uno che cerca di dare seguito nella sua vita a ciò che Gesù ha siglato una volta per tutte: un’alleanza unilaterale. Sapete cosa significa questa altra parola? “Unilaterale”, ovvero che la decisione è stata presa solo da una parte. Cristo ama l’uomo, unilateralmente. Se l’uomo non lo fa, il suo amore non viene comunque meno. Il cristiano è colui che ama unilateralmente, senza aspettarsi che l’altro faccia lo stesso. Punto! Con quest’idea di unilateralità viene meno un altro concetto stupido, barbarico e devastante che si sta diffondendo nel nostro mondo, soprattutto occidentale e, purtroppo, tanto italiano e talvolta anche ecclesiastico: qui da noi non si aprono moschee se prima nei paesi islamici non ci fanno aprire chiese.

Stupidi! Cretini! Privi della minima comprensione di cosa sia il cristianesimo (vedete che lo scrivo con la “c” minuscola? Non per mancanza di rispetto. Tutt’altro!)! Cristo non vuole che al mondo ci siano più cristiani che musulmani o vattelapesca. Cristo vuole che al mondo ci siano più Uomini, con la U maiuscola. Esseri umani degni della loro statura, immagine e somiglianza di Dio. Il cristiano dà sempre un’ulteriore possibilità. Cristo ha detto chiaramente “perdona loro perché non sanno quello che fanno” mentre lo stavano uccidendo. Queste dovrebbero essere le parole di un cristiano qualora si veda rifiutato ciò che sembra il minimo necessario per l’umanità, ma dev’essere sempre il primo, il cristiano, a darsi da fare perché l’altro sia un Uomo a tutti gli effetti, moschee comprese, se necessarie.

Il fondamentalismo sta dilagando. La strage norvegese ci fa riflettere, giustamente. Perché mai come oggi ci rendiamo conto che il nemico è tra di noi. Attenzione, però: il nemico non è tra di noi, bensì dentro di noi, non solo a livello sociale, ma in un senso propriamente antropologico. Siamo divisi nel nostro intimo e per la fatica di trovare una conciliazione interna tra i dubbi che ci dilaniano, preferiamo diventare integralisti o fondamentalisti. A quale Paese toccherà la prossima volta?

Sul romanzo/1

Due mesi di vacanza? Quando mai: impossibile rimanere lontano dalla parola scritta e dal bisogno di comunicarla. Perciò rompo dopo solo una settimana il mio silenzio per condividere alcuni pensieri che sviluppo da tempo, relativi al romanzo e alla narrativa in generale. Mi ricollego a quanto dicevo nel post sul Ritorno alle origini in riferimento alla struttura di Storia di Geshwa Olers:

Oggi non è più il tempo del romanzo strutturato in inizio, sviluppo e conclusione. Oggi la conclusione può essere l’inizio di tutto, l’inizio può diventare la conclusione e lo sviluppo manifestare le infinite sfaccettature della vita quotidiana.

Le riflessioni che seguono sono relative a qualunque cosa stia scrivendo o abbia scritto. Mi rendo conto sempre più che fin dalla prima pagina scritta il mio atteggiamento di fondo è sempre stato lo stesso.

In due parole…
Il romanzo che tende alla rappresentazione armonica e in sé conchiusa della vita, oggi è un puro frutto della volontà, distante da ogni sensata necessità dell’uomo contemporaneo. Un prodotto artificiale per un uomo del “si”. Il romanzo dev’essere aperto, multiplo e moltiplicatore, specchio della ricchezza di un essere umano immerso nel continuo tentativo di creare un puzzle di senso compiuto, impossibile da realizzare fino in fondo.

Vacanze!

C’è bisogno di staccare per tutti. Per me, poi, non può mancare una lunga pausa di riposo (da internet). Perciò vi auguro di passare una buona estate. Noi ci risentiamo all’inizio di settembre, sia con i blog che con facebook e twitter. Allora mi permetto di ricordarvi gli impegni che mi vedranno attivo anche in estate:

– il 30 e il 31 luglio sarò all’Art Pollution Fest, presso il Parco Balladoro di Povegliano Veronese, per tenere un workshop sulla scrittura per fiabe. Ci sono ancora molti posti liberi (17), perciò se volete potete iscrivervi. Nel caso in cui i partecipanti fossero troppo pochi, il corso verrà ovviamente annullato;

– il 3 agosto sarò presso la Biblioteca comunale di San Giorgio di Mantova, dalle ore 20.30 alle 22.30, per parlare di Commento d’autore in Libri sotto le stelle!

