Per migliorare lo stile – consigli sparsi

Punteggiatura.

  1. La punteggiatura dev’essere sempre legata al verbo della proposizione di riferimento.
  2. Niente trattini. Meglio le virgole.
  3. Niente puntini di sospensione, se non quando strettamente necessari.
  4. Dopo i puntini di sospensione, mai continuare con la maiuscola, se il discorso non cambia totalmente, perché vanno considerati come una virgola.

Periodi.

  1. Terminare sempre le frasi, fino a renderle certamente chiare.
  2. I dialoghi devono essere freschi e sinceri.
  3. Rispettare la continuità dei tempi verbali.
  4. Meglio evitare interiezioni quali “lì lì”, “giusto giusto”, “proprio proprio”, ecc.
  5. Se l’agente è sempre uno, meglio sfoltire i soggetti.
  6. Non caricare una frase con troppi concetti. Uno è più che sufficiente.
  7. Evitare precisazioni inutili e ovvie, per non cadere nella ridondanza della voce narrante.
  8. Cercare di staccare sempre i dialoghi dalla narrazione.

Parole.

  1. Mai utilizzare i diminutivi, se non strettamente necessari. Si corre il rischio di effemminare un uomo e gallinizzare una donna.
  2. Il riflessivo, come la forma passiva, va usato solo se strettamente necessario.
  3. Non usare termini colloquiali, se non nei dialoghi e per caratterizzare i personaggi.
  4. Evitare i possessivi, se non per chiarezza.
  5. Attenzione: “disse” ha molti sinonimi. Così pure “essere”, “fare”, “sentire”, ecc.
  6. Mai usare “col”, “colla”, “cogli”, “colle”.
  7. Usare termini precisi, anziché generici.

Ovviamente, ciò che mi sono sempre detto, le regole servono per essere disattese. Sempre con la medesima ovvietà, si possono disattendere le regole solo una volta che si è diventati maestri nelle stesse. Fino a quando non si sarà raggiunto quel livello, meglio seguire i consigli.

Palpito

Ma sì, abbandoniamoci alla poesia, una volta tanto!

Il mondo e l’universo
ripercorrono
un sentiero dentro il cuore.
Il mondo si rispecchia
nel palpito del vento
che dà vita
alla mia vita.
Continui ad essere
ragione del mio fiume interno.

La faida dei Logontras tra i più venduti

Questa notizia non può che rendermi felice. Diciamo che è un piccolo regalo di Santa Lucia (che a Verona si festeggia con dolci e regali, una sorta di anticipazione del Natale). Colibrì Distribuzione Editoriale informa che La faida dei Logontras è uno dei libri più venduti, come potete leggere in questa pagina. Risultato non solo del testo, ma anche delle capacità dell’Editore e del nuovo distributore, capace di imprimere forza alle vendite. Un plauso da parte mia.

Ne approfitto per dare qualche piccola news su il terzo volume della saga, Il cammino di un mago, e su Commento d’autore, l’horror che uscirà per i tipi di Linee Infinite.

Il cammino di un mago: la copertina di Enrico Valenza è in via di definizione. Devo dire che vedere il soggetto principale che assume forma in tre dimensioni mi ha fatto battere il cuore più velocemente. Inoltre, altro aspetto che mi rende molto fiero è che conterrà anche le tavole del bravissimo Fabio Porfidia: perciò vedrete le chimere di cui si parla (le stesse del famoso zoo di Disan del II volume…)

Commento d’autore: la copertina sarà della veronesissima Maddalena Gemma, e abbiamo deciso di puntare su una versione molto grafica e “americana”, in modo da dare una veste più… particolare a quello che sarà senza dubbio un “particolare” horror.

Scontri a Roma

Evito di parlare di politica. La faccenda, ormai, è nota a tutti e ognuno la pensa a modo suo, anche se non posso esimermi dall’esprimere il mio dolore per il Paese in cui vivo e che amo profondamente. Siamo al 150° anniversario dall’Unità d’Italia, e cosa ci ritroviamo? Un Paese in fiamme e immerso nel fango (senza alcun riferimento all’alluvione recente: parlo di fango morale).

