I vincitori

Ed eccoci alla proclamazione definitiva dei vincitori delle copie di Commento d’autore messe in palio. Un contest per il miglior booktrailer (al quale hanno partecipato, ahimè, pochini… ma buoni) e due giveaway (ai quali hanno preso parte, invece, in molti, e di questo ringrazio sentitamente, in primis Le mele del silenzio e Dusty pages in Wonderland). Perciò, ecco i nomi:

– per il miglior booktrailer, vince la sua copia di Commento d’autore Leonardo Ciavarella, e il suo video diventa il booktrailer ufficiale;
– per il giveaway di Le mele del silenzio, vince la sua copia Michela Favale;
– per il giveaway di Dusty pages in Wonderland, vince la sua copia Iolanda Pompilio.

Complimenti a tutti, ragazzi, e grazie per aver partecipato! A questo punto non mi resta che  mandare tutti gli altri in libreria, perché ormai Commento d’autore è in distribuzione, e dunque potete anche già prenotarlo. So che è possibile ordinarlo anche alle Feltrinelli, oltre che presso i MelBook Store, e nelle Mondolibri. Fatevi sotto!

Inoltre, mi permetto una piccola anticipazione. A quanto pare partirà un nuovo progetto, che mi vedrà impegnato con una serie di… 7 case. Case particolari, e tutte hanno in comune il luogo in cui si innalzano. A Verulengo. Ho detto fin troppo, per il momento!

Kreativ Blogger Award

La vita è fatta anche di gioco, e in certi periodi ce n’è maggior bisogno.

Ringrazio Esedion per aver premiato il mio blog con il Kreativ Blogger Award. Ci sono delle regole da seguire, una volta ricevuto il piccolo riconoscimento.

1) Premiare altri dieci blog.
2) Raccontare dieci cose che ancora non sapete.

Ovviamente ho dei problemi a premiare dieci blog (escludendo tra l’altro quelli che hanno già ricevuto il riconoscimento), perciò ne farò la metà (lo so, sono il solito rompino):

– il blog di Antonia Romagnoli
– il blog di Lara Manni
the Book-lover (malgrado il titolo inglese…)
el blog de Calavera
– il blog di interLitQ

E ora 10 cose poco interessanti che non sapete di me. Via con la lista!

1) Se non scrivo almeno 1000 parole al giorno non mi sento con la coscienza a posto.
2) Faccio collezione di edizioni inglesi e straniere de Lo Hobbit, di J. R. R. Tolkien.
3) Quando trovo un cd di musica che mi piace, lo ascolto nello stereo dell’auto almeno venti volte di fila.
4) Inizio ad avere i primi capelli bianchi. La barba, invece, è già stata macchiata da tempo.
5) Quando sogno, non è mai per caso.
6) In passato ho avuto molti gatti. Oggi sono circondato da quelli di polvere.
7) Prima di dormire recito sempre la Compieta.
8 ) Sulla mia scrivania giacciono penne scariche da mesi.
9) Fino a dieci anni fa facevo 120 vasche in piscina al giorno, per cinque giorni la settimana.
10) Adesso, dopo quattro anni di scrittura serrata, peso 75 chili per 175 cm. di altezza.

È un gioco, ragazzi. Fatelo anche voi.

Da La Stampa

Autopubblicarsi? Trovo, leggo e stralcio un brano da questo articolo pubblicato su La Stampa.

La storia di Amanda Hocking, invece, assomiglia più al finale romantico di una fiaba. La ragazza, 26 anni, è stata la prima ad essere sorpresa dal suo improvviso successo. Lo ha accettato in modo molto garbato nei mesi scorsi e ha sostenuto di non avere una ricetta da dare agli altri autori che si autopubblicano. Ha avuto l’opportunità della sua vita e l’ha accettata. Sicura di aver già fatto più di tanti altri in quel mondo, ha abbandonato il self-publishing ed è entrata nell’editoria tradizionale. E lo ha fatto convinta che un editore abbia ancora qualcosa da offrire (probabilmente non solo i due milioni di dollari). «I suoi fan sono rimasti scioccati dalla decisione», racconta il New York Times, «ma lei ha risposto sul suo blog che in fondo vuole solo essere una scrittrice e che non vuole impegare 40 ore a settimana per mandare mail, formattare copertine, cercare editor e fare altro che non sia scrivere».

A parte i due milioni di dollari mi è accaduta esattamente la stessa cosa. Peccato per l’esito, leggermente diverso.

L’orrore di Commento d’autore

Nel suo saggio Danse macabre, Stephen King afferma che

tutti i racconti dell’orrore si possono dividere in due gruppi: quelli in cui l’orrore deriva da una scelta libera e consapevole, scelta consapevole di fare il male, e quelli in cui l’orrore è predeterminato e arriva dall’esterno come un fulmine. Il racconto dell’orrore più classico di quest’ultimo tipo è la storia di Giobbe nel Vecchio Testamento, in cui Giobbe diventa il Grande Campo da Gioco Astrale nel Supercampionato spirituale tra Dio e Satana.