– il 6 agosto parlerò dei miei libri presso il Montelago Celtic Festival sull’Altopiano di Colfiorito, in provincia di Macerata. Alle ore 17.00 avrò il piacere di intrattenermi con i Wu Ming e Cesare Catà, con il prezioso coordinamento di Loredana Lipperini. Se perciò vi trovate a passare da quelle parti, venite. Ne vale davvero la pena (non tanto per me, quanto per tutto ciò che il Montelago Celtic Festival è!).

A settembre, dunque!

Ritorno alle origini

In principio tutto nacque da un pensiero gratuito di ringraziamento. Sto parlando di Storia di Geshwa Olers. Quando iniziai a scriverla, nel lontano 21 novembre del 1998, non immaginavo che di lì a poco sarebbe diventata la mia storia del ringraziamento, per ciò che nell’arco di un anno da allora avrei iniziato a vivere in ambito spirituale. La mia conversione (ne ho ormai parlato molte volte, e non ritorno sull’argomento). La saga fantasy nacque come impulso del tutto naturale di rendere grazie a Chi era intervenuto nella mia vita, tirandomi fuori da una situazione divenuta insostenibile. Nel romanzo, la mia situazione personale si celava e si camuffava sotto le vicende di questo ragazzo di sedici anni, Geshwa Olers, che si trovava gettato improvvisamente in mezzo alla vita per affrontarla al meglio, sbagliando in continuazione e provocando cose più grandi di lui. Come accade sempre nella scrittura (per lo meno in quella vera, e ho la presunzione di poter dire che Storia di Geshwa Olers è vera scrittura), le vicende narrate si separano sempre di più da quelle che l’autore può aver vissuto, fino a divenire qualcosa di totalmente altro, sebbene un’ombra dell’origine continua a perdurare.

Storia di Geshwa Olers si sviluppò fino a diventare una narrazione in quattro volumi, ai quali, a partire dal 2006, se ne aggiunsero altri tre, per un totale di sette. Un numero che consciamente non vuole avere nessun significato particolare, anche se con il senno di poi potrei dire che nella numerologia ebraica il sette è simbolo di pienezza. Ma queste sono altre considerazioni. L’aspetto più appariscente, tuttavia, di questa saga è determinato dalla peculiarità narrativa. Lo sapevo fin dall’inizio; fin da quando iniziai ad autopubblicare il primo volume lo dissi molto chiaramente: la Storia sarebbe stata di difficile collocazione editoriale per via delle sue peculiarità. Permettetemi di ripeterne alcune.

Via mediterranea – Basata totalmente su leggende italiche e mediterranee, Storia di Geshwa Olers doveva superare questo primo scoglio, dovuto all’impreparazione dei lettori italiani all’utilizzo di mitologia nostrana. Il problema oggi non esiste più, perché la via mediterranea o italica si è diffusa parecchio.

Dio – La presenza dell’elemento cristiano all’interno del romanzo (anche se in forma particolarmente celata e non esplicita) avrebbe sollevato le obiezioni di molti (come in effetti è accaduto). Tuttavia, questo è uno degli elementi che misi da parte, prendendo a viaggiare su una via distorta (come direbbe il C. S. Lewis di Lontano dal pianeta silenzioso), e il cristianesimo interno alla Storia divenne il fulcro su cui far leva per una prima diffusione della saga.