Ne parla tutto il mondo, di ciò che è successo oggi, e che – forse – sta ancora accadendo per le vie di Roma. La CNN, la BBC, The Economist, Der Spiegel, El Paìs, Le Monde, il New York Times… tutti ad aggiornare i loro paesi sulla situazione di contrasto che da anni non si viveva con questo livello di violenza. Oltre 90 feriti, alcune vie devastate dalla bestialità dei black bloc.

Ormai non è nemmeno più questione di Berlusconi o di non-Berlusconi. Il berlusconismo stesso non è più questione di Berlusconi, perché è caratteristica che permea l’Italia e l’italiano medio. Non è neanche questione di opposizione incapace e inesistente. Il livello culturale scende a ritmi vertiginosi (l’osservatorio della scuola, ambito nel quale lavoro, è privilegiato), non si è più capaci di mediare e non si sa più da dove si proviene. Tanto meno dove si vuole andare.

Credo che la vera questione, a differenza di quanto afferma Travaglio, sia che abbiamo perso la capacità di sognare, perché ce l’hanno fatta perdere. Quando parlo di sognare penso a Martin Luther King, a Kennedy, al recente Obama. Loro erano (o sono) dei sognatori. Noi, invece, sprechiamo tempo a dire che non c’è più spazio per i sogni, perché i sogni ingannano. E intanto tutto affonda.

 

Il personaggio – 3 appunti, anzi 1

Si può descrivere un personaggio, oppure farlo vivere tramite le azioni. Per essere caratterizzanti, però, le azioni devono essere immerse nel conflitto.

CONFLITTO. È la collisione dei desideri del personaggio con la resistenza della natura, di un altro personaggio, di una realtà differente o della propria interiorità. Il modo in cui i personaggi rispondono a questo conflitto, tramite le azioni, è ciò che li caratterizza.

Il conflitto è una fase, un periodo temporale, un prolungamento. Meglio, è un’insistenza del personaggio contro la resistenza. Per fare un esempio,

INSISTENZA          <——————–>         RESISTENZA

Ges vuole sapere                                                Gli altri o il mondo lo
di più su suo padre                                            ostacolano e rimandano
linea bianca                               distanziante il soddisfacimento

Ci sono diversi tipi di conflitto:

1) conflitto statico, è uno scontro su uguale livello, che non porta a un’evoluzione del protagonista. Con un conflitto statico, il romanzo si incaglia e non porta a nulla;

2) conflitto saltellante (o drastico), passa da un livello a un altro senza mediazioni o sviluppo intermedio. Lo si ha con reazioni emotive inadeguate e rendono il testo un melodramma;

3) conflitto che cresce gradualmente, è quello che dimostra il carattere dei personaggi e rende grande il dramma. Quando il personaggio risponde a un conflitto, muta poco alla volta, dimostrando tutte le sue sfaccettature. Quando si arriva alla fase del climax, il personaggio è rivelato completamente. Il segreto per mostrare questo tipo di conflitto, è nel pensare ai protagonisti come parte di una guerra, dove c’è un attacco e un contrattacco, un attacco e un contrattacco, e così via. Quando il conflitto è interiore, se ben sviluppato rende la storia un vero e proprio dramma.

Altrimenti, anche così va bene. La linea drammatica 2

Esiste un altro modo per distribuire il materiale narrativo all’interno della storia. E’ tanto diffuso quanto il precedente ed è altrettanto efficace. Ci sono alcune variazioni, ma, se guardate bene, non è cosa troppo diversa dalla precedente.

1) Presentazione corposa del personaggio: se ne deve vedere l’aspetto, sentire l’odore, udire il parlare e capire chi è.

2) Problema iniziale. Qualcosa, comunque, che viene risolto.

3) Periodo di requie. Il personaggio vive e sembra abbia trovato la sua stabilità.

4) Poi, di colpo, quella che sembrava “stabilità” si deteriora. Nasce un conflitto.

5) Il conflitto si inasprisce, fino a mettere a repentaglio la vita del protagonista.

6) Scontro finale – climax e risoluzione del climax.