Le storie dell’orrore di tipo psicologico, quelle che esplorano il terreno del cuore umano, ruotano quasi sempre intorno all’idea della libera scelta, del «male che abbiamo dentro», se volete, il tipo di male che non abbiamo alcun diritto di smettere di rinfacciare al Padreterno (pag. 74).

Come si colloca Commento d’autore rispetto a queste due tipologie? Esattamente a metà strada. Il male che colpisce Cesare Ombroso e la sua famiglia è indubbiamente caratterizzato da una forte componente psicologica, ma è come se sopraggiungesse dall’esterno, identico a un fulmine. Per capire in che modo questo avvenga, non rimane che leggere il romanzo.

Io lo chiamo “orrore quotidiano”.

Autori per il Giappone

Vorrei segnalarvi questa iniziativa di beneficenza nei confronti della popolazione giapponese. Potete leggere gratuitamente i racconti e guardare le immagini degli illustratori che partecipano, e poi fare l’offerta che desiderate. Tra i vari racconti trovate anche il mio inedito “Chiamati a raccolta“, scritto appositamente.

Date il vostro contributo: non vi costa nulla e possiamo aiutare, anche se con poco.

Edit delle 20.10: finora oltre 1800 persone hanno visitato il sito (in una sola giornata, non ancora conclusa). Se anche il 20% di loro ha fatto un’offerta, un ottimo traguardo iniziale è già stato raggiunto!

Viva l’Italia!

Cosa accadde il 17 marzo 1861? Gli stati preunitari della penisola italiana vennero unificati ufficialmente sotto l’unica denominazione di Regno d’Italia. Per capire quale fosse la frammentazione politica del nostro Paese nei secoli precedenti all’Unità, potete consultare la pagina di Wikipedia relativa agli Antichi Stati Italiani, sufficientemente esaustiva e precisa. Da secoli si attendeva una simile unificazione, e veniva invocata la mano potente di qualcuno che potesse portare a ciò che viviamo da 150 anni.

Vittorio Emanuele I firmò con Cavour la legge che segue, con la quale non si costituì una nuova entità statale, bensì si confermò ciò che già si era creato con le battaglie risorgimentali:

«Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ecc, ecc, ecc,….il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato».

Credo fermamente che il 17 marzo debba diventare una ricorrenza annuale, un’occasione per festeggiare tutto ciò che c’è di bello in Italia e nella storia dell’Italia. Anticipa di quattro giorni la primavera, e potrebbe diventare occasione per imparare finalmente qualcosa della storia che ci precede.

Vi racconto un aneddoto molto triste. In questi giorni le scuole in cui lavoro si sono preparate in vario modo a festeggiare con i bambini e i genitori questo bellissimo evento. Tuttavia, oltre alla direttiva di esporre il Tricolore (cosa che ognuno, a mio avviso, oggi dovrebbe fare) non ci sono state altre imposizioni. Il risultato è stato che ognuno ha fatto come ha voluto. Alcuni insegnanti si sono preparati da tempo, raccontando storie del Risorgimento, visitando luoghi di Verona che hanno a che fare con quella storia, preparando dei lavori. Altri, invece, hanno criticato a fondo l’iniziativa e se ne sono distaccati, preferendo dedicarsi alla storia del Comune di Verona, o alla preparazione di un grande stemma della nostra città (e dire che lo stesso sindaco Tosi celebra l’Unità). Ecco, credo che spesso non ci si renda conto delle occasioni di approfondimento che la storia e la vita ci regala.

Perché non fare diventare il 17 marzo occasione per la riscoperta di come le realtà locali (per esempio, la storia locale di Verona) abbiano contribuito alla storia dell’Italia tutta? Anziché farla diventare un’occasione di divisione ulteriore, si potrebbe trasformare una differenza in punto di partenza per una nuova costruzione. Il 17 marzo come giorno simbolico per la costruzione della nuova Italia, strutturata sulle realtà locali, sulle storie locali, che hanno però un legame con l’intera Penisola, alla stregua di tanti figli nei confronti dell’unico padre.

Vi lascio con il link al video della bellissima canzone di Tricarico, Tre colori. Ascoltatene attentamente le parole, semplici e significative. Infine, il link al sito ufficiale per le celebrazioni dell’Unità.

Tra frase, paragrafo e capitolo. Il ritmo

Il ritmo è giocato nel passaggio tra frase, paragrafo e capitolo e nel modo in cui queste parti del discorso si strutturano tra loro. C’è chi dice che la frase sia la base del ritmo narrativo, chi la trova, invece, nel paragrafo e altri che non possono fare a meno della visione integrale del capitolo per poterlo giudicare, ascoltandone l’insieme complessivo.