Struttura – Questo è l’aspetto più complesso, probabilmente il più difficile da capire. Storia di Geshwa Olers esula dal classico romanzo, come esula dal classico fantasy. Le apparenze ingannano, e in questo caso devo dire che molti sono stati ingannati (o si sono lasciati ingannare). La saga è un collage di scritti di vario genere, legati a differenti autori immaginari. Non solo i sei autori ai quali sono attribuiti i sette volumi (come specificato nella prefazione del secondo volume, La faida dei Logontras), ma un’infinità di altri autori, di volta in volta semplici testimoni di fatti, studiosi di testi antichi, soldati e via dicendo, concorrendo a comporre un romanzo che travalica la struttura classica. Per dirne una, il terzo volume è formato da tre parti, la prima delle quali è un saggio dell’Oscuro Tearca sull’origine dell’Inferno, la seconda parte è la vicenda narrata del cammino di Nargolìan Asergnac per opera di un anonimo, e la terza parte il testo integrale della Profezia della Voce Alta, risalente a quattromila anni prima le vicende di Geshwa Olers, ma nei cui versi il destino del ragazzo sembra trovare un preannunciato compimento. Perciò tre autori per un solo volume. Sottolineo questo aspetto perché chi si aspetta di leggere un romanzo classico rimane facilmente deluso. Molti dicono ormai da tempo che il romanzo è morto. Io dico che invece è vivo e vegeto, sebbene in grande trasformazione. Oggi non è più il tempo del romanzo strutturato in inizio, sviluppo e conclusione. Oggi la conclusione può essere l’inizio di tutto, l’inizio può diventare la conclusione e lo sviluppo manifestare le infinite sfaccettature della vita quotidiana (basti pensare alla saga della Torre Nera, di Stephen King, il più bel fantasy contemporaneo).

Con questi presupposti non è difficile capire come un editore che voglia investire su una siffatta saga debba avere non solo coraggio, ma anche una buona dose di incoscienza. I primi volumi della Storia sono stati graziati di ben due editori, uno più motivato dell’altro. In maniera particolare Edizioni Domino ha sposato fin da subito la causa del romanzo, dedicandosi per una presentazione al meglio dei singoli volumi. Tuttavia, non posso esimermi dal fare alcune considerazioni, che mi hanno portato a prendere una decisione direi fondamentale, per lo meno per il sottoscritto.

Il mercato editoriale italiano è molto particolare, forse strano. Parte del mercato editoriale sono i lettori, che oggi come oggi non prediligono il fantasy cosiddetto classico (sebbene abbia già specificato che Storia di Geshwa Olers non è un fantasy classico, pur assomigliandovi sotto certi aspetti). Il fantasy italiano non ha ancora conquistato l’autonomia. Non è ancora capace di imporre i propri meccanismi internamente al proprio territorio, e va ancora a rimorchio dei successi stranieri. In una simile situazione per una casa editrice diventa davvero controproducente investire su Storia di Geshwa Olers. Sia chiaro, Edizioni Domino è disposta a pubblicare fino all’ultimo volume. Sono io che traggo, tuttavia, le mie conclusioni.

Storia di Geshwa Olers è nata per la gratuità. Questa fondamentale motivazione (come ho detto distorta strada facendo) dev’essere rimessa al centro delle mie scelte riguardanti la saga fantasy. Per questo motivo ho deciso di liberarne i diritti, con il gentile supporto favorevole di Edizioni Domino, per riproporla nella più totale gratuità, come feci all’inizio del mio cammino. Questa decisione riguarda soltanto Storia di Geshwa Olers, e solo per il tempo indispensabile a giungere al termine del settimo volume. Effettuerò un editing accurato con il supporto di professionisti e assocerò ai volumi copertine professionali, in modo da dare al romanzo l’aspetto di un prodotto editoriale con tutti i crismi, come si merita comunque. A differenza di ciò che è accaduto finora, però, renderò i singoli volumi disponibili per il download in formato ePub e Pdf, in modo che siano leggibili dagli ebook readers. Unirò all’iniziativa la possibilità di fare delle donazioni anche di piccole cifre che andranno unicamente a coprire le spese che sosterrò per conferire ai singoli volumi tutti i crismi dell’editoria professionale (spese che, a fronte di donazioni, documenterò nel dettaglio).

La decisione nasce soprattutto dalla comprensione delle difficoltà che incontra la saga a farsi accettare per ciò che è – ovvero una grande variazione sul tema – e dalla volontà di mettere nelle mani dei lettori appassionati l’intero romanzo, in modo da poter giudicare personalmente.

Per il resto tutto come prima: nell’arco di ottobre uscirà il primo volume di 7 case, La porta sbagliata, per i tipi di GDS Edizioni e non sono escluse nuove sorprese. Spero con questa iniziativa di incontrare comunque il vostro favore, come mi avete dimostrato finora. Non vi rimane che restare in attesa e darmi il tempo di preparare i primi volumi. Il viaggio nel Masso Verde, La faida dei Logontras e Il cammino di un mago vedranno (o rivedranno) la luce entro la fine di quest’anno. Preparate i vostri readers.