In entrambi i casi, in quello qui presentato o in quello precedente, si parte dal protagonista e si arriva a un climax, il momento più importante dell’intera storia. Il momento iniziale è il punto di partenza di tutto ciò che sappiamo sul personaggio, e quello sarà il punto di riferimento per giudicare l’evoluzione dell’intera storia. Infatti, presentazione del protagonista e climax sono strettamente legati, perché il secondo dev’essere il punto di approdo del primo. Cosa vuol dire?

Vuol dire che dalla presentazione del protagonista deve partire un’onda narrativa che, attraverso il mare piatto, l’incontro di scogli più o meno grandi e lo spezzarsi contro barriere poco naturali, si propaghi fino alla spiaggia del climax. Lungi dall’essere tranquillo come una piatta spiaggia, però, il climax dev’essere l’apice dello scontro tra il protagonista e l’antagonista, chiunque o qualunque cosa esso sia. Nel climax il protagonista si svela per come è veramente o per come si è trasformato nel corso del romanzo.

Trasformazione. Ecco una parola chiave. Uno dei pilastri fondamentali di qualunque storia è che il protagonista si evolva. Se il protagonista nel climax è identico al protagonista presentato all’inizio, vuol dire che la storia fallisce e non può pretendere di aggrapparsi alla maglia del lettore, per tirarlo con sé nella profondità abissale del mare quando vi farà ritorno, una volta risolto il climax. Da qui si capisce a cosa servano i passi intermedi.

Requie, dilemmi, crisi e inasprimenti della crisi servono a trasformare gradualmente il protagonista. Il passaggio dal protagonista iniziale al protagonista del climax non può essere immediato, pena la caduta della famosa sospensione dell’incredulità. Esso deve avvenire di grado in grado, sfruttando ogni minimo particolare della storia che, per questo motivo, diventa sensata e utile. Anche la requie serve a preparare il terreno. In questo campo è abilissimo Stephen King. Anche quando i suoi protagonisti dormono sereni nel loro letto, la storia si prepara a esplodere.

Perciò date un’occhiata al momento del climax. Il vostro protagonista è sempre uguale a se stesso? Ha le stesse caratteristiche e qualità che possedeva all’inizio della storia? Non ha sviluppato nuove doti o non ne ha persa alcuna? Allora, forse, c’è qualcosa da rivedere.

La linea drammatica della narrazione

Se ci fate caso, tutte le storie seguono un uguale andamento generale, per poi differenziarsi sulle modalità narrative e sull’approfondimento ed espansione dei singoli momenti, a seconda di ciò che si vuole porre in evidenza. E’ bene avere ben precisa la linea di sviluppo della narrazione, una linea drammatica che, per ogni tipo di scritto, deve risultare ben strutturata, onde evitare che lo scritto risulti, alla fine, insoddisfacente o mancante di qualche parte. Una sensazione che ho spesso avuto, soprattutto leggendo esordienti (ma non solo) fantasy italiani.

Vediamo i punti.

1) All’inizio c’è sempre un focus sul protagonista.

2) Successivamente si presenta il dilemma del protagonista. Inizia il conflitto.

3) Il dilemma si trasforma in crisi, che mette in discussione il protagonista stesso.

4) La crisi porta, attraverso complicazioni e l’inasprimento del conflitto, a un climax.

5) Il climax. Si tratta del momento più importante e coinvolgente di tutto lo scritto, dove il contrasto e il conflitto tra le parti giunge a compimento e dove il carattere del protagonista si mostra appieno e definitivamente.

6) Il climax si risolve. Ovvero, vengono mostrate le conseguenze del conflitto, con riguardo ai singoli personaggi della storia.

Ora, provate a rileggere la storia che avete scritto. Se riconoscete tutti questi punti vuol dire che la storia è ben distribuita (e non perché l’ho deciso io, eh! Si tratta di caratteristiche riconosciute da qualunque scuola di scrittura). Da parte mia, il passo successivo è quello di spiegare in cosa consistano questi singoli punti e come armonizzarli tra di loro, ottenendo il massimo risultato possibile. Da parte vostra, di metterli in pratica, facendo esperienza a più non posso.