È nel paragrafo, secondo me, che si trova lo snodo centrale del ritmo (in accordo con quanto sostiene Stephen King). Per essere ancora più precisi, lo snodo è individuabile nel passaggio di testimone tra un paragrafo e l’altro. Il paragrafo è composto da frasi. La prima frase, normalmente, è il fulcro della leva narrativa e quelle seguenti sono un’esplicitazione della prima. Quando si cambia argomento e il focus viene modificato, si dovrebbe cambiare paragrafo. È fondamentale che al lettore si favorisca la comprensione di ciò che si sta dicendo, e cambiare paragrafo al cambio dell’argomento è il minimo sindacale.

Tuttavia, il cambiamento è soprattutto funzionale alla forza argomentativa che si vuole conferire al pezzo. Facciamo un esempio.

(1° par.) La risposta di Roberto fu breve e immediata. Gli assestò un ceffone sulla guancia sinistra, e la testa di Enrico si spostò sotto la spinta della sua forza. Senza nemmeno osservare l’effetto che aveva suscitato in colui che aveva giudicato un buon amico, gli diede le spalle e si allontanò.
(2° par.) Enrico non ebbe il coraggio di dir nulla e restò impalato vicino al lampione, davanti a casa sua, con l’alone di luce artificiale che lo inglobava a separarlo dal resto della notte.
(3° par.) Temeva che se si fosse anche solo permesso di dar fiato a una sillaba, avrebbe ricevuto il resto.
(4° par.) Roberto si fermò a dieci metri dall’amico. Si voltò e si infilò le mani in tasca. Lo scrutò con il volto fiammeggiante, come se fosse stato lui a ricevere lo schiaffo. “Se ti azzardi a chiamarla ancora una volta, non dormirai più sonni tranquilli”.
(5° par.) Enrico rimase a guardarlo mentre si allontanava e non gli fu difficile indovinare che non l’avrebbe mai più rivisto.

Come potete vedere, il terzo paragrafo (“Temeva che se…”) è separato da quello precedente (al quale teoricamente poteva essere unito) in modo da dar risalto al suo timore.

Se ampliamo la visione d’insieme e se permettete che io dica la mia fino in fondo, il capitolo è importante ai fini del ritmo tanto quanto lo è il paragrafo, sebbene in un modo diverso. Guardando all’intero romanzo, la narrazione è il frutto di un’esposizione che avanza capitolo dopo capitolo. Via i capitoli inutili, approfondiamo efficacemente quelli che riteniamo necessari allo sviluppo della storia.

Il capitolo forma un’unità narrativa che racchiude in sé una forma “racconto” parzialmente conclusa. Inizia, si sviluppa e termina. Non vi sto incitando alla frammentazione, ma a guardare il capitolo alla stregua d’una prima macro-struttura nella quale il ritmo si compie. Se la frase e il paragrafo sono micro-strutture del ritmo, il capitolo e il romanzo sono le macro-strutture.

L’attenzione del lettore può staccarsi al termine del capitolo, quando potrà decidere di rimandare il seguito della lettura al giorno dopo o a un altro momento (sebbene l’ideale di uno scrittore non troppo cinico sarebbe di riuscire a tenerlo incollato al testo anche di capitolo in capitolo, spingendolo a rimandare la quotidianità a un’altra fase della giornata…), ma al suo interno la lettura dev’essere resa possibile in maniera continuata.

Questo è ciò che penso io, per sommi capi.

Attendendo…

Domani nuovo post della serie “Come faccio io”, dedicato al ritmo. Nell’attesa, giusto un paio di chiarimenti relativi alle modalità di partecipazione al contest “booktrailer originale per Commento d’autore”.

1) Per i titoli del trailer non si deve usare la stessa modalità che ho usato io per quello provvisorio. L’importante è che vengano usate le stesse parole.

2) Il trailer andrebbe caricato su youtube, perciò dovreste registrarvi se ancora non lo siete. Capisco che registrarvi per caricare un solo video può sembrare una perdita di tempo. In questo caso potete inviarmi il trailer, che poi lo pubblicherò su una sezione apposita del mio canale youtube. L’importante è che non superi di 10Mega di grandezza, please…

A domani.

Commento d’autore/7 – I giveaway

le mele del silenzioGiveaway, “dàllo via”. Ok, chiariamo subito che il soggetto è il libro. Il giveaway è un gioco che si fa per vincere una copia di un libro. Ci sono delle regole, e ogni sito o blog che lo mette in pratica ha le sue, ma tutte prevedono il passaggio per il blog e il lascito di un commento.

Per Commento d’autore ne sono partiti due, uno sul blog Le mele del silenzio e l’altro su Dusty pages in Wonderland. Volete partecipare anche voi e vincere una copia del romanzo horror (tra giochi e concorsi vari finora ne sono state messe in palio 6!)? Non dovete far altro che collegarvi a questi siti e seguire le regole:

le mele del silenzio (grazie ad Andrea Storti)
Dusty pages in Wonderland (grazie a Malitia).